Sentenza n. 579/2026 - Salerno, Sezione 3
per l'accertamento dell’illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dal Prefetto di Salerno, in relazione all'istanza di aggiornamento antimafia ex art. 91, comma 5, del D.Lg.vo n. 159/2011; nonché per la declaratoria dell'obbligo del Prefetto di Salerno a concludere la suindicata procedura con un provvedimento espresso e motivato;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento della Prefettura di Salerno sull'istanza di aggiornamento della procedura antimafia e di rilascio dell'informativa liberatoria
Esito
Favorevole al resistente (prefettura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'impresa ha proposto ricorso contro il silenzio serbato dal Prefetto di Salerno sull'istanza di aggiornamento della procedura antimafia, presentata ai sensi dell'art. 91, comma 5, del d.lgs. n. 159/2011, a fronte di una precedente informazione antimafia interdittiva. Ha dedotto l'illegittimità dell'inerzia dell'amministrazione, protrattasi oltre i termini normativamente previsti, e chiesto l'accertamento dell'obbligo del Prefetto di concludere il procedimento con un provvedimento espresso e motivato, nonché il rilascio dell'informativa antimafia liberatoria.
La decisione
Nel corso del giudizio la parte ricorrente ha comunicato che il Prefetto di Salerno aveva revocato l'informazione antimafia interdittiva oggetto della richiesta di aggiornamento. Tale sopravvenienza ha integralmente soddisfatto la domanda proposta contro il silenzio; il TAR ha quindi dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, in considerazione della rapida definizione della controversia e della condotta dell'amministrazione. L'Amministrazione dell'Interno è stata tuttavia condannata al rimborso del contributo unificato, ove versato, in favore della ricorrente, quale amministrazione virtualmente soccombente.
Norme richiamate
art. 91, comma 5, d.lgs. 159/2011
La disposizione è indicata quale base normativa dell'istanza di aggiornamento della procedura antimafia presentata dall'impresa.
art. 34, comma 5, c.p.a.
La sopravvenuta revoca dell'informazione antimafia interdittiva, avendo soddisfatto la domanda proposta contro il silenzio, giustifica la dichiarazione di cessazione della materia del contendere.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l'oscuramento dei dati identificativi della ditta ricorrente.
art. 9, paragrafo 1, Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, unitamente alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata e per disporre l'oscuramento dei dati identificativi.
Massime di principio
- La sopravvenuta adozione, da parte dell'amministrazione, di un provvedimento che soddisfa integralmente la domanda proposta contro il silenzio-inadempimento determina la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, comma 5, c.p.a.
- In un giudizio contro il silenzio relativo a un'istanza di aggiornamento antimafia, la revoca dell'informazione interdittiva oggetto dell'istanza costituisce una sopravvenienza satisfattiva della pretesa azionata, impedendo una pronuncia ulteriore sull'obbligo di provvedere.
- La cessazione della materia del contendere non impedisce la compensazione delle spese e la condanna dell'amministrazione al rimborso del contributo unificato, quando l'amministrazione risulti virtualmente soccombente.
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