Sentenza n. 13840/2026 - Roma, Sezione 3T
per l’esecuzione della Sentenza Tribunale di Tivoli n. 1868/2024 pubbl. il 17/12/2024 RG n. 5177/2024 passata in giudicato
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Tivoli n. 1868/2024, passata in giudicato
Esito
Favorevole al ricorrente (beneficiario del giudicato)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso per ottenere l'esecuzione della sentenza del Tribunale di Tivoli n. 1868/2024, resa in materia lavoristica e passata in giudicato. Ha dedotto l'inadempimento dell'amministrazione rispetto agli obblighi derivanti dal titolo giudiziale. Nel giudizio di ottemperanza relativo a una pronuncia del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, la cognizione del giudice amministrativo è limitata all'accertamento del comportamento omissivo o elusivo del giudicato, senza possibilità di integrare il contenuto della sentenza o compiere accertamenti di merito propri del giudizio di cognizione.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha rilevato che, a fronte delle allegazioni del ricorrente sull'inadempimento, l'amministrazione non aveva fornito chiarimenti né indicazioni idonee a dimostrare la corretta esecuzione della sentenza civile passata in giudicato. Ha quindi condannato il Ministero a dare esecuzione al titolo entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Per il caso di ulteriore inadempimento ha nominato commissario ad acta il direttore generale del Ministero competente per materia, con facoltà di delega e senza compenso, attribuendogli il potere di sostituirsi all'amministrazione e di superare l'eventuale dissenso di altre amministrazioni, entro i successivi 90 giorni. Ha escluso, allo stato, la condanna al pagamento di penalità di mora, riservandone l'eventuale applicazione in caso di perdurante inottemperanza e previa richiesta del ricorrente. Il Ministero è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 800, oltre accessori.
Norme richiamate
art. 112, comma 2, c.p.a.
l’azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l’attuazione delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario, al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi al giudicato
La norma consente di agire in ottemperanza per ottenere l'attuazione di una sentenza civile passata in giudicato e l'adempimento dell'obbligo dell'amministrazione di conformarsi al relativo comando.
Massime di principio
- L'azione di ottemperanza è proponibile per ottenere l'attuazione di una sentenza del giudice ordinario passata in giudicato, anche quando essa sia stata pronunciata in funzione di giudice del lavoro e l'obbligato sia una pubblica amministrazione.
- Quando l'ottemperanza riguarda una sentenza civile passata in giudicato, il giudizio amministrativo ha natura meramente esecutiva: il giudice deve accertare l'eventuale comportamento omissivo o elusivo dell'amministrazione, senza integrare il contenuto del giudicato né compiere accertamenti di merito propri del giudizio di cognizione.
- Se il privato allega l'inadempimento dell'amministrazione al giudicato e l'amministrazione non fornisce chiarimenti o indicazioni sulla corretta esecuzione del titolo, il giudice può accogliere la domanda di ottemperanza e ordinare all'amministrazione di provvedere.
- In caso di persistente inadempimento dell'amministrazione, il giudice dell'ottemperanza può nominare già nella sentenza un commissario ad acta, fissando il termine per l'intervento sostitutivo e attribuendogli, ove necessario, la facoltà di superare il dissenso di altre amministrazioni.
- La penalità di mora non è automatica: può essere esclusa in sede di prima pronuncia sull'ottemperanza e applicata successivamente, in caso di perdurante inadempimento oltre il termine assegnato, previa specifica richiesta dell'interessato.
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