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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47623/2023 del 28/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Bari che ha confermato le condanne per ricettazione. Denunciano: 1) nullità per il rigetto dell'istanza di rinvio per legittimo impedimento del difensore avanzata all'udienza del 4/7/2022; 2) carenza e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla responsabilità penale e alla determinazione della pena (in particolare contestano la prova della provenienza delittuosa di parti di carrozzeria, la qualificazione del fatto come ricettazione invece che come semplice acquisto di cose di sospetta provenienza, l'assenza dell'elemento soggettivo in considerazione del ruolo di dipendenti di alcuni imputati e le fatture prodotte a giustificazione della lecita provenienza; lamentano inoltre che il coimputato Retta non sia stato escusso); 3) carenza di motivazione sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche eccessiva misura della pena rispetto al minimo edittale tenuto conto dell'assenza di precedenti o della lieve rilevanza di precedenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e li ha respinti. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondato il vizio relativo al legittimo impedimento perché l'istanza del difensore non era documentata: mancava l'atto di nomina nel procedimento richiamato, la prova dello stato di detenzione dell'imputato e l'indicazione dell'impossibilità di avvalersi di un sostituto, elementi necessari per riconoscere un impedimento assoluto. Sul secondo motivo ha ritenuto le doglianze aspecifiche e reiterative di valutazioni di merito già affrontate e motivate dalla Corte territoriale: ha richiamato il principio per cui, ai fini della ricettazione (art. 648 c.p.), l'elemento soggettivo può emergere dall'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa e che non è richiesto all'imputato di provare la provenienza ma di fornire un'attendibile spiegazione; la Corte di merito ha dato motivazione congrua e non manifestamente illogica. Quanto alla determinazione della pena e al diniego delle attenuanti generiche, la Corte ha ritenuto le doglianze aspecifiche e non consentite in sede di legittimità: la motivazione del giudice di merito è stata ritenuta adeguata nel richiamare la gravità del fatto e l'assenza di elementi favorevoli alla mitigazione. Conseguentemente la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    La Corte conferma che per la ricettazione può essere sufficiente la mancanza di una attendibile indicazione della provenienza della cosa per desumere il dolo eventuale; l'imputato non ha l'onere probatorio di dimostrare la lecita provenienza, ma quello di fornire una spiegazione attendibile sull'origine del possesso

  • art. 712 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa come possibile riqualificazione per condotte meramente colpose (acquisto di cose di sospetta provenienza), la Corte distingue tale fattispecie dalla ricettazione dolosa richiamando la necessità di valutare la consapevolezza o l'accettazione del rischio dell'illecita provenienza

  • art. 102 cod. proc. pen.

    Nel contesto del legittimo impedimento del difensore la norma sul sostituto è richiamata per affermare che il difensore deve documentare l'impossibilità di avvalersi di sostituti; l'impegno in altro procedimento è impedimento valido solo se adeguatamente provato e motivato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La norma è applicata per prevedere la condanna alle spese e, in presenza di profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, per irrogare il pagamento alla cassa delle ammende

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato nei principi sul trattamento sanzionatorio: la determinazione della pena è frutto di una valutazione complessiva; la motivazione rafforzata è richiesta solo se la pena discosta significativamente dal minimo edittale

Massime di principio

  • Per riconoscere il legittimo impedimento del difensore occorre documentare specificamente l'impegno, l'assenza di altro codifensore idoneo e l'impossibilità di avvalersi di un sostituto; l'assenza di tale documentazione giustifica il rigetto dell'istanza.
  • In sede di ricorso per cassazione è preclusa la rinnovata valutazione del merito probatorio: la Corte di Cassazione controlla la logicità e la completezza della motivazione ma non può ri-valutare i fatti o sostituirsi al giudice di merito nella valutazione della prova.
  • Nella fattispecie di ricettazione (art. 648 c.p.) l'elemento soggettivo può essere desunto dall'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa; l'imputato non deve provare la provenienza ma fornire una spiegazione attendibile o elementi che giustifichino il possesso.
  • La distinzione tra acquisto di cose di sospetta provenienza (figura contravvenzionale/colposa) e ricettazione dolosa dipende dalla valutazione della consapevolezza o dell'accettazione del rischio dell'illecita provenienza; la qualifica compete al giudice di merito sulla base degli elementi fattuali.
  • Nella motivazione del diniego delle attenuanti generiche è sufficiente il richiamo agli elementi ritenuti decisivi (ad es. gravità del fatto e mancanza di elementi favorevoli); non è necessario esaminare analiticamente tutti gli elementi favorevoli prospettati dalle parti.
  • La determinazione della pena è valutazione complessiva del giudice di merito e, salvo discostamenti significativi dal minimo edittale, non richiede una motivazione analitica estesa; il sindacato di legittimità è comunque possibile se la motivazione è manifestamente illogica o arbitraria.

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