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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19118/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Orlando, nella qualità di Presidente del Consiglio comunale di Palermo e pubblico ufficiale, è stato accusato di tentata concussione (art. 317 c.p., artt. 81 co. ult., 56 c.p.) per avere, l'8 giugno 2015, esercitato pressioni su due commissari della procedura di selezione interna per la nomina del responsabile di un ufficio comunale, affinché venisse nominato Salvatore Rera anziché Nicolò Giuffrida. Le condotte contestate consistono in convocazioni intimidatorie, toni minacciosi (anche davanti al candidato Rera), lo scagliamento di documenti contro un commissario e l'invio di due email al vicesegretario Di Peri, contenenti riferimenti alla posizione del commissario di Polizia municipale Buttitta. La difesa ha dedotto l'assenza di una minaccia contra ius effettiva (nessuna esplicita minaccia), la possibile esistenza di una logica di reciproco vantaggio utilitaristico (induzione indebita, art. 319-quater c.p.), vizi di motivazione, la sussistenza di attenuanti generiche e, infine, la prescrizione del reato.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso nel merito infondato quanto alla valutazione dei fatti: ha confermato che dalle circostanze (posizione apicale dell'imputato, rapporto di fiducia con il candidato favorito, assenza di titolo per ingerenze, tempistica e modalità dei comportamenti) emergeva una minaccia implicita idonea ad alterare oggettivamente la volontà dei commissari, integrando il delitto di tentata concussione e non l'induzione indebita. Tuttavia la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio agli effetti penali perché il reato di tentata concussione risultava estinto per prescrizione (reato commesso l'8/6/2015, termine di prescrizione maturato a ottobre 2023 tenendo conto degli atti interruttivi e delle sospensioni). Sono state comunque confermate le statuizioni civili: la parte civile ottiene la conferma delle pretese risarcitorie e la condanna dell'imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute da Serafino Di Peri.

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen.

    Il comportamento è stato qualificato come tentata concussione: abuso di potere attraverso minaccia implicita o velata idonea a determinare una grave limitazione della libertà di autodeterminazione della vittima, senza che questa ottenga un vantaggio indebito

  • art. 319-quater cod. pen.

    Richiamato dalla difesa come possibile riqualificazione (induzione indebita), la Corte però lo ha ritenuto non applicabile perché nella vicenda la pressione ha avuto carattere coattivo e non semplice persuasione finalizzata a ottenere un vantaggio personale dal destinatario

  • art. 81 cpv. e art. 56 cod. pen.

    Richiamati in relazione alla disciplina della tentata partecipazione al reato e alla punibilità per tentativo

  • art. 62-bis cod. pen.

    Citato nella doglianza difensiva relativa alle attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto irrilevante il motivo dopo la declaratoria di estinzione per prescrizione

  • L. n. 190/2012

    Richiamata nella distinzione tra concussione (art. 317) e induzione indebita (art. 319-quater), atteso il nuovo testo introdotto dalla legge anticorruzione

  • L. n. 69/2015

    Richiamata implicitamente per individuare il momento anteriore alla sua entrata in vigore (15/6/2015) ai fini del calcolo della pena edittale massima e, quindi, del termine di prescrizione applicabile

Massime di principio

  • La minaccia ai fini dell'art. 317 c.p. non deve essere necessariamente esplicita: può essere implicita, velata o assumere la forma del consiglio o della metafora se, nel contesto concreto e considerata la personalità dell'agente e la sua posizione, è oggettivamente idonea a suscitare timore e coartare la volontà.
  • Per distinguere concussione (art. 317) da induzione indebita (art. 319‑quater) occorre valutare l'intensità e la natura della pressione: se la condotta comporta una limitazione grave e coattiva della libertà di autodeterminazione, senza prospettare un tornaconto per la vittima, si configura la concussione; se invece prevale la persuasione finalizzata a ottenere un vantaggio personale dalla vittima, può ricorrere l'induzione indebita.
  • La posizione gerarchica o apicale dell'agente e la subordinazione effettiva della vittima sono elementi rilevanti per apprezzare l'idoneità oggettiva della condotta a coartare la volontà.
  • La percezione soggettiva della vittima va valutata insieme alle circostanze obiettive (contesto, tempistica, modalità e rapporti tra le parti): non basta la mera soggezione soggettiva priva di un adeguato riscontro oggettivo.
  • Anche quando la Cassazione confermi la fondatezza delle acquisizioni probatorie sulla responsabilità, il procedimento può estinguersi per prescrizione: la declaratoria di estinzione rende inefficaci le conseguenze penali ma non necessariamente le statuizioni civili, che possono essere confermate.
  • In casi analoghi è strategico valutare sia la possibile riqualificazione della fattispecie (conseguenze sanzionatorie diverse) sia il corretto calcolo e gli effetti degli atti interruttivi e delle sospensioni ai fini della prescrizione.

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