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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19172/2023 del 06/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Il cittadino straniero ha proposto ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Giudice di pace che aveva respinto l'opposizione al decreto di espulsione e al conseguente ordine del questore. Nel ricorso sono stati articolati sette motivi: (1) denuncia di violazione dell'art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, c.p.c.; (2) dedotta violazione dell'art. 13, comma 7, d.lgs. n. 286/1998 per omessa traduzione del provvedimento nella lingua madre; (3) violazione degli artt. 3, 7, 8 e 10-bis L. n. 241/1990; (4) violazione dell'art. 13, comma 3, d.lgs. n. 286/1998 per omessa motivazione e nullità del decreto di espulsione; (5) dedotta inespellibilità per tutela della salute in ragione dell'emergenza Covid-19; (6) dedotta inesistenza e/o nullità dell'ordine del questore; (7) omessa motivazione dell'ordine del questore circa la mancata adozione dell'accompagnamento alla frontiera o del trattenimento in centro di permanenza temporanea. La Corte, però, ha rilevato in via preliminare un vizio processuale del ricorso: nell'intestazione era indicata anche la Prefettura di Potenza, ma il ricorso era stato notificato soltanto al Ministero dell'interno, senza corretta notifica presso l'autorità che aveva emanato il decreto impugnato.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha affermato che, nel giudizio di cassazione avverso il provvedimento emesso all'esito dell'opposizione al decreto prefettizio di espulsione, il ricorso deve essere proposto nei confronti dell'autorità che ha emanato il decreto impugnato e notificato presso la stessa. Poiché nel caso concreto il ricorso era stato notificato al solo Ministero dell'interno presso l'Avvocatura generale dello Stato, è stata pronunciata l'inammissibilità. Nulla è stato disposto sulle spese. La Corte ha altresì escluso il raddoppio del contributo unificato perché il procedimento è esente.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    richiamato dai motivi di ricorso come parametro di censura, senza una specifica interpretazione nel merito, poiché la decisione si è arrestata su un profilo processuale preliminare.

  • art. 13, comma 7, d.lgs. n. 286/1998

    invocato per la dedotta omessa traduzione nella lingua madre del provvedimento di espulsione.

  • art. 13, comma 3, d.lgs. n. 286/1998

    invocato per dedotta omessa motivazione e nullità del decreto di espulsione.

  • artt. 3, 7, 8 e 10-bis L. n. 241/1990

    richiamati nei motivi come norme violate, senza esame di merito da parte della Corte.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R.

    richiamato per escludere il raddoppio del contributo unificato, in quanto il procedimento è esente.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione avverso l'ordinanza resa sull'opposizione al decreto di espulsione del cittadino straniero, il ricorso deve essere indirizzato contro l'autorità che ha emanato il decreto impugnato ed essere notificato presso la stessa; la notificazione al solo Ministero dell'interno presso l'Avvocatura generale dello Stato determina l'inammissibilità.
  • Quando il ricorso è inammissibile per un vizio processuale preliminare, la Corte non esamina i motivi di merito relativi alla legittimità del decreto di espulsione o dell'ordine del questore.
  • In presenza di procedimento esente, non opera il raddoppio del contributo unificato previsto dall'art. 13, comma 1-quater, D.P.R.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiLitisconsorzio necessario

Testo integrale

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