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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4997/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 9/03/2022 con cui il Tribunale di Roma, in sede di riesame ai sensi dell'art. 309 c.p.p., aveva in parte respinto la richiesta di revoca/attenuazione della misura cautelare (custodia in carcere per i reati principali e arresti domiciliari per altro capo). Il ricorrente contestava: insufficiente motivazione sulla gravità indiziaria relativa alla sussistenza del sodalizio mafioso (mancata dimostrazione dell'elemento della forza di intimidazione, del vincolo con la 'casa madre' e dell'organigramma della "locale"), e sulla sua personale posizione (assenza di attività funzionali all'operatività del sodalizio); difetto di motivazione e insufficienza probatoria sui capi relativi a tentata estorsione, spaccio e detenzione di armi (captazioni ritenute insufficienti, fattispecie impossibile per irreperibilità della persona offesa, mancanza del dato ponderale dello stupefacente e della consegna/consapevolezza dell'arma); e infine contestava la valutazione del pericolo di recidiva e la necessità/adeguatezza della custodia cautelare, sostenendo che i fatti erano in parte risalenti e non giustificavano la misura massima.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato compiutamente la sussistenza del sodalizio mafioso richiamando anche accertamenti precedenti (Tribunale di Velletri) e dichiarazioni di collaboratori, la struttura organizzativa, il metodo mafioso e le attività svolte. Quanto alla posizione personale del ricorrente, l'ordinanza di merito aveva adeguatamente documentato conversazioni intercettate e dichiarazioni che evidenziavano la sua disponibilità a intervenire per condizionare autorità pubbliche, a mantenere contatti fra sodali e a partecipare ad attività illecite. Sulle contestazioni relative a spaccio e armi, i giudici di merito hanno ritenuto significative le espressioni intercettate. La valutazione del pericolo di recidiva e della necessità della custodia è stata ritenuta motivata e attuale; pertanto il ricorso è respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Indica la competenza del tribunale quale giudice del riesame per le misure cautelari; richiamato per qualificare il ruolo del Tribunale nella decisione impugnata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

  • d.lvo n. 152/2006

    Richiamato in relazione al capo relativo alla gestione illecita di rifiuti come norma di riferimento per la fattispecie ambientale contestata

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari per reati di stampo mafioso, i giudici di merito possono valorizzare valutazioni precedenti e dichiarazioni di collaboratori, nonché intercettazioni, per formare il convincimento sulla sussistenza del metodo mafioso (intimidazione, omertà, struttura organizzativa).
  • Contestare la gravità indiziaria richiede riferimenti specifici e notazioni critiche precise: una mera affermazione generica di insufficienza probatoria è spesso inidonea a ribaltare la valutazione cautelare.
  • Le intercettazioni, se contenenti termini e contesti ritenuti indicativi (es. riferimenti criptici a sostanze o armi), possono essere ritenute significative se corredate da congrua valutazione logico-giuridica e da altri elementi (collaborazioni, accertamenti esterni).
  • Per contrastare una misura custodiale è utile dimostrare non solo la debolezza degli indizi, ma anche l'assenza di attualità del pericolo di recidiva mediante elementi concreti (stabilità personale, lavoro, tempo e condotte intervenute), documentabili e specifici.
  • La valutazione della necessità e adeguatezza della misura cautelare è rimessa in larga misura al giudice del merito; in Cassazione l'impugnazione è efficace se evidenzia vizi di motivazione o illogicità nella valutazione delle prove o nella considerazione dell'attualità del pericolo.
  • Quando si contestano fonti di prova particolarmente vulnerabili (es. dichiarazioni di collaboratori), è strategico evidenziare le contraddizioni, la genericità o la mancanza di riscontri autonomi per ridurne il peso probatorio.
  • Se si intende ottenere misure meno afflittive, occorre proporre e documentare misure alternative concrete e idonee (es. obbligo di dimora, controllo elettronico, surveillance), dimostrando la loro sufficiente efficacia rispetto ai rischi contestati.

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