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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47638/2023 del 28/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Napoli che aveva riformato il trattamento sanzionatorio rispetto al Tribunale, confermando la condanna per partecipazione ad associazione armata (art. 416 c.p.) finalizzata a rapine e sequestri. Difese: per Cortino censura sulla sussistenza del vincolo associativo e sul diniego delle circostanze attenuanti (art. 62-bis c.p.); per Damiano deduzione in base all'art. 238-bis c.p.p. lamentando che sentenze irrevocabili di assoluzione per i reati-fine non sono state adeguatamente valutate e che vi è dubbio sull'identificazione dell'imputato nelle intercettazioni ambientali; per Ostinato censura sull'erronea applicazione dell'art. 81 c.p. (continuazione) e sul calcolo della pena base rispetto al reato più grave.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Cortino Ciro e Ostinato Antonio, condannandoli al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 ciascuno. Ha invece accolto il ricorso di Damiano Luigi, annullando la sentenza impugnata nei suoi confronti e rinviando ad altra sezione della Corte d'Appello di Napoli per nuovo giudizio, in relazione alla mancata adeguata valutazione delle sentenze assolutorie e dei dubbi identificativi. Non sono state fornite riduzioni o modifiche favorevoli per Cortino e Ostinato.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137/2020, art. 23, comma 8

    Consente la trattazione con contraddittorio cartolare; richiamata per spiegare il procedimento di trattazione in Cassazione.

  • art. 416 c.p. (associazione armata)

    Norma sostanziale contestata: la Corte d'appello ha ritenuto provata la sussistenza dell'associazione armata sulla base di elementi quali stabilità del vincolo, divisione dei ruoli, serialità dei reati e mezzi organizzativi; Cassazione ha valutato le censure in relazione alla specificità delle argomentazioni difensive.

  • art. 62-bis c.p. (circostanze attenuanti generiche)

    Utilizzata dal ricorrente Cortino per chiedere il riconoscimento di attenuanti generiche; la Corte d'appello ha motivatamente negato il beneficio considerando la recidiva qualificata e la gravità delle condotte.

  • art. 238-bis c.p.p.

    Prevede l'efficacia probatoria delle decisioni irrevocabili; la Cassazione ha ritenuto fondata la doglianza di Damiano nella parte in cui la Corte territoriale non ha adeguatamente valutato le ricadute delle assoluzioni irrevocabili sull'accertamento dell'associazione.

  • art. 81 c.p. (reato continuato)

    Invocato da Ostinato per contestare il computo in continuazione e l'individuazione del reato più grave; la Cassazione ha ritenuto la questione priva di interesse per il ricorrente quando l'accoglimento comporterebbe un trattamento in pejus.

  • art. 133 c.p. (determinazione della pena)

    Richiamata dalla Corte d'appello per giustificare il trattamento sanzionatorio ritenuto congruo in relazione alla gravità delle condotte; Cassazione ha ritenuto corretto il trattamento sanzionatorio nei confronti degli altri ricorrenti salvo per Damiano, il cui procedimento va rinnovato.

Massime di principio

  • Le doglianze generiche e aspecifiche sul punto della sussistenza dell'associazione sono spesso inammissibili: il ricorso deve indicare precise lacune logiche o probatorie della motivazione di merito.
  • Quando l'imputato è stato irrevocabilmente assolto per reati-fine, il giudice d'appello deve verificare e motivare espressamente l'incidenza di tali decisioni sulla ricostruzione dell'accusa associativa (art. 238-bis c.p.p.); la loro trascuratezza può determinare l'annullamento con rinvio.
  • Nel giudizio di continuazione, l'impugnazione che potrebbe comportare un peggioramento del trattamento detentivo per l'imputato può essere dichiarata priva di interesse (inammissibile), quindi la difesa deve valutare il rischio di reformatio in peius prima di proporre censure su gravità comparata dei reati.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche viene normalmente giustificato da elementi ostativi quali recidiva qualificata e particolare allarme sociale derivante dalle modalità del reato; per ottenere il riconoscimento occorre fornire elementi probatori e argomentativi concreti e specifici.
  • La Corte di Cassazione richiede che le corti di merito rispondano in modo adeguato e puntuale alle censure difensive rilevanti e specifiche; omissioni o risposte generiche su questioni decisive (es. identificazione nelle intercettazioni, incidenza di assoluzioni irrevocabili) possono portare ad annullamento con rinvio.

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