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Sentenza

Sentenza n. 16662/2026 - Roma, Sezione 2B

per la condanna del Comune di Marino all’ostensione degli atti oggetto dell’istanza di accesso del 17.12.2025, in virtù del provvedimento del Difensore civico del 14.5.2026 che ha sancito l’intervenuto perfezionamento di tale diritto in favore del ricorrente;

Giustizia amministrativa202606334

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAccesso agli atti

Atto impugnato: mancata integrale ostensione degli atti relativi al progetto e all’appalto per il risanamento della Sala Teatro Villa Desideri, nonostante il provvedimento del Difensore civico del 14 maggio 2026

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (professionista)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la condanna del Comune di Marino all’ostensione dei documenti oggetto dell’istanza del 17 dicembre 2025, presentata per acquisire elementi a supporto del contenzioso volto al pagamento delle spettanze professionali per la redazione del progetto di risanamento della Sala Teatro Villa Desideri. La richiesta riguardava impegni di spesa e atti di finanziamento, approvazione e rendicontazione dei lavori, approvazione del quadro economico definitivo, aggiudicazione dell’appalto, risultanze contabili dello stato finale, certificazione della spesa definitiva e stato finale dei lavori. Il Difensore civico aveva dapprima invitato il Comune a riesaminare l’istanza e, non essendo intervenuta nei termini una conferma del diniego, aveva comunicato il 14 maggio 2026 il perfezionamento del diritto di accesso. Il Comune ha eccepito la genericità dell’istanza e sostenuto di aver già adempiuto, producendo alcuni atti progettuali e amministrativi; ha inoltre richiamato la vetustà della documentazione.

La decisione

Il ricorso è accolto. Il TAR ha ritenuto che, dopo il provvedimento del Difensore civico del 14 maggio 2026, non fosse più in discussione la sussistenza dei presupposti del diritto di accesso: la verifica riguardava soltanto l’effettiva ottemperanza del Comune all’obbligo di ostensione. Ha quindi respinto l’eccezione di genericità, osservando che il ricorrente aveva individuato le categorie documentali richieste e che aveva ulteriormente specificato nel ricorso gli estremi e le date ipotizzati degli atti, senza che il Comune avesse fornito chiarimenti. La documentazione prodotta dall’ente era incompleta e non corrispondeva alla richiesta, estesa agli atti dell’appalto e in particolare ai profili contabili. È stata altresì respinta la giustificazione basata sulla vetustà, poiché il Comune era tenuto a conservare per almeno dieci anni gli atti adottati. Il Comune è stato condannato all’integrale ostensione entro trenta giorni dalla pubblicazione della sentenza e al pagamento di € 1.000,00, oltre accessori di legge e rimborso del contributo unificato. Spese compensate nei confronti dei controinteressati non costituiti.

Massime di principio

  • Quando il Difensore civico comunica il perfezionamento del diritto di accesso in conseguenza della mancata adozione, da parte dell’amministrazione, di un provvedimento di conferma del diniego entro il termine previsto, il giudizio volto a ottenere l’ostensione non è sede per riesaminare i presupposti sostanziali del diritto: il giudice verifica se l’amministrazione abbia effettivamente adempiuto all’obbligo di consegna dei documenti.
  • L’amministrazione non adempie all’obbligo di ostensione quando produce documentazione incompleta o non corrispondente alle categorie di atti specificamente richieste, in particolare se la richiesta comprende la documentazione contabile relativa all’appalto.
  • La vetustà degli atti non esonera l’amministrazione dall’obbligo di ostensione quando gli atti ricadono nel periodo minimo di conservazione indicato dalla decisione, pari a dieci anni.

Come è indicizzato

MaterieAccesso documentale
RamiAccesso e trasparenza
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereBuona fede e correttezza della PATrasparenza e pubblicità

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