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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43100/2024 del 26/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Pordenone (udienza predibattimentale 25/03/2024) che aveva disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero. La vicenda era nata dopo che il Giudice di pace, con sentenza n. 43/2023, aveva dichiarato incompetente per materia e ravvisato l'esistenza di un'aggravante ex art. 577, comma 2, c.p.; tuttavia il pubblico ministero, nell'esercitare l'azione davanti al Tribunale, non aveva contestato l'aggravante. Il Tribunale, constatata la discrepanza, aveva rimandato gli atti al PM perché decidesse se contestare l'aggravante o restituire gli atti al Giudice di pace. Il Procuratore deduceva l'abnormità del provvedimento perché il giudice non avrebbe prima invitato il PM, in udienza predibattimentale, a correggere l'imputazione secondo quanto previsto dall'art. 554-bis c.p.p., comma 5 e 6, determinando così una regressione indebita del procedimento e una situazione di stasi irreversibile alla luce della precedente pronuncia di incompetenza del Giudice di pace.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata. La Corte ha affermato che, alla luce della riforma e della giurisprudenza delle Sezioni Unite (cfr. Sent. Battistella), il giudice dell'udienza predibattimentale ha l'obbligo di verificare la correttezza e completezza dell'imputazione e, prima di disporre la restituzione degli atti al pubblico ministero, deve invitare il PM a riformulare o integrare l'imputazione nella medesima udienza; la restituzione costituisce misura extrema ratio. Nel caso concreto il Tribunale aveva disposto la restituzione senza consentire alcuna interlocuzione al PM, determinando una regressione anomala del procedimento e una compressione ingiustificata dei poteri del pubblico ministero.

Norme richiamate

  • art. 554-bis c.p.p., commi 5 e 6

    art. 554-bis c.p.p., comma 5 e comma 6

    Il giudice dell'udienza predibattimentale deve verificare la completezza e la corrispondenza dell'imputazione rispetto agli atti d'indagine; ove emergano lacune o discrepanze deve, sentite le parti, invitare il PM a riformulare l'imputazione e solo in caso di mancata ottemperanza può disporre la restituzione degli atti. La restituzione è extrema ratio.

  • art. 552 c.p.p., comma 1, lett. c)

    art. 552 c.p.p., comma 1, lett. c)

    Richiamato quale criterio di completezza dell'imputazione da verificare dal giudice predibattimentale (individuazione del fatto e della relativa definizione giuridica e circostanze).

  • Sez. U, 20 dicembre 2007, n. 5307 (Battistella)

    Principio giurisprudenziale secondo cui, nell'udienza preliminare, il giudice deve prioritariamente sollecitare l'emendatio dell'imputazione in udienza e la restituzione degli atti è ammissibile solo dopo l'inerzia del PM; tale principio è esteso dalla Corte al procedimento a citazione diretta/udienza predibattimentale.

  • art. 577 c.p. (aggravanti richiamate)

    Norma sostanziale richiamata nella pronuncia del Giudice di pace; il punto sostanziale (applicabilità dell'aggravante alle percosse) non è stato deciso dalla Cassazione, che si è concentrata sul profilo procedurale.

  • art. 568, comma 2, c.p.p.

    art. 568, comma 2, c.p.p.

    Richiamato per evidenziare che il PM non poteva impugnare la sentenza di incompetenza del Giudice di pace, il che contribuisce a spiegare l'esigenza di non comprimere ulteriormente i poteri del PM attraverso una restituzione disposta senza interlocuzione.

  • art. 516 e ss. c.p.p.

    Rilevato per ricordare il potere del pubblico ministero di formulare e successivamente modificare l'imputazione anche in sede dibattimentale; la restituzione ex abrupto lede tale prerogativa.

  • art. 521 c.p.p., comma 2 (richiamo comparativo)

    Richiamato nella ricostruzione della Corte come termine di paragone circa gli effetti della retrocessione del procedimento; la disciplina novellata evita che si determini una retrazione del processo senza le garanzie della sequenza procedurale corretta.

  • Costituzione, art. 111

    Richiamato per il contemperamento tra efficienza del processo e garanzie del giusto processo; la Corte sottolinea la necessità di razionalizzare i tempi senza ledere le prerogative costituzionali del PM e le garanzie dell'imputato.

Massime di principio

  • Il giudice dell'udienza predibattimentale deve, prima di disporre la restituzione degli atti per vizi dell'imputazione, invitare il pubblico ministero in udienza a correggere o integrare l'imputazione; la restituzione è misura extrema ratio.
  • I principi sviluppati dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite sull'udienza preliminare (sent. Battistella) si applicano anche all'udienza predibattimentale nei procedimenti a citazione diretta: priorità all'emendatio in udienza, restituzione solo se il PM non provvede.
  • Una restituzione degli atti disposta senza consentire l'interlocuzione al PM può essere ritenuta "abnorme" e annullabile in cassazione, soprattutto se determina una regressione procedurale che impedisce l'esercizio dell'azione penale.
  • Il giudice non deve comprimere la titolarità e i poteri del pubblico ministero: se il PM ritiene infondata un'aggravante o la competenza, deve poterne rappresentare le ragioni e, se del caso, sollevare il conflitto negativo di competenza.
  • Quando esiste una precedente pronuncia di incompetenza di un Giudice di pace, vanno valutate con attenzione le conseguenze procedurali; il rimedio corretto non è l'automatica restituzione senza aver dato spazio alla correzione dell'imputazione in udienza.
  • In pratica, in casi analoghi il difensore e il PM devono essere messi in condizione di discutere l'adeguatezza dell'imputazione in udienza predibattimentale: solo dopo un reale tentativo di emendatio e la mancata risposta del PM il giudice può disporre la restituzione.

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