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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11768/2025 del 25/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di Napoli (6/3/2024) limitatamente alle statuizioni di confisca. La difesa deduceva: 1) violazione del principio del contraddittorio per il rifiuto di audire il consulente tecnico di parte dopo l'integrazione della perizia; 2) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla sussistenza dei presupposti per la confisca (art. 416-bis comma 7 e art. 240-bis/12-sexies L. 356/1992), sostenendo che la Corte non avrebbe adeguatamente valutato redditi leciti non dichiarati (proventi Tele Market) e la sproporzione patrimoniale; domanda subordinata di rimessione alle Sezioni Unite e/o sollevazione di questione di legittimità costituzionale sull'art. 240-bis; 3) mancata prova della riferibilità del centro commerciale "Gioli" al clan e quindi inesistenza di impresa mafiosa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha rigettato le censure. Principali rilievi della decisione: 1) sulla mancata audizione del consulente di parte la Corte ha osservato che, pur essendo in astratto fondata la regola dell'esame, la difesa non ha tempestivamente eccepito la nullità: l'ordinanza che rigettava l'escussione avrebbe dovuto essere contestata immediatamente o al più entro la stessa udienza (art. 180 c.p.p.); la tardività preclude l'approfondimento e determina il rigetto del motivo; 2) sul tema della confisca la Cassazione ha ritenuto che la Corte d'Appello, richiamata alla valutazione dal giudice di annullamento, ha disposto perizia contabile, valutato la documentazione sequestrata e motivato analiticamente la sproporzione anno per anno e l'irrilevanza delle asserzioni non supportate da dati oggettivi circa i presunti redditi leciti non dichiarati; non sussistevano profili tali da imporre rimessione alle Sezioni Unite o sollevare questione costituzionale rilevante; 3) quanto al centro commerciale Gioli, la Corte ha confermato la valutazione della natura "mafiosa" dell'impresa e la commistione irreversibile tra interessi aziendali e clan, giustificando la confisca ai sensi dell'art. 416-bis comma 7. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata confermata nei suoi punti oggetto di rinvio (confische) e il ricorso è stato rigettato.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Prevede la confisca obbligatoria di cose destinate o utilizzate per l'attività dell'associazione mafiosa e dei frutti/profitti; può estendersi all'intera impresa quando sussiste correlazione specifica e stabile tra gestione aziendale e attività del clan o quando l'impresa risulta 'mafiosa' con commistione irreversibile di capitali leciti/illeciti.

  • art. 240-bis cod. pen. (ex art. 12-sexies d.l. 306/1992 conv. L. 356/1992)

    Norma sulla confisca allargata per sproporzione; la sua applicazione richiede valutazioni di fatto sulla sproporzione redditi/beni; eventuali questioni su utilizzo di redditi non dichiarati devono essere affrontate con prove concrete; la Corte ha ritenuto irrilevante la prospettata questione costituzionale nel caso concreto.

  • art. 229, 230, comma 2, e 101 cod. proc. pen.

    Richiamati dalla difesa in tema di garanzie processuali e contraddittorio; la Cassazione ha valutato che il principio del contraddittorio non è stato leso in modo efficace perché la difesa non ha eccepito tempestivamente la nullità.

  • art. 152 disp. att. cod. proc. pen.; art. 468, comma 3; art. 225 cod. proc. pen.

    Norme richiamate in relazione alla prova peritale e al diritto delle parti ad esibire consulenze di parte e a esaminare i propri tecnici; la Corte ha ritenuto che le garanzie processuali sono state comunque rispettate e che la tardività dell'eccezione ha precluso il rimedio.

  • art. 178, lett. c) cod. proc. pen.; art. 180 cod. proc. pen.

    Disciplina la nullità generale a regime intermedio e i termini per l'eccezione: la Cassazione ha ritenuto che l'eccezione relativa alla mancata audizione del consulente andava sollevata tempestivamente, pena decadenza.

  • art. 627 cod. proc. pen. (comma 3)

    Norma sul sequestro e confisca conservativa in procedura esecutiva; richiamata in connessione con i presupposti di misura ablativa e con l'onere motivazionale del giudice di merito.

Massime di principio

  • Per contestare con successo la mancata audizione del consulente tecnico di parte dopo una perizia occorre eccepire la nullità immediatamente quando l'ordinanza che rifiuta l'escussione viene pronunciata; eccezioni tardive vengono normalmente dichiarate inammissibili per decadenza.
  • In materia di confisca allargata/sproporzione (art. 240-bis / art. 12-sexies) il difensore deve fornire prove concrete e documentazione oggettiva per dimostrare la lecita provenienza di redditi o beni: semplici asserzioni o presunzioni non sono sufficienti.
  • L'art. 416-bis, comma 7, consente la confisca dell'intera impresa se è dimostrata una correlazione stabile tra gestione aziendale e attività mafiosa, o se l'impresa è stata 'inquinata' a tal punto da rendere impossibile distinguere capitali leciti e illeciti; in tali casi la confisca può estendersi a quote e beni aziendali anche se originariamente acquistati lecitamente.
  • La Corte di Cassazione non rimette alle Sezioni Unite o solleva questioni di legittimità costituzionale quando il profilo giuridico prospettato dalla difesa non è decisivo per la soluzione della controversia o quando la questione non è manifestamente rilevante nel caso concreto.
  • La strategia difensiva nelle cause patrimoniali legate ad associazioni mafiose richiede tempestività procedurale (eccezioni) e produzione documentale forte (bilanci, flussi finanziari, documenti fiscali, attestazioni terze) per neutralizzare le conclusioni peritali e l'accertata commistione tra attività illecita e imprese.

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