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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42958/2024 del 26/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva negato l'indennizzo, ritenendo che la condotta della Cutrupi fosse stata collaborativa rispetto al programma criminoso e, quindi, idonea a integrare dolo o colpa grave ostativi al diritto all'equa riparazione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore del resistente.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p. per 591 giorni (arresti domiciliari dal 22/07/2014 al 19/02/2016) a seguito di indagine per associazione (art. 416 c.p.) aggravata da agevolazione mafiosa (art. 7 D.L. 152/91 conv. L.203/91). L'accusa contestava il ruolo contabile della Cutrupi nella predisposizione di una "contabilità parallela" volta all'evasione fiscale e al finanziamento della cosca Alampi; le imputazioni poggiavano soprattutto su intercettazioni ambientali/telefoniche. Dopo assoluzione in appello con formula dubitativa (sentenza del 28/06/2018 divenuta irrevocabile il 16/07/2019), la ricorrente chiedeva indennizzo sostenendo carenze motivazionali dell'ordinanza di rigetto e l'erronea valorizzazione delle conversazioni e degli interrogatori.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen. (riparazione per ingiusta detenzione)

    "chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile ... ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"

    La Corte interpreta la norma nel senso che l'indennizzo è escluso se l'interessato ha causato o concorso a causare la custodia cautelare con dolo o colpa grave; il giudice della riparazione deve accertare tale circostanza d'ufficio.

  • art. 43 cod. pen. (nozione di colpa)

    La nozione di colpa richiamata nella decisione è quella dell'art. 43 c.p.: macroscopica negligenza, imprudenza o trascuratezza idonea a determinare prevedibilmente l'intervento dell'autorità giudiziaria esclude l'indennizzo.

  • art. 646 e art. 315 cod. proc. pen. (ambito del sindacato di legittimità)

    La Corte ribadisce che il riesame in Cassazione è limitato alla legittimità e alla logicità della motivazione del provvedimento impugnato e non al merito sostanziale del giudizio di riparazione.

  • art. 606 cod. proc. pen. (motivazione del ricorso per Cassazione)

    I motivi dedotti in Cassazione devono rientrare nei limiti previsti dall'art. 606 c.p.p.; non è consentito chiedere una nuova valutazione di merito oltre la verifica di legittimità.

  • art. 530, comma 2, c.p.p. (assoluzione per insufficienza probatoria)

    L'assoluzione per insufficienza probatoria o per insussistenza dell'addebito non impedisce in sé la valutazione, in sede di riparazione, secondo la quale condotte dell'indagato possano aver determinato la misura cautelare se ritenute indicative di colpa grave.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. (limiti di enunciazione del motivo)

    Richiamato nel processo per il corretto inquadramento formale del motivo in Cassazione, a indicare i limiti di enunciazione della doglianza.

Massime di principio

  • La richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione può essere respinta anche dopo un'assoluzione se emerge che l'interessato ha concorso, con dolo o colpa grave, a creare l'apparenza del reato che ha determinato la misura cautelare.
  • Il giudice della riparazione deve valutare autonomamente e con parametro ex ante le condotte anteriori e successive alla sottoposizione alla misura, per verificare se esse erano idonee a indurre il giudice della cautela all'adozione della restrizione.
  • Intercettazioni, rapporti e frequentazioni "ambigue" o la partecipazione attiva alla predisposizione di strumenti (es. "contabilità parallela") possono integrare colpa grave se, secondo l'esperienza comune, erano plausibilmente idonee a suscitare un intervento dell'autorità.
  • Un'assoluzione con formula dubitativa non determina automaticamente il diritto all'indennizzo: conta la valutazione della rilevanza e dell'idoneità delle condotte dell'interessato a provocare la custodia cautelare.
  • In casi analoghi è essenziale documentare e contestualizzare le intercettazioni e gli elementi indiziari e spiegare dettagliatamente nei fatti come le condotte non avrebbero potuto creare l'apparenza di reato (per contrastare la ricostruzione di colpa grave).

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