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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29530/2025 del 14/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Largitto ha chiesto la rettifica di un ordine di esecuzione del P.M. del 2 gennaio 2025 sostenendo che l'ordinanza di revoca dell'affidamento in prova del 14 luglio 2022 non era mai stata notificata, con la conseguente prosecuzione di fatto dell'affidamento dal 14 luglio 2022 al 13 marzo 2025. Per la difesa tale periodo (2 anni e 8 mesi, con limitazioni serali/notturne) deve essere valutato come pena effettivamente scontata ai fini del nuovo decreto di cumulo. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto l'istanza ritenendo mancante la documentazione utile a ricostruire gli eventi posteriori al 14 luglio 2022 e dunque non potendo rettificare l'ordine del P.M.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso per cassazione, ritenendolo fondato. Ha rilevato che sussisteva un principio di prova circa anomalie procedurali nella fase di affidamento in prova e che, in tali casi, il giudice dell'esecuzione doveva esercitare il potere istruttorio ex art. 666, comma 5, c.p.p. per accertare i fatti preliminari. La Corte ha richiamato la giurisprudenza (Sez. U. 2002 Martola e Sez. I n. 36231/2016) secondo cui il Tribunale di Sorveglianza deve verificare il quantum di pena da ritenersi scontato anche se l'esito della prova è negativo e che deve essere valutata la limitazione di libertà sofferta sine titulo. Per questi motivi l'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio, affinché siano compiute le necessarie indagini e determinazioni sul periodo di fatto trascorso in affidamento.

Norme richiamate

  • art. 666 comma 5 cod. proc. pen.

    Attribuisce al giudice dell'esecuzione (o dell'istruzione provvedimentale) poteri istruttori da esercitare d'ufficio quando vi siano elementi che richiedono accertamenti probatori; la Corte ritiene che in presenza di indizi di anomalie procedurali il giudice dovesse attivarli

  • art. 657 cod. proc. pen.

    Norma di raccordo sulle valutazioni del Tribunale di Sorveglianza rispetto alla situazione di fatto; richiamata per sostenere che anche limitazioni di libertà sofferte sine titulo devono essere valutate nel computo della pena scontata

  • Giurisprudenza Sez. U. 2002 (Martola)

    Stabilisce l'obbligo del Tribunale di Sorveglianza, anche in esito negativo della prova, di determinare il "quantum" di pena residua tenendo conto della durata delle restrizioni e della condotta durante l'affidamento

  • Giurisprudenza Sez. I n. 36231 del 8.11.2016 (dep.2017)

    Conferma che la limitazione di libertà sofferta sine titulo deve essere rapportata alla situazione di fatto e considerata nella valutazione del periodo come eventualmente scontato

Massime di principio

  • Quando esistono indizi di anomalie procedurali relative a revoche o notifiche di misure alternative, il giudice dell'esecuzione deve avviare accertamenti istruttori ex art. 666 c.p.p. anche d'ufficio
  • Il periodo in cui il condannato ha effettivamente subito limitazioni di libertà, anche se derivanti da una prosecuzione di fatto di una misura alternativa dovuta a omissioni notificatorie, può e deve essere valutato come pena effettivamente scontata ai fini del cumulo e della determinazione del residuo
  • La mancata produzione di documentazione da parte delle parti non esime il giudice dall'obbligo di verificare d'ufficio i fatti rilevanti quando esistono elementi di prova iniziali
  • In caso di incertezza sui periodi di affidamento e sulla loro efficacia rispetto alla pena, il provvedimento va rinviato perché siano compiute le necessarie indagini e determinazioni sul "quantum" di pena già scontata
  • La giurisprudenza consolidata impone al Tribunale di Sorveglianza di determinare il periodo di pena residua tenendo conto delle restrizioni subite e della condotta del soggetto durante l'affidamento, anche se l'esito della verifica è sfavorevole

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