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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30207/2022 del 29/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione (capo 3) mentre aveva annullato parzialmente la contestazione relativa alla partecipazione ad associazione mafiosa (capo 1). Il ricorrente deduceva: (a) errata qualificazione giuridica della condotta, sostenendo che si sarebbe dovuta ritenere "illecita concorrenza" ex art. 513-bis c.p. e non estorsione; (b) insufficienza e vizio di motivazione circa i gravi indizi di estorsione, contestando l'attendibilità della vittima e sostenendo che la chiusura dell'esercizio fosse per morosità; (c) omessa motivazione sull'aggravante connessa al fine di agevolare la famiglia mafiosa, e (d) carenza della motivazione sulle esigenze cautelari, prospettando la non proporzionalità della misura rispetto al tempo trascorso e alle condizioni di salute del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che: (1) la qualificazione dei fatti come estorsione (art. 629 c.p.) è corretta e che l'illecita concorrenza (art. 513-bis c.p.) tutela beni diversi, potendo coesistere formalmente ma non assorbire il reato di estorsione; (2) la Corte di legittimità non è luogo per rivalutare la capacità probatoria delle fonti e i fatti d'attenuazione proposti dal ricorrente non superano le risultanze di merito, essendosi rilevata l'attendibilità della vittima e riscontri nelle dichiarazioni dei coindagati; (3) la sussistenza dell'aggravante connessa al metodo/ fine mafioso è stata adeguatamente considerata alla luce della gravità delle minacce e del pregresso criminale; (4) la misura cautelare è stata motivata correttamente con riferimento al rischio di reiterazione del reato e alla personalità del ricorrente. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e disposta la trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario secondo l'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 513-bis cod. pen. (illecita concorrenza con violenza o minaccia)

    La Corte ha ricordato che l'illecita concorrenza tutela beni diversi rispetto all'estorsione e può concorrere formalmente con quest'ultima; la condotta rilevante per l'art. 513-bis è tale da sovvertire direttamente il normale svolgimento dell'attività imprenditoriale

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    La Corte ha ritenuto correttamente sussumibili i fatti nell'ipotesi di estorsione, poiché l'azione violenta/ minacciosa si è risolta nell'induzione fisica e psichica dell'imprenditore a chiudere l'attività

  • art. 416-bis cod. pen. (aggravante per finalità mafiose / metodo mafioso)

    citato come "art. 416-bis.1." nel testo

    La Corte ha considerato l'aggravante attinente al metodo/finalità mafiosa alla luce della gravità della minaccia e del noto passato criminale dell'autore, ritenendo sufficiente il riferimento al segmento contestuale del capo di imputazione

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen. (doppia presunzione per esigenze cautelari)

    La valutazione del pericolo di recidiva deve essere prognostica e può fondarsi su elementi concreti relativi alla personalità e alla condotta dell'imputato; nel caso non è stata superata la presunzione che giustifica la misura cautelare

  • art. 616 cod. proc. pen. (spese per il ricorso in Cassazione)

    Applicata la norma che impone la condanna alle spese processuali alla parte privata che ha proposto il ricorso rigettato

  • art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p. (comunicazione al direttore dell'istituto penitenziario)

    Disposta la trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario per gli adempimenti previsti, dato che la decisione non comporta la rimessione in libertà

Massime di principio

  • La distinzione tra estorsione (art. 629 c.p.) e illecita concorrenza (art. 513-bis c.p.) si fonda sul diverso bene giuridico tutelato: l'estorsione riguarda l'induzione forzosa della volontà della vittima, mentre l'illecita concorrenza mira a proteggere il funzionamento dell'attività economica; le due fattispecie possono concorrere formalmente ma non sono sovrapponibili
  • In Cassazione non è ammessa una rivalutazione di merito della capacità probatoria degli elementi raccolti: il giudizio di legittimità verifica la coerenza logica e la sufficienza motivazionale, non la valutazione autonoma delle prove
  • La credibilità della vittima può essere rafforzata da riscontri esterni (es. dichiarazioni di coindagati, elementi fattuali) e la mera esistenza di altri procedimenti o contestazioni non basta a ribaltare il giudizio di attendibilità espresso dal giudice di merito
  • L'aggravante per finalità o metodo mafioso può essere ritenuta anche sulla base della gravità della minaccia e del contesto (comportamento intimidatorio aggravato dal passato criminale), senza necessità che l'associazione mafiosa sia definitivamente provata nel medesimo provvedimento cautelare
  • La valutazione delle esigenze cautelari richiede una prognosi sulla pericolosità di reiterazione: non è necessaria l'indicazione di un'imminente occasione di reato, ma occorrono elementi concreti sulla personalità, sulle modalità del fatto e sulle condizioni di vita che rendano probabile la recidiva; fattori come il tempo decorso o lo stato di salute possono ridurre la gravità della misura ma devono essere valutati e motivati dal giudice di merito

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