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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40223/2025 del 15/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Fontana era stato sottoposto a custodia cautelare per associazione di stampo mafioso (art. 416-bis c.p. con più commi). Assolto in primo grado, la Corte d'appello riformò la sentenza ritenendo la responsabilità ma escludendo il ruolo apicale e l'aggravante del comma 6; la custodia fu nuovamente disposta. Il Tribunale del riesame annullò l'ordinanza cautelare ritenendo carenti le esigenze cautelari; la Cassazione annullò quel provvedimento per violazione dell'art. 309, comma 8 c.p.p. (mancata comunicazione della fissazione dell'udienza) e rimise gli atti al Tribunale del riesame che, con la nuova ordinanza, rigettò la richiesta di rimessione in libertà. Con ricorso in Cassazione l'imputato deduceva, in sintesi: carenza e vizio della motivazione sui gravi indizi di colpevolezza; mancata prova del pericolo di reiterazione del reato e superamento della presunzione di pericolosità ex art. 275, comma 3 c.p.p.; impropria utilizzazione delle dichiarazioni del collaboratore Ferrante (non allegate o inutilizzabili) e violazione dell'art. 274, comma 1, lett. c) c.p.p. e dell'art. 111 Cost.

La decisione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo: quando interviene sentenza di condanna, la valutazione dei gravi indizi può essere soddisfatta anche con la sola indicazione degli elementi di prova a carico desumibili dal dispositivo della sentenza, ancorché la motivazione non sia ancora depositata. Ha confermato che la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare opera anche se la misura è applicata contestualmente alla sentenza di condanna dopo annullamento di precedente ordinanza cautelare, purché si valutino elementi preesistenti e sopravvenuti. I motivi secondario e terzo sono stati ritenuti infondati: il Tribunale del riesame poteva fondare la misura sul pericolo di reiterazione anche se l'originaria motivazione parlava di pericolo di fuga, e ha correttamente ritenuto non vinta la presunzione di pericolosità ex art. 275, comma 3 c.p.p.; le dichiarazioni del collaboratore Ferrante non risultano decisive nel ragionamento e quindi le eccezioni sulla loro mancata acquisizione non incidono. Conseguentemente il ricorso è respinto e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Del reato associativo di stampo mafioso; la Corte d'appello ha riconosciuto la partecipazione ma ha escluso il ruolo di vertice e l'aggravante del comma 6

  • art. 309, comma 8 cod. proc. pen.

    Obbligo di comunicazione della fissazione dell'udienza di riesame: la sua violazione ha determinato in precedenza l'annullamento dell'ordinanza con rinvio per nuovo giudizio

  • art. 300, comma 5 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella giurisprudenza discussa in ricorso (riguarda la nuova applicazione della custodia cautelare dopo proscioglimento), ma la Corte ha ritenuto quella massima non pertinente al caso concreto

  • art. 274, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Prevede la custodia cautelare per pericolo di fuga; la Corte ha osservato che il Tribunale del riesame aveva escluso il pericolo di fuga ma che il provvedimento poteva essere confermato per altra esigenza cautelare

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Prevede la custodia per pericolo di reiterazione del reato; il Tribunale del riesame ha confermato la misura su questa base e la Cassazione ha ritenuto valida tale motivazione

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Presunzione di pericolosità nei reati associativi: il Tribunale ha ritenuto che non sussistessero elementi idonei a vincerla e la Cassazione ha ritenuto corretta la valutazione che la presunzione non era stata superata

  • art. 111 Cost.

    Tutela del giusto processo; il ricorrente lamentava violazioni connesse all'utilizzabilità delle dichiarazioni del collaboratore, ma la Corte ha ritenuto tali argomenti non decisivi per il rigetto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che regola la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata con condanna del ricorrente al pagamento delle spese

Massime di principio

  • Se interviene una sentenza di condanna, il giudice delle misure può desumere i gravi indizi anche dal solo dispositivo della sentenza, senza attendere il deposito della motivazione completa
  • La custodia cautelare può essere confermata o applicata anche per esigenze diverse da quelle indicate originariamente, purché il giudice motivi in modo congruo e valorizzi elementi preesistenti e sopravvenuti
  • Nelle ipotesi di reati associativi (art. 416-bis) opera una presunzione di pericolosità ai fini cautelari (art. 275, comma 3 c.p.p.) che richiede elementi concreti e specifici per essere efficacemente superata dalla difesa
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, se non decisive nel patrimonio probatorio del provvedimento, non necessariamente travolgono la motivazione dell'ordinanza se la stessa poggia su altri elementi
  • Violazioni procedurali rilevanti (es. mancata comunicazione dell'udienza ai sensi dell'art. 309, comma 8 c.p.p.) possono portare ad annullamenti e rinvii, ma il nuovo giudizio può comunque confermare la misura se la valutazione delle esigenze cautelari risulta poi soddisfacente
  • Per contrastare efficacemente un provvedimento cautelare in casi di associazione mafiosa è necessario fornire elementi chiari e circostanziati che dimostrino l'effettivo e stabile allontanamento dall'associazione e che siano idonei a vincere la presunzione di pericolosità

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