Cassazione Civile, Ordinanza n. 21659/2025 del 28/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (datore di lavoro)
La controversia
La controversia origina dall’impugnazione di un licenziamento intimato per superamento del comporto da una società agricola a un lavoratore. In primo grado il ricorso era stato dichiarato inammissibile per decadenza, sia perché il giudice aveva ritenuto tardiva l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, decorrendo il termine dal 29.10.2019, data di arrivo della raccomandata al domicilio del lavoratore, sia perché era stata ritenuta tardiva anche l’azione giudiziale ex art. 6, comma 2, l. n. 604/1966. In appello il lavoratore contestava: 1) che il datore avesse provato il contenuto della busta recapitata, sostenendo che l’onere probatorio spettasse alla controparte e che la copia prodotta non recasse timbro di data certa; 2) che il termine di 180 giorni per iniziare la causa fosse comunque rispettato, deducendo che il blocco dei licenziamenti per le imprese agricole avrebbe operato fino al 30.10.2021, così rendendo tempestivo il deposito del ricorso. In cassazione i motivi riproducevano sostanzialmente le medesime censure: violazione dell’art. 2697 c.c. quanto all’onere della prova sul contenuto della raccomandata e violazione della disciplina sul blocco dei licenziamenti e sul termine per l’impugnazione giudiziale.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che, quando la comunicazione è inviata per raccomandata e il destinatario contesta che il plico contenesse il licenziamento, spetta a quest’ultimo provare che la raccomandata era vuota o conteneva un atto diverso; la consegna del plico al domicilio del destinatario fa presumere la conoscenza dell’atto ex art. 1335 c.c. Conseguentemente, è rimasta ferma la prima ratio decidendi della sentenza impugnata, ossia la tardività dell’impugnazione stragiudiziale del licenziamento, spedita oltre il termine di 60 giorni decorrenti dal 29.10.2019. Sul secondo motivo la Corte ha dichiarato la carenza di interesse e quindi l’inammissibilità, perché anche un suo eventuale accoglimento non avrebbe potuto portare alla cassazione della decisione, restando sufficiente la prima ratio già confermata. Nessuna statuizione sulle spese per mancanza di difese della parte intimata; è stato inoltre dato atto dell’obbligo del versamento dell’ulteriore contributo unificato, se dovuto.
Norme richiamate
art. 2697 c.c.
L’onere di provare che la raccomandata non contenesse alcun atto o contenesse un atto diverso da quello allegato grava sul destinatario che contesta il contenuto del plico.
art. 1335 c.c.
La consegna della raccomandata al domicilio del destinatario fa presumere la conoscenza dell’atto da parte di quest’ultimo.
art. 6, comma 1, l. n. 604/1966
L’impugnazione stragiudiziale del licenziamento deve essere proposta entro 60 giorni a pena di decadenza.
art. 6, comma 2, l. n. 604/1966
Dopo l’impugnazione stragiudiziale, l’azione giudiziale deve essere introdotta entro il termine di decadenza previsto dalla norma.
art. 46 d.l. 17 marzo 2020, n. 18
Il blocco dei licenziamenti è stato considerato irrilevante nel caso concreto perché intervenuto dopo la scadenza del termine di impugnazione stragiudiziale.
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater
La Corte ha dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ove dovuto.
Massime di principio
- Quando una comunicazione a contenuto negoziale o estintivo è inviata per raccomandata e il destinatario contesta il contenuto del plico, la sola allegazione della mancanza di prova da parte del mittente non basta: il destinatario deve fornire la prova positiva che la busta era vuota o conteneva un atto diverso.
- La presunzione di conoscenza ex art. 1335 c.c. opera con la consegna del plico al domicilio del destinatario risultante dall’avviso di ricevimento, salvo prova contraria specifica e rigorosa.
- In materia di licenziamento, se la decadenza dall’impugnazione stragiudiziale ex art. 6 l. n. 604/1966 è già maturata, sopravvenienze normative successive non possono riaprire il termine ormai spirato.
- Nel ricorso per cassazione, l’accoglimento o il rigetto di un motivo che attiene a una ratio decidendi autonoma può rendere inammissibili per difetto di interesse gli ulteriori motivi, se questi non sarebbero comunque idonei a determinare la cassazione della sentenza impugnata.
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