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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30224/2022 del 29/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso mirava a censurare la motivazione della Corte di appello di Perugia nella rideterminazione della pena; l'imputato contestava che il giudice di rinvio avesse eluso le indicazioni fornite dalla Corte di cassazione (ordinanza del 19/11/2019) che aveva annullato la precedente sentenza limitatamente alla quantificazione della pena perché la Corte d'appello dell'Aquila non aveva valutato le ragioni dell'assoluzione dal reato connesso di calunnia, con effetti sulla dosimetria per il reato di diffamazione continuata.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso: ha constatato che la Corte di appello di Perugia non si era adeguata alle indicazioni della Suprema Corte e non aveva motivato in ordine all'effetto dell'assoluzione per calunnia sulla determinazione della pena. Tuttavia, ha altresì dichiarato estinto il reato per prescrizione (i fatti di diffamazione si collocano tra il 13/7/2011 e il 16/12/2012 e il termine massimo di prescrizione è decorso). Quindi la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di motivazione della decisione; la censura riguarda la carenza motivazionale della Corte di appello di Perugia nel non affrontare il punto indicato dalla Corte di legittimità.

  • art. 81, comma secondo, cod. pen.

    Riferimento alla continuazione o concorso materiale di reati ai fini della determinazione della pena; qui applicato per inquadrare la fattispecie insieme all'art. 595 c.p.

  • art. 595, comma terzo, cod. pen.

    Norma che configura il reato di diffamazione con l'aggravante della continuazione; la condotta per cui era stata irrogata la pena è stata ritenuta commessa tra il 2011 e il 2012.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiama la possibilità del proscioglimento con formula di merito; la Corte precisa che non sussistono i presupposti per pronunciare un proscioglimento di merito nell'interesse dell'imputato, essendo invece intervenuta la prescrizione.

  • Corte di Cassazione, Quinta Sezione penale, 19/11/2019

    "fondate le censure relative alla determinazione della pena, nel cui iter commisurativo la Corte di appello ha omesso qualsiasi valutazione in merito alle ragioni poste a fondamento della decisione assolutoria relativa alla connessa imputazione di calunnia"

    La Suprema Corte aveva disposto l'annullamento con rinvio per una nuova quantificazione della pena, perché il giudice di appello non aveva valutato l'incidenza dell'assoluzione per il reato connesso sulla dosimetria della pena.

Massime di principio

  • Quando la Corte di legittimità rinvia per rideterminare la pena deve recepire e motivare espressamente le indicazioni fornite: l'omissione può determinare nuovo annullamento.
  • L'assoluzione per un reato 'connesso' può avere rilevanza nella dosimetria della pena per il reato per il quale resta la condanna; il giudice che ridetermina la pena deve valutare e motivare tale incidenza.
  • Se nel corso del giudizio la prescrizione del reato si è perfezionata e la difesa non rinuncia all'eccezione estintiva, la Corte di cassazione può annullare la sentenza impugnata senza rinvio per estinzione del reato.
  • Il calcolo dei termini di prescrizione richiede attenzione alle date di commissione dei reati e agli eventuali atti interruttivi: una lunga durata del processo può rendere efficace l'eccezione estintiva.
  • La motivazione delle sentenze (ex art. 627 c.p.p.) deve essere completa e affrontare i punti indicati dalla Corte di legittimità; decisioni di rinvio non possono limitarsi a un mero adeguamento numerico della pena senza spiegare il rapporto con decisioni precedenti (assoluzioni/condanne connesse).

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