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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1970/2024 del 17/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma della condanna per tentativo di furto in abitazione aggravato (per avere forzato la porta e tentato di asportare un materasso e una rete, senza riuscirvi). Contestazioni: 1) entrambi: vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla sussistenza dell\'aggravante di cui all\'art. 625 n.2 c.p., deducendo che la forzatura poteva riferirsi a un precedente episodio; 2) MONTONERI: censura sulla ritenuta recidiva reiterata (erroneamente applicata, secondo la difesa); 3) CONTE: censura sulla mancata applicazione dell\'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto) nonostante la richiesta della sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Sul primo motivo la Cassazione ha ritenuto manifestamente infondata la censura perché la difesa non ha confutato il contenuto della denuncia della persona offesa (che riferiva la forzatura della porta in relazione all\'azione contestata) né prodotto allegazioni idonee a dimostrare che la forzatura fosse antecedente e riconducibile a diverso episodio. Sul secondo motivo di MONTONERI, la Corte ha dichiarato manifesta infondatezza e inammissibilità: la questione sulla recidiva non era stata adeguatamente articolata in appello (motivo generico) e non poteva essere sollevata per la prima volta in cassazione; inoltre la giurisprudenza più recente (Sez. U n. 32318/2023) sul tema non mutava l\'esito, dato il difetto di devoluzione della questione. Sul secondo motivo della CONTE (art. 131-bis) la Corte ha ritenuto infondata la richiesta di particolare tenuità: la partecipazione all\'azione con il coinvolgimento di un infante e le modalità della condotta escludevano la lieve entità e giustificavano il diniego della causa di non punibilità; nulla osta alla contemporanea concessione della sospensione condizionale, essendo valutazioni distinte. Per effetto della declaratoria di inammissibilità, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende. Decisione del 9 gennaio 2024.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    Riferito alla fattispecie di tentato furto: la Corte territoriale e la Cassazione hanno ritenuto incontestato che il luogo fosse privata dimora e che gli atti fossero idonei e diretti a impossessarsi dei beni, integrando il tentativo.

  • art. 625 n. 2 cod. pen.

    Aggravante contestata per l\'effrazione della porta. La Corte ha ritenuto che la denuncia della persona offesa attestasse la forzatura in relazione all\'azione imputata ai ricorrenti e che la difesa non abbia dimostrato che l\'effrazione fosse ascrivibile a un precedente episodio.

  • art. 131-bis cod. pen.

    comma 2 citato in motivazione

    Il beneficio della particolare tenuità è stato ritenuto inapplicabile: la Corte ha valutato il disvalore e il bisogno di pena con riferimento ai criteri di cui all\'art. 133 c.p. e ha escludendo la tenuità per le modalità dell\'azione (coinvolgimento di un infante).

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato come criterio per valutare la particolare tenuità: la Corte ha osservato che non è necessaria l\'esauriente disamina di tutti gli elementi, ma la motivazione deve indicare quelli ritenuti rilevanti; qui la motivazione è stata ritenuta sufficiente.

  • Sez. U, n. 32318 del 30/3/2023 (Sabbatini)

    Sez. U, n. 32318 del 30/3/2023, Rv. 284878-01

    Giurisprudenza citata sul tema della recidiva reiterata: stabilisce che per l\'applicazione della recidiva reiterata può essere sufficiente che all\'atto del reato il soggetto sia gravato da più sentenze definitive senza necessità di una previa dichiarazione di recidiva semplice. La Corte ha però ritenuto la questione non decisiva nel caso concreto per difetto di adeguata devoluzione in appello.

  • art. 445 cod. proc. pen.

    Riferito (per distinzione) in giurisprudenza citata: alcune questioni di recidiva possono essere collegate alla estinzione dei reati per effetto dell\'art. 445 c.p.p.; la Corte ha richiamato la necessità che questioni di questo tipo siano devolute correttamente al giudice d'appello.

  • Corte cost. n. 186/2000

    Richiamata in relazione al mancato esonero dalla condanna alle spese e al pagamento a favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non è sede per la rivalutazione del merito: per impugnare con successo circostanze fattuali (es. chi abbia provocato l\'effrazione) occorre produrre elementi o allegazioni specifiche che mettano concretamente in discussione il tenore probatorio valorizzato in motivazione.
  • Le censure generiche in cassazione, e le questioni non devolute o non adeguatamente trattate in appello, sono inammissibili: novità di tattica difensiva non sollevate al giudice d\'appello non possono essere sollevate per la prima volta davanti alla Cassazione.
  • Sulla recidiva: la recente giurisprudenza di legittimità chiarisce i criteri di applicazione della recidiva reiterata, ma il giudizio di legittimità non può essere usato per contestare profili non esaminati dall\'appello; occorre articolare il motivo specificamente e tempestivamente.
  • Per il riconoscimento della particolare tenuità (art. 131-bis) è necessario un esame concreto del disvalore e del bisogno di pena con riferimento ai criteri di cui all\'art. 133 c.p.; modalità della condotta (es. coinvolgimento di un minore) possono escludere la tenuità anche se poi è concessa la sospensione condizionale della pena, trattandosi di valutazioni distinte.
  • Quando la prova della circostanza aggravante si fonda sulla denuncia della persona offesa, la difesa deve fornire elementi contrari specifici per superare la valutazione del giudice di merito; mere ipotesi non sono sufficienti davanti alla Cassazione.

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