Sentenza n. 595/2026 - Latina, Sezione 2
per l'ottemperanza al giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale di Frosinone, Sezione Lavoro, n. 787/ 2023 del 6 giugno 2023;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata o tardiva esecuzione della sentenza del Tribunale di Frosinone, Sezione Lavoro, n. 787/2023
Esito
La controversia
I ricorrenti hanno promosso il giudizio di ottemperanza per ottenere l'esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del Tribunale di Frosinone, Sezione Lavoro, n. 787/2023, pronunciata nei confronti del Ministero dell'Istruzione e del Merito. Nel corso del giudizio, dopo l'invito dell'Amministrazione alla spontanea esecuzione, i ricorrenti hanno dichiarato che il Ministero aveva integralmente adempiuto, sebbene tardivamente, mediante il pagamento delle somme dovute in forza della sentenza ottemperanda. Hanno pertanto chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere e la condanna dell'Amministrazione alle spese.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a., rilevando che il pagamento integrale delle somme dovute aveva assicurato ai ricorrenti il pieno soddisfacimento del bene della vita perseguito con il giudizio di ottemperanza, rendendo inutile la prosecuzione del processo. Il Collegio ha distinto tale situazione dalla sopravvenuta carenza di interesse ex art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.: la cessazione della materia del contendere presuppone l'effettivo conseguimento, in via amministrativa, del risultato sostanziale richiesto, mentre la sopravvenuta carenza di interesse ricorre quando l'eventuale accoglimento non arrecherebbe più alcuna utilità. Pur dando atto dell'adempimento tardivo, il TAR ha compensato le spese in ragione della successiva condotta collaborativa dell'Amministrazione.
Norme richiamate
art. 34, comma 5, c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando, dopo la proposizione del ricorso, la pretesa azionata è stata integralmente soddisfatta e il bene della vita perseguito è stato conseguito, rendendo inutile la prosecuzione del giudizio.
art. 114 c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
Norma richiamata quale disciplina del giudizio di ottemperanza; il giudizio si è concluso dopo l'integrale esecuzione del giudicato.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
eventuale quote, SOLO SE PRESENTE
La sopravvenuta carenza di interesse si distingue dalla cessazione della materia del contendere perché ricorre quando l'eventuale accoglimento non procurerebbe più alcuna utilità al ricorrente, facendo venir meno una condizione dell'azione.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, l'integrale adempimento successivo alla proposizione del ricorso, con effettivo conseguimento del bene della vita previsto dal giudicato, determina la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
- La cessazione della materia del contendere presuppone il soddisfacimento sostanziale della pretesa azionata; essa è ontologicamente distinta dalla sopravvenuta carenza di interesse, che ricorre invece quando la decisione favorevole non potrebbe più produrre alcuna utilità per il ricorrente.
- L'adempimento tardivo dell'Amministrazione non impedisce la declaratoria di cessazione della materia del contendere, ma può rilevare nella regolazione delle spese, che possono essere compensate quando la successiva condotta amministrativa sia stata collaborativa.
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