Sentenza n. 6170/2026 - Roma, Sezione 4B
per l’annullamento a) del decreto del Direttore Centrale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, del 13 marzo 2023 recante giudizio di non idoneità alla prova di efficienza fisica prevista dalla procedura di concorso pubblico per l’assunzione di 1188 allievi agenti della Polizia di Stato indetto con Decreto del Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza del 29.09.2022, pubblicato sulla GURI, 4^ serie Speciale-Concorsi ed esami del 4.10.2022; b) di ogni altro atto collegato, connesso e conseguente ivi compreso il verbale di accertamento del mancato possesso del requisito di idoneità fisica della candidata, la scheda personale di valutazione della prova, il verbale di fissazione dei criteri di espletamento della stessa, il bando di gara nella parte in cui determina che il mancato superamento anche solo di una delle tre prove di efficienza fisica comporta la automatica esclusione della candidata.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: giudizio di non idoneità alla prova di efficienza fisica e conseguente esclusione dalla procedura concorsuale per l'assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il decreto del Direttore Centrale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza che aveva accertato la sua non idoneità alla prova di efficienza fisica prevista dal concorso pubblico per l'assunzione di 1188 allievi agenti della Polizia di Stato. Ha inoltre impugnato gli atti connessi, tra cui il verbale di accertamento del mancato possesso del requisito di idoneità fisica, la scheda personale di valutazione, il verbale di fissazione dei criteri di svolgimento della prova e la clausola del bando che prevedeva l’automatica esclusione in caso di mancato superamento anche di una sola delle tre prove di efficienza fisica. Il testo della sentenza non espone in dettaglio i motivi di illegittimità dedotti.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. La ricorrente, con istanza depositata il 9 febbraio 2026, ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione poiché risultata vincitrice di un altro concorso. Il Ministero dell’Interno non si è opposto. Il Collegio ha quindi preso atto della sopravvenuta carenza di interesse senza esaminare nel merito la legittimità degli atti concorsuali impugnati. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Consente la definizione del giudizio con declaratoria di improcedibilità, qui applicata per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato nel provvedimento quale disposizione processuale applicabile alla definizione della controversia.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato in relazione alla trattazione dell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato da remoto.
Massime di principio
- Il ricorso amministrativo diviene improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse quando, nel corso del giudizio, il ricorrente dichiara di non avere più un interesse concreto e attuale alla decisione e tale sopravvenienza non è contestata dall’amministrazione resistente.
- La sopravvenuta carenza di interesse impedisce l’esame dei motivi di merito e comporta la definizione del giudizio con declaratoria di improcedibilità, salvo diversa regolazione delle spese.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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