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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9633/2024 del 06/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per cassazione l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Denuncia violazione degli artt. 274 e 275 c.p.p., sostenendo che il corretto comportamento durante l'esecuzione della misura e la durata della detenzione indicherebbero resipiscenza e l'assenza di attuali esigenze cautelari; inoltre lamenta che la misura invocata comporterebbe l'ingresso in una struttura lontana dal luogo dei fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto legittime e coerenti le argomentazioni del Tribunale del Riesame circa la sussistenza delle esigenze cautelari, soprattutto il rischio di reiterazione del reato, alla luce della "spiccata capacità delinquenziale" dell'indagato (pregresse e ripetute condanne per reati gravi, varie rapine e reato di evasione). Ha osservato l'assenza di fatti nuovi idonei ad attenuare la valutazione cautelare: il mero decorso del tempo, l'assenza di condotte antisociali in executivis e la dichiarata volontà di recupero non sono risultati supportati da documentazione clinica o altri elementi concreti. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.). È stato disposto l'adempimento degli obblighi previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • artt. 274 e 275 cod. proc. pen.

    Norme richiamate nel motivo di impugnazione: il ricorrente invoca la valutazione dell'attenuazione delle esigenze cautelari (resipiscenza, durata della detenzione). La Corte rileva però che tali elementi vanno comprovati da fatti nuovi e concreti e non possono fondarsi sul mero decorso del tempo o su dichiarazioni non documentate.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze per i ricorrenti dichiarati inammissibili o incoltuosi: la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende, in quanto l'impugnazione è risultata infondata o colposa.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione operativa collegata alla mancata rimessione in libertà a seguito del provvedimento: la Corte ha disposto gli adempimenti conseguenti alla decisione, secondo quanto previsto da tale norma.

  • Sez. 4, n. 13895 del 05/03/2020 (Casalini, Rv. 278866)

    Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui il mero decorso del tempo non è di per sé idoneo ad attenuare le esigenze cautelari e deve essere valutato unitamente ad altri elementi che dimostrino l'affievolimento delle esigenze cautelari.

  • Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186

    Riferimento giurisprudenziale usato per motivare la liquidazione della sanzione pecuniaria in relazione ai profili di colpa emergenti dall'impugnazione.

Massime di principio

  • Il mero decorso del tempo durante la custodia cautelare o il buon comportamento non sono di per sé sufficienti a dimostrare l'affievolimento delle esigenze cautelari; serve documentazione e fatti nuovi concreti.
  • Pregresse condanne ripetute e una "spiccata capacità delinquenziale" sono elementi molto rilevanti per il giudizio di persistenza del rischio di reiterazione e possono giustificare il mantenimento della custodia in carcere.
  • Per ottenere la sostituzione della misura cautelare occorre fornire elementi nuovi e specifici (es. certificazioni mediche attestanti patologie, percorsi terapeutici documentati, prove di reale reinserimento sociale) che modifichino la valutazione del rischio.
  • La distanza della struttura propost a per gli arresti domiciliari difficilmente è determinante da sola per ottenere il beneficio se permangono concrete esigenze cautelari.
  • Le decisioni del giudice del riesame che si fondano su argomentazioni coerenti con la giurisprudenza della Cassazione sono difficili da impugnare con successo in sede di legittimità; l'impugnante deve dunque produrre elementi nuovi e persuasivi.

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