Cassazione Penale, Sentenza n. 23529/2024 del 12/06/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Campanino impugnava la decisione della Corte d'appello di Messina che, accogliendo l'appello del P.M., aveva riformato l'assoluzione del Tribunale (per particolare tenuità ex art.131-bis c.p.) e lo aveva condannato per il reato di cui all'art.73 d.lgs. 159/2011 (sorpreso alla guida di un autocarro privo di patente revocata). La Corte territoriale aveva ritenuto sussistente l'elemento dell'abitualità ostativo all'applicabilità dell'art.131-bis sulla base di due precedenti condanne per violazione dell'art.256 d.lgs. 152/2006, sostenendo che tutti i fatti fossero "commessi nell'esercizio di attività imprenditoriale". Il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata verifica concreta dell'identità dell'indole dei reati e per l'errata qualificazione delle precedenti fattispecie come attività imprenditoriale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al profilo indicato, ha rilevato che la Corte d'appello ha formulato un'accertamento apodittico senza esaminare concretamente la sussistenza dei "caratteri fondamentali comuni" tra i precedenti e il reato in contestazione. Ha annullato la decisione impugnata relativamente alla causa di esclusione della punibilità ex art.131-bis c.p. e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Messina per un nuovo giudizio, limitato alla verifica dell'applicabilità dell'art.131-bis, lasciando le parti libere nell'esito.
Norme richiamate
art. 131-bis cod. pen.
Prevede la particolare tenuità del fatto come causa di esclusione della punibilità; l'applicabilità è ostacolata dall'elemento dell'abitualità, che va provato con riferimento all'identità dell'indole dei reati in concreto.
art. 73 d.lgs. 159/2011
Norma che sanziona il traffico e la detenzione di stupefacenti; nel caso di specie il fatto contestato rientra in questa disposizione.
art. 256 d.lgs. 152/2006
Prevede sanzioni per specifiche violazioni ambientali; le precedenti condanne del ricorrente erano state comminate ai sensi di questa norma e la Corte d'appello le aveva ritenute utili per configurare l'abitualità, senza adeguata motivazione.
art. 101 cod. pen.
Definisce i "reati della stessa indole": non solo quelli che violano la stessa norma, ma anche reati diversi che, per natura dei fatti o motivi che li determinarono, presentano caratteri fondamentali comuni. La valutazione richiede un esame concreto e motivato dei profili oggettivi e soggettivi.
art. 623, comma 1, lett. d) cod. proc. pen.
Consente alla Corte di Cassazione di annullare con rinvio: qui è stato disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per rideterminare la questione relativa all'art.131-bis.
Massime di principio
- L'accertamento dell'abitualità impeditiva dell'art.131-bis richiede un confronto concreto tra le fattispecie precedenti e il fatto in esame; non è sufficiente un'affermazione apodittica.
- Per ritenere reati "della stessa indole" il giudice deve individuare e motivare i "caratteri fondamentali comuni" sul piano oggettivo (bene tutelato, modalità esecutive) e/o soggettivo (motivi, finalità).
- La qualificazione dei fatti come "commessi nell'esercizio di attività imprenditoriale" deve essere spiegata e provata con riferimento alle specifiche circostanze di ciascun reato.
- Quando la motivazione della Corte territoriale è carente su un punto decisivo (es. abitualità), la Cassazione può annullare e rinviare il giudizio limitatamente a quel punto affinché sia colmata la lacuna motivazionale.
- In ipotesi simili la difesa dovrebbe richiedere un'analisi comparativa dettagliata delle fattispecie e contestare l'uso di generalizzazioni o etichette non motivate per escludere l'applicazione di benefici come l'art.131-bis.
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