Cassazione Penale, Sentenza n. 07962/2026 del 27/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo del 01/12/2023, deducendo plurimi profili di illegittimità e vizio di motivazione: in particolare contestano l'utilizzabilità e la motivazione dei decreti di intercettazione (art. 266 e ss. c.p.p.), la qualificazione giuridica dei fatti (contestata riqualificazione tra corruzione, concussione, induzione indebita, traffico di influenze, corruzione per esercizio della funzione), la mancata o generica concessione delle circostanze attenuanti generiche, errori nella quantificazione e imputazione della confisca e della riparazione pecuniaria, vizi nella determinazione del tempus commissi delicti e nella valutazione della continuazione/ pluralità degli accordi corruttivi, nonché violazioni del principio di correlazione tra capo di imputazione e motivazione della sentenza (art. 521 c.p.p.). I ricorrenti hanno chiesto l'annullamento totale o parziale delle condanne, la riformulazione delle qualificazioni giuridiche e/o la restituzione degli atti al pubblico ministero ove il fatto fosse diverso dall'imputazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto diversi ricorsi, in modo differenziato per ciascun imputato. In linea di sintesi: - Candela: annullamento senza rinvio relativamente al capo 2) (art. 319-quater) perché il fatto non sussiste; annullamento con rinvio per il capo 1) (corruzione) perche' la Corte territoriale non ha identificato adeguatamente l'atto specifico contrario ai doveri d'ufficio; rideterminazione della confisca e dei provvedimenti patrimoniali e rinvio per valutare la misura. - Taibbi: analoghe statuizioni a Candela; annullamento senza rinvio per il capo 2) e rinvio per il capo 1) (da rivedere la qualificazione e la prova della ripartizione del prezzo del reato). - Satta e Zanzi: annullamento con rinvio limitato ai profili relativi alla continuazione interna e alla sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 319-bis (da riesaminare); per il resto le condanne rilevanti sono state confermate (alcuni capi sono invece dichiarati irrevocabili). - Damiani e Manganaro: accolti in parte i ricorsi; annullamento senza rinvio del capo 8) (perché la sentenza ha ritenuto un fatto diverso da quello imputato, con trasmissione degli atti al P.M.); annullamenti con rinvio per profili di continuazione e per l'aggravante ex art. 319-bis in relazione ai capi 4) e 6); alcune condanne e l'affermazione della responsabilità per reati di corruzione/turbativa sono state invece confermate e dichiarate irrevocabili su taluni capi; la Corte ha inoltre disposto correzioni in ordine alla quantificazione della riparazione pecuniaria e della confisca. - Navarra: la condanna per i reati cui ai capi 15) e 16) è per lo più confermata, ma la Corte ha annullato con rinvio la statuizione relativa all'aggravante di cui all'art. 319-bis (da riesaminare). La Corte ha rigettato le censure globali relative all'inutilizzabilità delle intercettazioni e ha ritenuto infondate, in linea generale, le doglianze generiche sulle attenuanti. Complessivamente la Cassazione ha quindi in gran parte parzialmente annullato e rinviato la sentenza di appello per carenze di motivazione su punti determinanti (qualificazione dell'atto contrario ai doveri d'ufficio, continuità degli accordi corruttivi, applicazione dell'art. 319-bis, correlazione capo-imputazione), ha cassato senza rinvio alcune pronunce quando il fatto è stato ritenuto non sussistente o la sentenza si discosta radicalmente dall'imputazione, e ha confermato altre parti della decisione di merito. La Corte ha anche richiamato principi di diritto su intercettazioni, congruità della motivazione in caso di riforma di una assoluzione e limiti della confisca nel concorso di persone.
Norme richiamate
art. 319 cod. pen.
La Corte ricorda che la corruzione 'propria' richiede un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio: occorre individuare con rigore la prestazione illecita sinallagmatica che giustifica la qualificazione e una pena più severa rispetto alla corruzione per esercizio della funzione.
art. 318 cod. pen.
La corruzione per l'esercizio della funzione (art.318) si differenzia dalla corruzione propria poiché non richiede un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio ma attesta un asservimento generale della funzione; va valutata la reale incidenza della dazione sull'interesse pubblico tutelato.
art. 319-bis cod. pen.
