Cassazione Penale, Sentenza n. 27726/2025 del 29/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Imputata per aver dichiarato falsamente, al fine di ottenere il reddito di cittadinanza, di aver risieduto in Italia per almeno dieci anni (di cui gli ultimi due continuativi). In Cassazione si è censurata la mancata applicazione dell'art.62 n.4 cod. pen. (modestia del profitto), la eccessività della pena e la sussistenza di un errore su legge o affidamento a un centro di assistenza fiscale che avrebbe indotto la firmataria a non conoscere la mancanza del requisito della residenza.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato che la condotta rientra nell'art.7 d.l. 4/2019 (dichiarazioni false per ottenere il reddito di cittadinanza), ritenendo infondate e/o aspecifiche le censure sulla modestia del profitto e sulla pena. Ha inoltre affermato che l'errore su legge o l'affidamento a un CAF non escludono il dolo richiesto dalla fattispecie. Alla luce della sentenza della Corte costituzionale n.31/2025 il requisito della residenza decennale è stato ridotto a cinque anni; tuttavia la rilevanza penale della falsa dichiarazione circa la residenza permane. Il ricorrente è condannato alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 7 d.l. n. 4 del 2019 (convertito)
disposizione che sanziona le false dichiarazioni ai fini dell'ottenimento del reddito di cittadinanza
La Corte ha ritenuto che la condotta di dichiarare falsamente la residenza ricada nella fattispecie incriminatrice ed è penalmente rilevante anche dopo la riduzione del requisito a cinque anni stabilita dalla Consulta
art. 2, comma 1, d.l. n. 4/2019
requisito della residenza in Italia per l'accesso al reddito di cittadinanza
Originariamente prevedeva la residenza per almeno 10 anni; la Corte costituzionale l'ha dichiarata illegittima nella parte in cui richiedeva 10 anni, riducendola a 5 anni; la Cassazione riconosce la modifica ma conferma la rilevanza penale della falsa dichiarazione
art. 62 n. 4 cod. pen.
attenuante della modestia del profitto
La Corte ha ritenuto aspecifica la censura sulla sua applicazione: il giudice di merito ha valutato l'importo percepito non 'modesto' e la valutazione di fatto non è stata superata in Cassazione
art. 5 cod. pen.
criteri sul dolo (errore di diritto)
La Corte ha riaffermato che l'ignoranza o l'errore sulla normativa che disciplina il reddito di cittadinanza costituisce errore su legge penale che non esclude il dolo richiesto per la fattispecie delle false dichiarazioni
art. 3 Cost.
principio di uguaglianza e non discriminazione
Richiamato nella disamina della Consulta per valutare la proporzionalità del requisito di residenza; la Corte costituzionale ha ritenuto che il requisito quinquennale sia proporzionato e non incostituzionale
Direttiva 2003/109/CE, art. 11 par.1 lett. d) e art. 4
diritto dei soggiornanti di lungo periodo alla parità di trattamento; periodo di 5 anni per il soggiorno di lungo periodo
La Corte di Giustizia, basandosi sull'interpretazione del giudice di rinvio, ha ritenuto che un requisito decennale fosse incompatibile con la direttiva; la Cassazione spiega la divergenza tra l'inquadramento della CGUE e la posizione della Consulta
Direttiva 2004/38/CE, art. 16 par.1
riferimento al periodo quinquennale quale indicatore di radicamento
La Corte costituzionale ha richiamato tale parametro a sostegno della ragionevolezza del termine di cinque anni
Sentenza Corte di Giustizia, Grande Sezione, 29/07/2024, cause riunite C-112/22 e C-223/22
interpretazione del reddito di cittadinanza come misura di assistenza sociale e censura del requisito decennale
La CGUE ha ritenuto che il requisito decennale e la penalizzazione delle false dichiarazioni fossero incompatibili con il diritto dell'Unione nella prospettiva del giudice di rinvio; la Cassazione osserva che la CGUE non ha verificato l'esattezza dell'inquadramento nazionale e che la Consulta ha adottato diversa lettura
Sentenza Corte costituzionale n. 31 del 20/03/2025
dichiarazione di illegittimità costituzionale della parte del requisito dei 10 anni, con riduzione a 5 anni
La Consulta ha ritenuto che il Rdc abbia natura non meramente assistenziale e che il requisito quinquennale sia costituzionalmente proporzionato; la Cassazione aderisce a questa impostazione
art. 606 primo comma lett. e) cod. proc. pen.
motivi di ricorso in Cassazione (manifesta illogicità della motivazione)
La Corte ha valutato che le deduzioni difensive non raggiungono la soglia della manifesta illogicità richiesta per annullare la motivazione di merito
art. 616 cod. proc. pen.
onere delle spese e possibile condanna alla Cassa delle ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile
Applicato: condanna della parte privata al pagamento delle spese e al versamento alla Cassa delle ammende per profili di colpa nella proposizione del ricorso
Massime di principio
- La falsa dichiarazione sulla residenza ai fini del reddito di cittadinanza integra il reato previsto dall'art. 7 d.l. 4/2019; l'errore sulla legge che disciplina il beneficio non esclude automaticamente il dolo richiesto.
- Dopo la pronuncia della Corte costituzionale che ha ridotto il requisito da 10 a 5 anni, resta comunque penalmente rilevante la mendace attestazione relativa al requisito di residenza se la permanenza è inferiore al termine ora vigente.
- La divergenza tra interpretazioni sovranazionali (CGUE) e i giudici costituzionali nazionali può incidere sull'applicabilità del requisito: in materia di rapporti tra diritto dell'Unione e ordinamento interno, le decisioni della Consulta hanno efficacia erga omnes nell'ordinamento nazionale e vengono seguite dai giudici nazionali di legittimità.
- L'affidamento a un centro di assistenza fiscale o l'errore imputabile a un intermediario difficilmente escludono la responsabilità penale dell'intestatario della dichiarazione; la difesa deve fornire prove concrete per dimostrare inevitabilità dell'ignoranza o l'assenza di dolo.
- Per ottenere l'attenuante della 'modestia del profitto' (art. 62 n.4) occorre un convincente apprezzamento di fatto che dimostri l'esiguità del profitto; le valutazioni dei giudici di merito su questo punto sono difficili da ribaltare in Cassazione se non manifestamente illogiche.
- In sede di legittimità le censure devono essere specifiche e confrontarsi con la motivazione di merito: argomentazioni generiche o alternative di fatto non soddisfano la soglia richiesta per l'annullamento o la riforma.
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