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Sentenza

Sentenza n. 359/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda) n. -OMISSIS-, resa tra le parti, nel giudizio n. -OMISSIS- R.G..

Giustizia amministrativa202400271

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Sicilia che aveva respinto il ricorso contro il diniego di sanatoria edilizia e l’ordinanza di demolizione, accogliendo solo in parte i motivi aggiunti contro la sanzione pecuniaria e la revoca della concessione edilizia in sanatoria

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Gli appellanti contestavano la sentenza del TAR deducendo, anzitutto, omessa pronuncia e violazione delle garanzie di tutela giurisdizionale, per non avere il giudice di primo grado esaminato adeguatamente l’iter amministrativo e le vicende urbanistico-edilizie dell’immobile. Deducevano inoltre error in judicando, carenza di motivazione e di istruttoria degli atti comunali, sostenendo che il diniego di sanatoria non avesse valutato le loro osservazioni, la precedente concessione edilizia in sanatoria e la natura pertinenziale e accessoria degli ampliamenti realizzati. Gli appellanti sostenevano che le opere, di modeste dimensioni e funzionalmente collegate all’edificio principale, fossero sanabili anche in ragione delle esigenze abitative di un soggetto svantaggiato. Contestavano infine la qualificazione dell’ordinanza di demolizione come atto vincolato e le statuizioni relative alla sanzione pecuniaria prevista dall’art. 31, comma 4-bis, d.P.R. n. 380/2001.

La decisione

Il CGARS ha respinto l’appello. Ha dichiarato inammissibili i motivi perché generici e privi di una puntuale critica alle autonome rationes decidendi della sentenza di primo grado, come richiesto dall’art. 101, comma 1, c.p.a. L’appello non individuava specificamente gli errori della sentenza né contestava le singole ragioni poste dal TAR a fondamento del rigetto: natura vincolata delle determinazioni edilizie, adeguatezza della motivazione del diniego, mancata prova della doppia conformità urbanistica e legittimità dell’ordine di demolizione. Il giudice ha inoltre ritenuto infondate le censure relative alle esigenze abitative e alla pretesa necessità di una valutazione discrezionale dell’interesse pubblico. Le esigenze abitative non attribuiscono un diritto assoluto a conservare un immobile abusivo. L’ordine di demolizione è una misura ripristinatoria, vincolata e doverosa, non richiede una specifica comparazione tra interesse pubblico e interessi privati e non è impedito dal decorso del tempo o dall’affidamento del privato. È stata altresì confermata l’inammissibilità dell’appello nella parte relativa alla sanzione pecuniaria, poiché non erano state censurate le ragioni del TAR, secondo cui l’abuso è un illecito permanente e la sanzione è applicabile decorso il termine di 90 giorni dall’ordine di demolizione. Nulla sulle spese, poiché il Comune non si è costituito.

Norme richiamate

  • art. 101, comma 1, c.p.a.

    il ricorso in appello ... deve contenere ... le specifiche censure contro i capi della sentenza gravata

    L’appello deve contenere una critica puntuale e specifica della sentenza impugnata; non è sufficiente la generica riproposizione dei motivi dedotti in primo grado.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    doppia conformità urbanistica dell’opera da sanare, sia con riferimento al momento della realizzazione della stessa, che al momento della presentazione della relativa istanza di sanatoria

    La sanatoria edilizia richiede la prova della conformità dell’opera alla disciplina urbanistica vigente sia al momento della realizzazione sia al momento della domanda.

  • art. 31, comma 4-bis, d.P.R. n. 380/2001

    sanzione pecuniaria di € 20.000,00

    La sanzione pecuniaria è applicabile decorso il termine di 90 giorni dall’ordine di demolizione, nell’ambito di un illecito edilizio permanente.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    Il TAR, con statuizione non specificamente censurata in appello, aveva escluso la violazione del preavviso di rigetto in ragione della natura vincolata delle determinazioni in materia di abusi edilizi e della natura a istanza di parte del procedimento.

  • art. 52 d.lgs. n. 196/2003

    È stato disposto l’oscuramento delle generalità degli appellanti a tutela dei loro diritti o della loro dignità.

Massime di principio

  • L’appello amministrativo non costituisce un nuovo giudizio: deve contenere, ai sensi dell’art. 101, comma 1, c.p.a., specifiche censure contro i capi della sentenza impugnata, con una puntuale confutazione delle relative argomentazioni e rationes decidendi.
  • Quando una sentenza è fondata su più ragioni autonome, l’appello è ammissibile e può condurre alla riforma soltanto se contesta specificamente ciascuna di esse e tutte le censure risultano fondate.
  • L’ordine di demolizione di opere edilizie abusive è un atto vincolato e doveroso, rispetto al quale non è necessaria una specifica motivazione sull’interesse pubblico concreto e attuale alla rimozione né una comparazione con gli interessi privati, essendo tale ponderazione già compiuta dal legislatore.
  • Le esigenze abitative e il fatto che l’immobile costituisca la casa familiare non attribuiscono un diritto assoluto alla conservazione di opere abusive e non impediscono l’adozione o l’esecuzione dell’ordine di demolizione.
  • La sanatoria edilizia richiede al privato la prova della doppia conformità urbanistica dell’opera, riferita sia alla disciplina vigente al momento della realizzazione sia a quella vigente al momento della domanda.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAbusi edilizi e sanzioniAppello
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaLegittimo affidamentoDecadenza e tardività

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