Sentenza del 24/02/2020 n. 31 - Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia Giulia
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeL'appello della Società è stato respinto. La sentenza di primo grado che aveva rigettato i ricorsi è stata integralmente confermata; la contribuente è stata condannata alla rifusione delle spese di lite, liquidate in complessivi Euro 4.000,00 oltre accessori di legge.
Esito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La Società impugnava due avvisi di accertamento relativi alle annualità 2010 e 2011 con cui l'Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito d'impresa e disconosciuto ai fini IRES, IRAP e IVA le fatture emesse da una società per prestazioni di marketing e pubbliche relazioni, ritenute oggettivamente inesistenti. L'Amministrazione aveva fornito elementi di prova (anche tramite elementi riferiti al procedimento penale) sull'inesistenza delle operazioni; il giudice di merito ha riscontrato falsità soggettiva (fatture intestate a soggetto diverso dal reale creditore) e falsità oggettiva (descrizioni standard, importi sproporzionati, mancanza di collegamenti contabili e temporali tra prestazioni e pagamenti).
Norme richiamate
Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 17619
Principio secondo cui, in materia IVA, una volta che l'Amministrazione finanziaria abbia fornito la prova, anche tramite presunzioni semplici, dell'oggettiva inesistenza delle operazioni, grava sul contribuente l'onere di provare l'effettiva esistenza delle operazioni; l'esibizione della fattura o la regolarità formale delle scritture contabili non è di per sé sufficiente.
Norme tributarie relative a IVA, IRES, IRAP
Le imposte possono essere rettificate quando i costi o le detrazioni si fondano su operazioni fittizie; la prova di falsità (anche proveniente da accertamenti penali) giustifica il disconoscimento delle fatture ai fini della detrazione IVA e della deduzione dei costi.
Massime di principio
- Se l'Amministrazione dimostra, anche per presunzioni, l'inesistenza oggettiva delle operazioni, l'onere probatorio si sposta sul contribuente: fatture e sola regolarità contabile non sono sufficienti.
- Fatture che mostrano falsità soggettiva (intestazione a soggetto diverso dal reale prestatore) o falsità oggettiva (descrizioni generiche, importi sproporzionati, mancanza di riferimento a prestazioni specifiche) costituiscono forte indice di operazioni fittizie e giustificano il disconoscimento fiscale.
- Accertamenti o pronunce penali che rilevino la falsità delle fatture hanno rilievo probatorio determinante nel processo tributario.
- Per difendersi efficacemente il contribuente deve produrre prove concrete dell'effettiva prestazione: contratti dettagliati, report delle attività svolte, corrispondenza commerciale, documentazione operativa (es. piani di marketing), pagamenti tracciabili effettuati al reale prestatore, testimonianze e riconciliazioni contabili che colleghino le fatture alle prestazioni dichiarate.
- La temporalità e la congruità economica sono elementi rilevanti: pagamenti molto distanti nel tempo rispetto alle prestazioni contestate o importi manifestamente sproporzionati aumentano l'appetibilità della ricostruzione accusatoria.
- In caso di soccombenza valgono i principi della rifusione delle spese: il perdente è normalmente condannato a rimborsare le spese di lite.
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