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Sentenza

Sentenza n. 630/2026 - Torino, Sezione 3

per l'annullamento del Decreto protocollo -OMISSIS-Area 1 ter emesso in data -OMISSIS- dalla Prefettura di Torino con cui “… veniva vietata la detenzione di qualsiasi tipo di arma e di munizione” notificato a cura della Legione Carabinieri “Calabria”, Stazione di Venaria Reale, in data 20.09.2021 e di ogni atto pregresso, collegato, presupposto e consequenziale.

Giustizia amministrativa202100968

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Piemonte - Torino, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto prefettizio recante il divieto di detenzione di qualsiasi tipo di arma e munizione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il divieto prefettizio sostenendo che fosse fondato su una motivazione generica e sul travisamento dei fatti, poiché l'Amministrazione avrebbe considerato un unico episodio di litigiosità familiare, di modesta gravità e non accompagnato da uso o minacce con armi. Ha dedotto l'assenza di precedenti penali o segnalazioni di polizia, il proprio comportamento collaborativo, consistito nel consentire il ritiro cautelativo delle armi, e la successiva cessazione della convivenza con il coniuge. Ha inoltre censurato l'illogicità e l'ingiustizia manifesta della misura, la violazione dei principi generali dell'azione amministrativa e dell'art. 3 l. 241/1990 per carenza di motivazione, nonché l'errata interpretazione dell'art. 39 TULPS.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che il divieto di detenzione di armi previsto dall'art. 39 TULPS abbia natura cautelare e preventiva, non sanzionatoria, e possa essere adottato sulla base di un giudizio prognostico sull'affidabilità del soggetto e sul rischio di abuso, senza che sia necessario dimostrare un precedente abuso delle armi, una condanna penale o una situazione di pericolosità sociale in senso stretto. Nel caso concreto, gli atti di polizia descrivevano non un litigio isolato, ma un contesto di forte e persistente conflittualità familiare, cui avevano assistito anche le figlie, una delle quali minorenne, e che aveva determinato il ritiro cautelativo delle armi. Tali elementi sono stati ritenuti idonei a fondare la prognosi di possibile abuso e il giudizio di inaffidabilità. Il Collegio ha escluso il difetto di istruttoria e di motivazione, rilevando che il decreto esplicitava il rischio di reiterazione dei conflitti e di eventuale abuso delle armi con pregiudizio per la sicurezza pubblica e privata. Ha inoltre ritenuto che l'Amministrazione avesse esaminato le memorie procedimentali presentate ai sensi dell'art. 10-bis l. 241/1990, reputandole non decisive, e che tale valutazione rientrasse nella discrezionalità dell'Autorità di pubblica sicurezza, non manifestamente illogica né sindacabile nel merito. Spese di giudizio compensate.

Norme richiamate

  • art. 39 R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (TULPS)

    il Prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell'articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne

    La norma consente un giudizio prognostico sull'affidabilità del soggetto e sulla ragionevole possibilità di abuso; non richiede la prova di un abuso già verificatosi, di una condanna penale o di una pericolosità sociale in senso stretto.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    Le osservazioni procedimentali devono essere esaminate dall'Amministrazione, ma possono essere ritenute non decisive quando non superano gli elementi posti a fondamento del giudizio prognostico di inaffidabilità.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il provvedimento prefettizio è adeguatamente motivato quando espone gli elementi concreti della conflittualità familiare e il ragionamento prognostico relativo al rischio di reiterazione e di abuso delle armi.

Massime di principio

  • Il divieto prefettizio di detenzione di armi adottato ai sensi dell'art. 39 TULPS ha natura cautelare e preventiva e può fondarsi su una ragionevole previsione di possibile abuso, senza che sia necessario dimostrare un abuso già commesso, una condanna penale o l'adozione di misure di pubblica sicurezza.
  • Il giudizio richiesto dall'art. 39 TULPS riguarda l'affidabilità del soggetto nell'uso delle armi e non coincide con un accertamento di pericolosità sociale o di responsabilità penale; può quindi essere fondato anche su situazioni di conflittualità familiare non sfociate in reati o nell'uso dell'arma.
  • Una situazione familiare caratterizzata da tensioni forti e persistenti e da reiterate liti può costituire elemento sufficiente per vietare preventivamente la detenzione di armi, anche in assenza di minacce o di impiego concreto delle armi, purché la valutazione amministrativa sia sorretta da elementi istruttori e da motivazione non manifestamente illogica.
  • Il sindacato del giudice amministrativo sul giudizio prognostico di affidabilità nell'uso delle armi resta circoscritto alla verifica dell'adeguatezza istruttoria, della motivazione e dell'assenza di manifesta illogicità, senza potersi sostituire alla valutazione discrezionale dell'Autorità di pubblica sicurezza.
  • L'Amministrazione non incorre in difetto di istruttoria o motivazione quando prende in esame le osservazioni procedimentali dell'interessato e le ritiene non decisive, dando conto nel provvedimento degli elementi che confermano la situazione di conflittualità e la conseguente prognosi di inaffidabilità.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePartecipazione procedimentale

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