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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10095/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del riesame che aveva rigettato la richiesta di dichiarare la nullità del decreto di sequestro probatorio. La censura principale era che il decreto di sequestro non sarebbe stato adeguatamente motivato: mancava la specificazione della condotta ascritta (anche in termini di fumus) e non sarebbe stata indicata una idonea esigenza probatoria che giustificasse l'acquisizione e il vincolo di documenti, compresi dati e supporti informatici.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, ai sensi dell'art. 325 cod. proc. pen., il ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro probatorio sia ammesso solo per violazione di legge (inclusi errores in iudicando/procedendo o vizi motivazionali radicali). Il Collegio ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia correttamente verificato la presenza del fumus del reato (emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti tra imprese con creazione di fittizi crediti Iva) e l'esigenza probatoria (acquisizione di documentazione contabile, comunicazioni intercorse e dati informatici presso le imprese coinvolte). La motivazione del provvedimento genetico è stata considerata sufficientemente chiara e proporzionata alla tipologia del reato; pertanto non è stata riconosciuta nullità. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    La disposizione è richiamata per chiarire che il ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso soltanto per violazione di legge, inclusi errores in iudicando/procedendo o vizi motivazionali tanto gravi da rendere incomprensibile il percorso argomentativo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile.

Massime di principio

  • Avverso provvedimenti di sequestro probatorio il ricorso per cassazione è molto limitato: è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali; non è un terzo grado di merito.
  • Il decreto di sequestro probatorio deve contenere la descrizione della condotta ipotizzata, la sua riconduzione a una fattispecie incriminatrice e la relazione tra i beni sequestrati e l'ipotesi criminosa; l'indicazione della sola norma violata è insufficiente.
  • In sede di riesame il giudice valuta l'astratta configurabilità del reato (fumus) e l'idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini tramite acquisizione del materiale sequestrato, non la fondatezza piena dell'accusa.
  • La motivazione richiesta per l'esigenza probatoria può essere più sintetica quando il rapporto di pertinenzialità tra la documentazione e il reato è immediatamente intuibile (es. documentazione contabile in ipotesi di reato tributario).
  • Per ottenere l'annullamento del sequestro per carenza motivazionale bisogna dimostrare che la motivazione è talmente carente da non consentire di comprendere l'itinerario logico del giudice; contestazioni meramente critiche o generiche sulla motivazione risultano inammissibili.
  • Il difensore deve articolare censure specifiche e puntuali riguardo ai vizi di legge o ai vizi motivazionali esecrabili; l'insufficienza di argomentazione nel ricorso può determinare la declaratoria di inammissibilità e l'applicazione di sanzioni economiche.

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