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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27407/2024 del 10/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Lumini impugnava l'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal GIP del 9/8/2023 relativo a plurimi reati ex art. 10‑quater d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74. Denunciava: (1) errata valutazione del dolo richiesto dalla norma penale, sostenendo che, in quanto cessionario dei crediti d'imposta trasferiti ai sensi del d.l. n. 34/2020, egli aveva semplicemente visto comparire il credito nel proprio cassetto fiscale senza poter conoscere la genesi e quindi poteva al più aver agito con colpa; (2) vizio di motivazione in ordine al periculum in mora, contestando che l'ordinanza non avesse fornito elementi concreti a dimostrazione del pericolo di dispersione del patrimonio e si fosse limitata a richiamare la qualifica imprenditoriale degli indagati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo e accolto parzialmente il secondo. Sul primo punto ha ritenuto che l'ordinanza del riesame aveva motivato adeguatamente la sussistenza dell'elemento soggettivo: in particolare l'analisi delle cessioni (Dama s.r.l., Sequel s.r.l., Jct s.r.l.) mostrava che il credito ceduto da Jct era manifestamente superiore a quello spettante per legge e che la cessionaria Sara Gel, consapevole dell'importo corretto indicato nella comunicazione all'Agenzia delle Entrate, non poteva ignorare l'anomalia; la contestualità delle operazioni e la coincidenza del medesimo rappresentante legale hanno indotto il Tribunale a valutare le cessioni come parti di un accordo unitario, escludendo la buona fede. Sul secondo punto la Cassazione ha ritenuto la motivazione sul periculum in mora apparente: la mera natura fungibile del denaro e la qualifica imprenditoriale degli indagati non sono sufficienti a fondare il pericolo di dispersione in assenza di elementi oggettivi emersi nelle indagini. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per un nuovo giudizio al Tribunale di Torino, limitatamente alla valutazione del periculum in mora.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il riesame dei provvedimenti cautelari reali; qui invocata sia dal ricorrente per chiedere la revoca del sequestro sia dalla Corte per rimandare il nuovo giudizio al Tribunale competente ai sensi del comma 5.

  • art. 10‑quater d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Configurazione dei reati tributari connessi a indebite compensazioni o indebita indicazione di crediti d'imposta; è il titolo del reato a fondamento del sequestro e rispetto al quale è stata valutata la sussistenza del dolo.

  • art. 43 cod. pen.

    Principio sulla imputabilità e sul dolo/colpa; il ricorrente sosteneva che l'eventuale responsabilità fosse solo colposa, ma la Corte ha ritenuto che il dolo emergesse ictu oculi da elementi concreti.

  • art. 28 d.l. 19 maggio 2020, n. 34 (convertito)

    Norma che introdusse il credito d'imposta per canoni di locazione legato al periodo Covid; il meccanismo delle cessioni ex d.l. 34 è al centro della vicenda fattuale e della contestazione sulla conoscenza della genesi del credito.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti del sindacato di legittimità in Cassazione: è deducibile la violazione di legge quando vi è inesistenza o mera apparenza della motivazione; la Corte ne trae il principio che non può essere impugnata con successo una motivazione anche se ritenuta manifestamente illogica, salvo i casi di mancanza o mera apparenza.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Indica i motivi di ricorso per cassazione tra cui la manifestata illogicità della motivazione; la Corte ricorda che il sindacato in sede di legittimità è limitato e che la presenza di motivazione non apparente esclude la censura.

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel dispositivo per individuare la competenza a cui rinviare il giudizio dopo l'annullamento del provvedimento impugnato.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari reali il giudice del riesame e la Cassazione possono sindacare l'elemento soggettivo ma solo quando il suo difetto emerge in modo evidente e manifestabile 'ictu oculi'; dubbi non determinanti non bastano a escludere il dolo.
  • La mera accettazione formale di crediti d'imposta risultanti nel 'cassetto fiscale' non esclude automaticamente la responsabilità penale: la presenza di elementi oggettivi che evidenziano l'anomalia dell'importo (es. comunicazioni ufficiali con importi corretti, discrepanze manifeste) può far ritenere la conoscenza o la prevedibilità dell'illiceità.
  • Operazioni contestuali, concluse nello stesso giorno e con lo stesso rappresentante legale, possono essere valutate unitariamente come parte di un accordo organico, rafforzando la valutazione del dolo anche se tecnicamente si tratta di atti distinti.
  • Per fondare il periculum in mora relativo a un sequestro preventivo non è sufficiente la generica affermazione che il profitto è denaro liquido o che gli indagati sono imprenditori; occorrono elementi oggettivi e concreti emersi nelle indagini che mostrino il rischio attuale e concreto di dispersione dei beni.
  • In sede di Cassazione il sindacato sulla motivazione è limitato: l'annullamento è possibile quando la motivazione manca o è meramente apparente, mentre l'apprezzamento sui fatti e sulla valutazione probatoria compete in via prevalente al giudice di merito.
  • Se il provvedimento cautelare viene annullato per carenze di motivazione sul periculum in mora, il rimedio pratico è il rinvio per nuovo giudizio, non sempre l'immediata revoca automatica della misura, e la valutazione dovrà concentrarsi sugli elementi oggettivi richiesti dalla Corte.

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