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Sentenza

Sentenza del 23/11/2021 n. 501 - Comm. Trib. Prov. Modena

Avviso di accertamento - Frode IVA - Diligenza dell'acquirente - Adeguatezza della struttura aziendale del cedente

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

avviso di accertamento per presunta frode IVA: l'Amministrazione aveva ritenuto che le operazioni documentate dal cedente fossero fittizie (cartiera) e che l'acquirente avesse tenuto una condotta di macroscopica negligenza, consentendo la detrazione/indetraibilità e la contestazione dell'operazione

La decisione

il giudice ha ritenuto che l'effettiva esecuzione delle prestazioni da parte del cedente costituisca riscontro di una struttura aziendale reale e adeguata al proprio oggetto sociale; in presenza di elementi concreti di svolgimento dell'attività non può ritenersi integrata la macroscopica negligenza (ai limiti del dolo) dell'acquirente. Di conseguenza la contestazione tributaria fondata sull'assunto di frode del cedente e sulla responsabilità dell'acquirente è stata esclusa o attenuata in favore dell'acquirente

Norme richiamate

  • DPR 633/1972 (norme IVA)

    La norma sull'IVA e sulle conseguenze in caso di operazioni inesistenti è stata interpretata nel senso che la sussistenza effettiva dell'attività del cedente esclude l'inesistenza dell'operazione; pertanto non sussistono i presupposti per negare la detrazione o per ritenere l'acquirente corresponsabile se non è dimostrata la sua grave/negligente condotta

  • Principio generale di diligenza del contribuente

    Il giudice richiede una diligenza non assoluta ma proporzionata: solo la macroscopica negligenza (quasi dolo) integra responsabilità dell'acquirente. Verifiche ordinarie e la presenza di elementi di operatività del cedente sono idonei a far ritenere adempiuto l'obbligo di diligenza

  • Regole in materia di contrasto alle frodi IVA (giurisprudenza consolidata)

    L'onere probatorio grava sull'Amministrazione che deve dimostrare l'inesistenza dell'attività del cedente e l'elemento soggettivo (colpa grave) in capo all'acquirente; la sussistenza di evidenze di reale operatività del cedente indebolisce la tesi dell'Amministrazione

Massime di principio

  • La effettiva esecuzione delle prestazioni e l'esistenza di elementi concreti di operatività del cedente costituiscono prova importante della sua struttura aziendale e contrastano l'ipotesi di societa' 'cartiera'.
  • L'acquirente è tenuto a una diligenza proporzionata: controlli documentali e verifiche ordinarie sono spesso sufficienti; solo una condotta di macroscopica negligenza (quasi dolo) può giustificare l'imputazione di responsabilità fiscale all'acquirente.
  • L'Amministrazione finanziaria deve offrire prove concrete dell'inesistenza dell'attività del cedente e della consapevolezza o della gravissima negligenza dell'acquirente, non può limitarsi a deduzioni astratte.
  • In pratica, per tutelarsi l'acquirente dovrebbe raccogliere e conservare elementi probatori della reale esecuzione (contratti, documentazione di consegna/prestazione, comunicazioni, pagamenti tracciabili, presenza di struttura e personale) utili a dimostrare la correttezza delle operazioni.
  • La presenza di una struttura aziendale 'adeguata' del cedente va valutata nella sua concretezza (presenza di mezzi, locali, personale, adempimenti fiscali e contabili) e non solo attraverso meri documenti formali.

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