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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13906/2022 del 11/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Moretti impugnava l'ordinanza della Corte d'appello di Bologna che aveva dichiarato inammissibile il suo appello avverso la sentenza del Tribunale di Modena (15/01/2013) che lo aveva condannato per lesioni colpose (fatto del 10/01/2008) a mesi quattro di reclusione (pena condizionatamente sospesa) e euro 600 di multa. Con il ricorso per Cassazione si deduceva la violazione dell'art. 581 c.p.p. e vizio di motivazione per travisamento dei fatti, sostenendo in concreto di non poter essere ritenuto responsabile in quanto erano stati forniti dispositivi di protezione individuale al lavoratore e vi era la presenza di un capo reparto con funzioni di controllo della sicurezza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché ha rilevato che il reato è estinto per prescrizione. Ha ritenuto che il ricorso non fosse manifestamente infondato (anche alla luce di indirizzi giurisprudenziali divergenti) e, ai sensi dell'art. 129 c.p.p., ha constatato che il termine massimo di prescrizione (anni sette e mesi sei, come richiamato nella decisione) era decorso prima della pronuncia e non risultavano fattori estintivi o interruttivi della prescrizione. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio. Si dà atto inoltre che il provvedimento è stato sottoscritto solo dal consigliere estensore per impedimento del presidente, ai sensi dell'art. 546, comma 2, c.p.p. (deciso a Roma il 15/12/2021).

Norme richiamate

  • art. 581 cod. proc. pen.

    La norma è richiamata nella censura del ricorrente come presunta violata in relazione alla valutazione di inammissibilità dell'appello; la Corte non entra nel merito della presunta violazione sostanziale perché annulla per estinzione del reato per prescrizione.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    La Corte applica questa norma per rilevare d'ufficio l'estinzione del reato per prescrizione quando il ricorso non è manifestamente infondato; ha infatti constatato che il termine di prescrizione era decorso e ha pronunciato l'annullamento senza rinvio.

  • art. 546, comma 2, cod. proc. pen.

    La disposizione è richiamata per giustificare la sottoscrizione del provvedimento solo dal consigliere estensore a causa dell'impedimento del presidente; la Corte ne dà atto formalmente.

Massime di principio

  • Se la Corte di Cassazione ritiene che il ricorso non sia manifestamente infondato (es. a causa di orientamenti giurisprudenziali contrastanti), può esercitare il potere di rilevare l'estinzione del reato per prescrizione ai sensi dell'art. 129 c.p.p. e annullare la sentenza impugnata senza rinvio.
  • In casi analoghi conviene verificare con attenzione i termini della prescrizione e individuare eventuali atti che la interrompono o sospendono: l'accertamento della decorrenza può determinare l'estinzione del reato anche se permangono questioni di merito non risolte.
  • Quando il ricorso contesta valutazioni di fatto (es. fornitura DPI, organizzazione e controllo della sicurezza), la Cassazione è più cauta nel sindacare il merito, ma può intervenire sul piano processuale se emergono profili tali da rendere non manifesta l'infondatezza del ricorso.
  • La pronuncia che annulla senza rinvio per prescrizione estingue definitivamente il reato; non si procede a un nuovo esame di merito in sede di rinvio.
  • Sul piano procedurale, la sottoscrizione del provvedimento da parte di un solo consigliere per l'impedimento del presidente è prevista dall'art. 546 c.p.p. ed è una forma di regolarità formale da considerare quando si esaminano le firme e la composizione del collegio.

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