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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31436/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che, in funzione di giudice del riesame, aveva riformato l'ordinanza del G.I.P. sostituendo la misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. A carico di Scordo erano contestati in particolare: a) concorso esterno in associazione mafiosa (artt. 110, 416-bis c.p.) per presunti apporti nel settore immobiliare a favore della cosca "Mancuso" (capo A quater); b) tentata estorsione aggravata in concorso (capo T) nei confronti dell'imprenditore Domenico De Lorenzo (con richiamo ad artt. 56, 81, 110, 629, 628 e 416-bis.1). La difesa contestava tra l'altro la perdita di efficacia della misura per tardivo interrogatorio, la carenza della gravità indiziaria in relazione al concorso esterno e alla tentata estorsione, la non configurabilità del "metodo mafioso" e l'assenza/insufficienza delle esigenze cautelari tenuto conto dell'età, delle condizioni di salute, del tempo trascorso e della personalità incensurata del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte. Ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla presunta inefficacia della misura per tardivo interrogatorio (riconoscendo il principio che la questione non è sindacabile in sede di cassazione contro decisioni del riesame e, in ogni caso, ritenendo manifestamente infondata la censura). Ha invece ritenuto infondata la censura relativa al capo T (tentata estorsione) e alla qualificazione aggravante con il "metodo mafioso", confermando la motivazione del Tribunale sul punto. Invece ha annullato la parte della decisione che riguarda il capo A quater (concorso esterno in associazione mafiosa) e le correlate esigenze cautelari, perché la motivazione del Tribunale del riesame risultava carente: mancava la descrizione puntuale della condotta contestata, della specifica efficacia causale dell'apporto dello Scordo alla conserva/rafforzamento della cosca e dei vantaggi concreti ricavati o offerti. La Suprema Corte ha disposto il rinvio al Tribunale affinché motivi nuovamente, conformandosi ai principi di diritto richiamati, e valuti le esigenze cautelari rispondendo alle specifiche allegazioni difensive (età, salute, tempo trascorso, personalità).

Norme richiamate

  • art. 294 cod. proc. pen.

    Regola i termini per l'interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare: la Corte precisa che la perdita di efficacia della misura si verifica solo in caso di totale assenza dell'interrogatorio entro il termine previsto (cinque giorni) e non per differimenti giustificati da impedimento assoluto; eventuali ritardi arbitrari possono integrare atto abnorme.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Disciplina la funzione del Tribunale in sede di riesame: il procedimento e le sue limitazioni sono richiamati come contesto procedurale del provvedimento impugnato.

  • art. 311 cod. proc. pen.

    Norma sulla legittimazione del ricorso per cassazione; la Corte osserva che la questione sull'inefficacia della misura per interrogatorio tardivo non è deducibile con ricorso per cassazione avverso provvedimento di riesame, essendo questione rimessa ad impugnazione specifica ex art. 310 c.p.p.

  • artt. 110 e 416-bis cod. pen.

    art. 110 c.p. e art. 416-bis c.p.

    Principi per la configurazione del concorso esterno in associazione mafiosa: la Corte richiama che occorre dimostrare un contributo concreto, specifico, volontario e con efficienza causale rilevante per la conservazione o rafforzamento dell'organizzazione; la mera contiguità o rapporti non specificamente tradotti in vantaggi concreti non sono sufficienti.

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante del "metodo mafioso": la Corte conferma che l'evocazione di soggetti apicali e il ricorso alla forza intimidatrice possono integrare la fattispecie, ma la valutazione del contenuto delle intercettazioni resta questione fattuale rimessa al giudice di merito, purché motivata.

  • artt. 56, 81, 110, 629, 628 cod. pen. (tentata estorsione)

    artt. 56, 81, 110, 629, in relazione all'art. 628

    Riferimento alla fattispecie di tentata estorsione aggravata e al concorso: la Corte ha ritenuto che, con adeguata motivazione, il Tribunale aveva spiegato perché i colloqui e le minacce interpretate deponevano per finalità estorsiva e giustificavano la valutazione dei gravi indizi.

Massime di principio

  • La questione dell'inefficacia della misura cautelare per tardività dell'interrogatorio non è sindacabile in cassazione avverso provvedimenti del riesame; va invece impugnata con i rimedi specifici di legge (es. art. 310 c.p.p.).
  • Il differimento giustificato dell'interrogatorio per impedimento assoluto non determina automaticamente la perdita di efficacia della misura: l'assenza dell'interrogatorio oltre il termine previsto (5 giorni) è la causa di perdita di efficacia, salvo che il ritardo sia arbitrario o ingiustificato.
  • Per integrare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è necessario che il contributo dell'estraneo sia concreto, specifico, consapevole e abbia efficacia causale significativa nel rafforzare o conservare le capacità operative dell'associazione; la mera vicinanza o scambio di messaggi non è sufficiente senza indicazione di condotte concrete e di vantaggi reciproci.
  • La valutazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente; tuttavia il giudice deve spiegare in modo circostanziato il significato attribuito alle conversazioni.
  • In tema di misure cautelari il giudice deve motivare specificamente anche le esigenze cautelari, tenendo conto delle condizioni personali dell'indagato (età, salute, tempo trascorso, personalità, precedenti) e rispondendo ai rilievi difensivi; motivazioni generiche e affermazioni apodittiche sono causa di annullamento e rinvio.
  • Se la motivazione del tribunale del riesame risulta carente su profili essenziali (descrizione della condotta, apporto causale, vantaggi concreti), la Corte di Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame conforme ai principi normativi e giurisprudenziali richiamati.

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