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Cassazione Civile, Ordinanza n. 40930/2021 del 21/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (contribuente)

La controversia

La controversia nasce da un'istanza di rimborso IVA ex art. 38-bis del d.P.R. n. 633 del 1972 presentata da una società non residente in Italia, in relazione a operazioni del periodo d'imposta 2010. La società aveva acquistato da una società italiana beni oggetto di contratti di locazione in essere, con successiva retro-locazione dei medesimi beni alla cedente, secondo uno schema di sale and rent back. La fattura era stata emessa con IVA, regolarmente pagata e versata all'Erario. L'Agenzia delle Entrate e la CTR avevano tuttavia riqualificato l'operazione come finanziamento o mutuo esente IVA, negando il rimborso. Con il ricorso per cassazione la società ha dedotto, con il primo motivo, la violazione delle norme civilistiche sull'interpretazione dei contratti e sulla qualificazione del negozio, sostenendo che la CTR avesse erroneamente trascurato il contenuto complessivo dell'accordo, la mancanza di clausola di riscatto, la durata della retro-locazione, l'entità dei canoni e il rapporto tra prezzo, canoni e valore dei beni, nonché avesse indebitamente richiamato il tema dell'abuso del diritto; gli ulteriori motivi non risultano esaminati nel testo perché il ricorso viene definito sul primo motivo.

La decisione

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, reputando errata l'interpretazione e qualificazione del contratto compiuta dalla CTR perché non conforme ai canoni degli artt. 1362 e ss. c.c. e perché svolta senza esaminare gli elementi decisivi della fattispecie concreta. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio alla CTR dell'Abruzzo, sezione staccata di Pescara, in diversa composizione, per un nuovo esame del contratto e delle conseguenze IVA dell'operazione. Il giudice del rinvio dovrà verificare se l'operazione costituisca davvero cessione di beni imponibile IVA, con conseguente spettanza del rimborso richiesto, oppure operazione di finanziamento esente; viene inoltre precisato che, nel caso di diversa qualificazione, la restituzione dell'IVA versata dovrà essere richiesta dalla società che l'ha materialmente corrisposta all'Erario. Le spese del giudizio di legittimità sono rimesse al giudice del rinvio.

Norme richiamate

  • art. 38-bis d.P.R. n. 633 del 1972

    Richiamato quale base dell'istanza di rimborso IVA proposta dal soggetto non residente.

  • art. 10 d.P.R. n. 633 del 1972

    La CTR lo aveva richiamato per qualificare l'operazione come finanziamento esente; la Corte precisa che tale qualificazione dipende dalla corretta interpretazione del contratto.

  • art. 2 d.P.R. n. 633 del 1972

    Indicata dalla contribuente come norma che renderebbe imponibile l'operazione come cessione di beni.

  • art. 10 L. n. 212 del 2000

    Le violazioni esclusivamente tributarie non incidono sulla validità del rapporto contrattuale.

  • art. 1197 c.c.

    Richiamato nel primo motivo come norma civilistica asseritamente violata.

  • art. 1241 c.c.

    Richiamato in relazione alla diversa qualificazione dell'operazione e alla questione della compensazione.

  • art. 1252 c.c.

    Richiamato nel primo motivo come norma asseritamente violata.

  • art. 1325 n. 2 c.c.

    Richiamato nel primo motivo in tema di requisiti del contratto e causa.

  • art. 1362 c.c.

    Norma cardine dell'interpretazione contrattuale; il giudice di merito deve ricostruire la comune intenzione delle parti senza arrestarsi al solo dato letterale.

  • art. 1363 c.c.

    Impone l'esame complessivo e sistematico delle clausole contrattuali.

  • art. 1366 c.c.

    Richiamato tra i criteri interpretativi integrativi del contratto.

  • art. 1367 c.c.

    Richiamato tra i canoni interpretativi invocati dal ricorrente.

  • art. 1365 c.c.

    Richiamato quale criterio ermeneutico soggettivo da applicare prima di quelli integrativi.

  • art. 1371 c.c.

    Richiamato tra i criteri interpretativi integrativi.

  • art. 1470 c.c.

    Richiamato per la qualificazione della vendita e per distinguere la cessione di beni dal finanziamento.

  • art. 1571 c.c.

    Richiamato per la qualificazione della locazione nel contratto complesso.

  • art. 2744 c.c.

    Richiamato nel motivo per il rapporto con il divieto di patto commissorio.

  • art. 135 direttiva 2006/112/CE

    Richiamato nel motivo in tema di esenzioni IVA per operazioni finanziarie.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Parametro del motivo di ricorso per violazione di legge.

Massime di principio

  • In sede di legittimità la violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale è deducibile quando il ricorrente indichi specificamente le norme ermeneutiche asseritamente violate e spieghi in che modo il giudice di merito se ne sia discostato; non è sufficiente contrapporre una diversa lettura del contratto.
  • L'interpretazione del contratto è accertamento di fatto riservato al giudice di merito, ma la qualificazione giuridica del negozio, una volta ricostruita la fattispecie concreta, è sindacabile in cassazione per violazione di legge.
  • Nell'interpretazione del contratto il criterio letterale ha funzione di ingresso, ma non è assoluto: la comune intenzione delle parti va ricostruita mediante esame sistematico di tutte le clausole, del comportamento delle parti e della causa concreta dell'operazione.
  • La riqualificazione di un'operazione negoziale ai fini fiscali non può prescindere dall'esame degli elementi concreti del regolamento contrattuale; se il giudice di merito omette di valutare clausole decisive, durata del rapporto, presenza o assenza di riscatto, canoni e valori economici, la decisione viola i canoni ermeneutici.
  • Le considerazioni sull'abuso del diritto sono inconferenti quando la controversia riguarda non un'operazione abusiva in senso proprio, ma la corretta qualificazione di un contratto e la conseguente applicazione della disciplina tributaria ordinaria.
  • rami [

Come è indicizzato

MaterieRimborsiTransazione
RamiTributiContratti
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

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