Sentenza n. 11138/2026 - Roma, Sezione 3
per l’esecuzione del giudicato derivante dalla sentenza n. 10797 pubblicata il 29 ottobre 2024 dal Tribunale di Roma - Sezione Lavoro;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del giudice ordinario che aveva riconosciuto il diritto al beneficio economico della Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha agito in ottemperanza alla sentenza n. 10797/2024 del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, passata in giudicato per mancata impugnazione del Ministero. La sentenza aveva accertato il diritto al beneficio economico annuo di euro 500 tramite la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, per complessivi euro 1.000, oltre alla maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria dalla maturazione del diritto sino all'accredito. Il titolo era stato notificato all'Amministrazione anche in forma esecutiva ed era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14 del d.l. 669/1996. Persistendo l'inottemperanza ministeriale, il ricorrente ha chiesto l'esecuzione del giudicato e, in caso di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta. Il Ministero si è costituito senza svolgere un'effettiva difesa.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza, rilevando che il giudicato del giudice ordinario era stato ritualmente notificato, che era decorso il termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996 e che l'Amministrazione non aveva dato esecuzione al titolo. Ha quindi ordinato al Ministero di attribuire al ricorrente la Carta elettronica del docente per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024, per complessivi euro 1.000, oltre alla maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data di maturazione del diritto sino all'accredito. L'adempimento deve avvenire entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Per l'eventuale ulteriore inerzia, ha nominato sin d'ora quale commissario ad acta il direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega e senza compenso, assegnandogli 60 giorni dalla scadenza del termine concesso all'Amministrazione, previa richiesta del ricorrente. Il Ministero è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 800, oltre accessori se dovuti, con distrazione in favore del difensore antistatario. La sentenza dispone inoltre la trasmissione alla Procura regionale della Corte dei conti e all'OIV competente per gli eventuali seguiti.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale dell'azione di ottemperanza al giudicato.
art. 14, comma 1, d.l. 669/1996, convertito dalla l. 30/1997
Il termine dilatorio di 120 giorni per l'esecuzione delle pronunce giudiziarie nei confronti delle amministrazioni deve essere decorso prima di promuovere l'azione esecutiva; nel caso concreto il termine risultava decorso.
Massime di principio
- L'azione di ottemperanza è ammissibile per ottenere l'esecuzione di una sentenza del giudice ordinario passata in giudicato quando il titolo sia stato ritualmente notificato all'amministrazione soccombente e sia decorso il termine dilatorio previsto dall'art. 14 del d.l. 669/1996.
- L'inerzia dell'amministrazione nell'esecuzione di un giudicato che impone l'attribuzione di una prestazione determinata legittima il giudice dell'ottemperanza a ordinare l'adempimento entro un termine e a nominare sin d'ora un commissario ad acta per l'eventuale successiva inottemperanza.
- Il commissario ad acta può essere individuato nel dirigente generale competente dell'amministrazione, con facoltà di delega e senza compenso, e può essere investito dell'incarico per un termine decorrente dalla scadenza del termine assegnato all'amministrazione, previa richiesta dell'interessato.
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