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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27885/2023 del 03/10/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La controversia nasce dal diniego, opposto dall'amministrazione finanziaria, di un rimborso IVA richiesto da una società francese per imposta corrisposta su prestazioni rese da una consociata italiana. Secondo l'ufficio, i servizi fatturati non sarebbero stati prestazioni di ricerca scientifica, ma consulenze tecniche; di conseguenza sarebbero state operazioni non territorialmente rilevanti e quindi escluse dal campo di applicazione dell'IVA. La società aveva ottenuto accoglimento in primo grado; la CTR ha poi rigettato sia l'appello principale dell'Agenzia sia l'appello incidentale della società. In cassazione l'Agenzia ha dedotto: (1) violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., sostenendo che il giudice d'appello non avrebbe considerato adeguatamente il contenuto del contratto e, in particolare, la distinzione tra attività interne ed esterne, decisiva per qualificare i servizi come consulenza; (2) violazione dell'art. 7, comma 4, lett. d), d.P.R. n. 633/1972, assumendo che le prestazioni andassero qualificate come consulenze tecniche sulla base di fatture, contratti e altra documentazione.

La decisione

La Corte ha respinto il ricorso principale dell'Agenzia delle entrate. Ha ritenuto infondato il primo motivo, perché la censura mirava in realtà a una rivalutazione del materiale probatorio e non evidenziava una vera violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c.; ha ritenuto inammissibile il secondo motivo, perché formalmente prospettato come violazione di legge ma sostanzialmente diretto a contestare l'accertamento di fatto compiuto dal giudice di merito sulla natura delle prestazioni. Di conseguenza, il ricorso incidentale condizionato della società è stato dichiarato assorbito. La ricorrente principale è stata condannata alle spese del giudizio di cassazione in favore della società controricorrente.

Norme richiamate

  • art. 369, comma 2, n. 2), c.p.c.

    La mancata allegazione della relata di notifica della sentenza non comporta improcedibilità se il documento risulta comunque disponibile nel fascicolo del giudice e la notificazione del ricorso consente di verificare la tempestività dell'impugnazione.

  • art. 325 c.p.c.

    Richiamato per verificare la tempestività del ricorso in presenza di sentenza notificata.

  • art. 326 c.p.c.

    Richiamato per il computo del termine breve di impugnazione a seguito della notificazione della sentenza.

  • art. 366, comma 1, n. 3), c.p.c.

    L'esposizione dei fatti è sufficiente se consente di comprendere l'oggetto della controversia, le ragioni di doglianza e i passaggi rilevanti della decisione impugnata.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione non consiste nell'erronea valutazione delle prove, ma nell'uso di prove non dedotte, acquisite d'ufficio oltre i limiti o trattate come prove legali senza vaglio critico.

  • art. 116 c.p.c.

    La valutazione comparativa delle prove e l'attribuzione di maggiore forza persuasiva ad alcune risultanze rientra nel prudente apprezzamento del giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 3), c.p.c.

    Il motivo per violazione di legge non può essere usato per contestare l'erronea ricognizione della fattispecie concreta compiuta dal giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 4), c.p.c.

    Richiamato per le censure di nullità della sentenza, ma nel caso concreto la doglianza sul vizio di motivazione/prova è stata respinta o ricondotta a rivalutazione di merito.

  • art. 7, comma 4, lett. d), d.P.R. n. 633/1972

    La questione riguardava la corretta qualificazione territoriale delle prestazioni ai fini IVA; la Corte non è entrata nel merito della diversa qualificazione prospettata perché la censura era inammissibile sul piano del sindacato di legittimità.

  • art. 132, comma 2, n. 4), c.p.c.

    Richiamato nei motivi incidentali assorbiti per difetto di motivazione apparente della sentenza.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamato nei motivi incidentali assorbiti sulla sufficienza della motivazione.

  • art. 36, comma 2, n. 4), d.lgs. n. 546/1992

    Richiamato nei motivi incidentali assorbiti sulla motivazione della sentenza tributaria.

  • art. 7, l. n. 212/2000

    Richiamato nel motivo incidentale assorbito relativo alla motivazione degli atti dell'amministrazione finanziaria.

Massime di principio

  • In cassazione, la censura di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è ammissibile solo se si deduce l'uso di prove non dedotte, l'acquisizione d'ufficio fuori dai limiti di legge, o l'attribuzione di valore di prova legale a elementi che non lo sono; non è invece un mezzo per ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio.
  • Il motivo formalmente formulato come violazione di legge ex art. 360, n. 3, c.p.c. è inammissibile quando, in realtà, mira a contestare l'accertamento di fatto o la ricostruzione concreta della vicenda operata dal giudice di merito.
  • La distinzione tra attività di consulenza tecnica e attività di ricerca scientifica, quando dipende dall'apprezzamento del complesso delle risultanze contrattuali e documentali, appartiene al giudizio di fatto del merito ed è sottratta al controllo di legittimità se adeguatamente motivata.
  • L'improcedibilità per mancato deposito della relata di notifica della sentenza non va dichiarata se la relata è comunque presente nel fascicolo ed è possibile verificare la tempestività del ricorso.
  • L'esposizione sommaria dei fatti nel ricorso per cassazione è sufficiente quando consente alla Corte di comprendere l'oggetto della lite, le questioni devolute e i passaggi decisivi della decisione impugnata.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioRimborsiImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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