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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29356/2022 del 22/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza della Corte di appello di Trieste che aveva confermato la condanna del Cormons per lesioni aggravate con l'uso di un bicchiere nei confronti di Andrea Leonardo D'Odorico. L'unico motivo dedotto, ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p., è vizio di motivazione: si lamenta che il giudice d'appello abbia fondato la decisione prevalentemente sulle dichiarazioni della vittima, nonostante tali dichiarazioni fossero contraddette dai testi che avevano riferito lo stato di ubriachezza della vittima e un'accesa discussione tra le parti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della corte territoriale si integrasse con quella del primo giudice e che la decisione di appello avesse adeguatamente esaminato le censure, appoggiandosi non solo alla deposizione della vittima ma anche alla certificazione medica del Pronto soccorso, al materiale fotografico e alle dichiarazioni dei testi. Ha inoltre osservato l'inutilizzabilità della querela allegata alla costituzione di parte civile perché non risultava acquisita con il consenso delle parti. Le censure del ricorrente sono state considerate una mera richiesta di rivalutazione del merito, non sindacabile in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    La norma è richiamata come base del motivo di ricorso (lett. e): il vizio di motivazione che deduca una contraddizione o insufficienza della motivazione è sindacabile in Cassazione solo nei limiti del diritto; nel caso la Corte ha ritenuto che le censure impugnate fossero, in realtà, una richiesta di rivalutazione del merito non consentita.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    La norma è applicata per gli effetti della dichiarazione di inammissibilità: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende (determinata in euro 3.000).

Massime di principio

  • La sentenza di appello si integra con quella di primo grado quando i giudici di secondo grado adottano criteri omogenei e richiamano il precedente percorso motivazionale: in tali casi la Cassazione valuta l'insieme come un unico corpo argomentativo.
  • La Cassazione non può essere chiamata a una rivalutazione dei fatti o a una diversa lettura delle prove: le censure che mirano a riqualificare i dati probatori sono inammissibili se non sollevano questioni di diritto o vizio logico-giuridico evidente.
  • Le dichiarazioni della vittima possono sostenere una condanna se corroborate da elementi oggettivi (certificati medici, fotografie, dichiarazioni di testimoni); la circostanza che la vittima fosse ubriaca, se non documentalmente comprovata, non invalida automaticamente la sua attendibilità.
  • Documenti prodotti in atti (es. querela) che non risultano acquisiti con le formalità/processuali richieste e senza il consenso delle parti possono essere ritenuti non utilizzabili ai fini decisionali.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a una somma a favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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