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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3754/2024 del 30/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'assoluzione pronunciata dalla Corte d'appello di Milano per il reato di appropriazione indebita. Il Procuratore generale censura la sentenza per inosservanza dell'art. 110 c.p. e per carenza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione (art. 606 c.p.p., lett. b) ed e)), sostenendo che la Corte ha errato nel ritenere assente la disponibilità effettiva dei beni da parte di Meroni e nel valorizzare la raccomandata inviata alla madre come prova che la madre fosse possessore anziché mera detentrice. La parte civile Buono contesta l'assoluzione sostenendo che Meroni ha concorso con la madre nel rifiuto di restituire i beni, che il suo silenzio e i suoi comportamenti dimostrano il concorso e che la ricostruzione della Corte d'appello è illogica e contraddittoria rispetto ai fatti emersi in dibattimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati: ha censurato la Corte d'appello per non avere fornito la motivazione rafforzata richiesta quando si riforma una sentenza di primo grado; ha rilevato che la valutazione degli elementi di fatto (uso continuativo dei mezzi da parte di Meroni, custodia nel garage della madre ma nella stessa abitazione, rifiuto di restituire i beni e il comportamento al momento dell'intervento dei Carabinieri) non è stata adeguatamente giustificata dall'appello. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio a un'altra sezione della Corte d'appello.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Le censure di cassazione sono state formulate richiamando le ipotesi di vizio di diritto (lett. b) e vizio motivazionale (lett. e)); la Corte ha ritenuto fondate le accuse di carenza e contraddittorietà della motivazione dell'appello.

  • art. 110 cod. pen.

    Rilevata la possibile concorso di più persone nel reato di appropriazione indebita; i ricorrenti hanno invocato la violazione dell'articolo per la mancata considerazione del concorso tra Meroni e la madre.

  • art. 646 cod. pen.

    Richiamato dalla parte civile in relazione al reato di appropriazione indebita; la Corte ha esaminato la valutazione degli elementi costitutivi del reato ma ha annullato l'appello per carenza di motivazione rafforzata.

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Richiamato in motivazione giurisprudenziale: la motivazione rafforzata dell'appello non dipende dalla rinnovazione dell'istruttoria prevista da tale norma, ma dalla necessità di spiegare compiutamente la diversa valutazione probatoria rispetto al primo grado.

Massime di principio

  • Quando la Corte d'appello riforma una decisione di primo grado (assolvendo o condannando diversamente), è obbligatoria una motivazione rafforzata che spieghi passo per passo perché la prova è valutata in modo diverso rispetto al primo grado.
  • La distinzione tra possesso e mera detenzione è fattuale e richiede valutazione integrata di elementi quali uso abituale, custodia materiale, iniziative per impedire o favorire la restituzione e comportamenti al momento delle richieste di consegna; nessun singolo elemento isolato (es. invio di una raccomandata a un terzo) è automaticamente decisivo.
  • Il silenzio o la mancata opposizione del presunto autore non valgono automaticamente come prova di assenso o concorso: devono essere valutati nel contesto probatorio complessivo e spiegati nella motivazione.
  • L'invio di una diffida o raccomandata a un terzo (es. a un familiare detentore) non esclude di per sé la responsabilità dell'ex proprietario che continuava a utilizzare o disporre dei beni; la rilevanza probatoria di tale atto va collegata ad altri elementi di fatto.
  • Se la motivazione dell'appello è ritenuta insufficiente o contraddittoria rispetto al primo grado, la Cassazione può annullare la decisione e disporre il rinvio per un nuovo esame da parte di diversa sezione della Corte d'appello.

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