Sentenza n. 2031/2026 - Firenze, Sezione 3
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza del Comune di Massa n. 67 del 7 febbraio 2022, di demolizione di opere abusive e rimessione in pristino del terreno; erano inoltre impugnati, per quanto occorresse, i verbali di accertamento del 2004 e del 2020 e la comunicazione di avvio del procedimento del 23 gennaio 2020
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Due privati hanno chiesto l’annullamento dell’ordinanza comunale di demolizione n. 67 del 7 febbraio 2022, adottata ai sensi dell’art. 31, comma 3, del d.P.R. 380/2001, relativa a opere abusive sul terreno catastalmente individuato nell’atto. Il ricorso investiva anche, in via eventuale, i verbali di accertamento richiamati nell’ordinanza e la comunicazione di avvio del procedimento del 23 gennaio 2020, che i ricorrenti affermavano non essere stata notificata. La sentenza non riporta né esamina i motivi di illegittimità dedotti nel ricorso. Nelle more, i ricorrenti hanno presentato un’istanza di permesso di costruire in sanatoria; dopo il formarsi del silenzio-rigetto, il Comune ha adottato una nuova ordinanza di demolizione, n. 220 del 9 luglio 2026. In seguito a tale evoluzione, i ricorrenti hanno dichiarato di non avere più interesse a coltivare il giudizio.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che i ricorrenti avevano manifestato espressamente la volontà di non proseguire il giudizio, dichiarazione ribadita in una seconda memoria e riportata anche dal Comune. La decisione è stata assunta in ossequio al principio dispositivo del processo amministrativo; non vi è stato esame nel merito dell’ordinanza originariamente impugnata né dei vizi dedotti. Spese compensate in considerazione dello sviluppo della vicenda procedimentale.
Norme richiamate
art. 29 c.p.a.
La domanda di annullamento ex art. 29 c.p.a. ha ad oggetto l’ordinanza del Comune di Massa n. 67 del 7 febbraio 2022, adottata ai sensi dell’art. 31 comma 3 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
La norma è richiamata per qualificare l’azione proposta, ma la sentenza non ne sviluppa un’interpretazione sostanziale, poiché il giudizio è definito per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
La domanda di annullamento ex art. 29 c.p.a. ha ad oggetto l’ordinanza del Comune di Massa n. 67 del 7 febbraio 2022, adottata ai sensi dell’art. 31 comma 3 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
La disposizione è indicata quale base normativa dell’ordinanza di demolizione impugnata, ma non è interpretata né applicata nel merito, essendo il ricorso dichiarato improcedibile.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Il ricorso va pertanto dichiarato improcedibile, in forza della manifestata volontà dichiarativa di sopravvenuta carenza di interesse ed in ossequio al principio dispositivo che informa il processo amministrativo.
La disposizione fonda la definizione in rito del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, manifestata dai ricorrenti.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Il ricorso va pertanto dichiarato improcedibile, in forza della manifestata volontà dichiarativa di sopravvenuta carenza di interesse ed in ossequio al principio dispositivo che informa il processo amministrativo.
La disposizione è richiamata tra le norme viste dal Collegio a sostegno della pronuncia d’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo, il ricorrente che dichiari espressamente di non avere più interesse alla prosecuzione del giudizio, anche in conseguenza dell’evoluzione sopravvenuta della vicenda amministrativa, determina la declaratoria d’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, in ossequio al principio dispositivo.
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