L'aggravante opera se il fatto corruttivo incide sulla stipula di contratti nei quali sia interessata l'amministrazione cui appartiene il pubblico ufficiale; la Corte ha richiamato il criterio di inerenza e di collegamento tra il contratto e l'amministrazione interessata, ritenendo necessario un concreto nesso con la stipula o il contenuto contrattuale.
art. 319-quater cod. pen.
La Cassazione ha valutato con attenzione la differenziazione tra concussione/induzione indebita e le fattispecie di corruzione, richiedendo motivazione rafforzata quando la Corte d'appello rovescia un'assoluzione di primo grado.
art. 353 cod. pen.
La turbata libertà degli incanti è letta come reato di pericolo: non serve la prova dell'effettivo danno, ma l'idoneità della condotta a turbare la regolare procedura di gara; la Corte ha richiesto evidenze concrete sulle modalità fraudolente o collusive che avrebbero determinato il turbamento.
art. 266 cod. proc. pen.
Le contestazioni relative alle intercettazioni sono state ritenute in gran parte infondate: la Corte ha ritenuto leciti i decreti di autorizzazione e le proroghe quando sorretti da motivazione e quadro indiziario coerente; errori materiali formali (es. indicazione del piano) possono essere non decisivi se la sostanza è preservata.
art. 521 cod. proc. pen.
La Corte ha richiamato il principio di correlazione tra imputazione e sentenza: se la condanna riguarda un fatto diverso dall'imputazione deve essere disposta la trasmissione degli atti al pubblico ministero; la trasformazione sostanziale del fatto è causa di annullamento senza rinvio.
art. 444 comma 2 cod. proc. pen.
La Corte ha confermato che il giudice non può modificare unilateralmente i termini temporali di una richiesta di patteggiamento; la retrodatazione del tempus commissi delicti non si impone se non concordata e chiaramente accettata.
art. 322-quater cod. pen.
Richiamata in relazione alla riparazione pecuniaria: la Corte ha imposto correzioni quando la quantificazione si è basata su criteri non conformi alla norma vigente al momento del fatto.
art. 323-bis cod. pen.
La circostanza attenuante speciale (collaborazione) va motivata in rapporto al concreto apporto alle indagini; la Corte ha valutato caso per caso e ha confermato o negato la misura massima ove emersa reticenza o incompletezza nella collaborazione.
Massime di principio
- La corruzione "propria" (art. 319) richiede l'individuazione puntuale dell'atto contrario ai doveri d'ufficio: senza tale identificazione la fattispecie può essere derubricata o va rinviata per nuovo esame.
- Chi impugna una assoluzione in appello implica un obbligo di motivazione rafforzata da parte della Corte d'appello: la riforma totale dell'assoluzione richiede la confutazione puntuale degli argomenti più rilevanti del primo giudice.
- Le intercettazioni sono utilizzabili se i provvedimenti (decreti/proroghe) risultano sorretti da motivazione ed un quadro indiziario coerente; errori materiali nella redazione dei decreti non sono automaticamente decisivi se la sostanza dell'autorizzazione è preservata.
- In caso di concorso nel reato di corruzione la confisca va commisurata a quanto effettivamente conseguito da ciascun concorrente; in mancanza di prova della quota individuale, si può procedere a ripartizione, ma con onere probatorio specifico.
- La qualificazione giuridica (corruzione vs concussione vs induzione/traffico di influenze) si decide sulla base degli elementi oggettivi: presenza di minacce o costrizioni (concussione), rapporto sinallagmatico e atto specifico contrario ai doveri (corruzione propria), oppure semplice mediazione retribuita (traffico di influenze/346-bis).
- Il principio di correlazione tra imputazione e sentenza è stringente: la condanna per un fatto sostanzialmente diverso dall'imputato comporta annullamento e trasmissione degli atti al P.M.; la difesa va messa in condizioni concrete di conoscere e difendersi sul fatto stesso.
- La determinazione del tempus commissi delicti (data di consumazione) e la valutazione della continuazione tra pattuizioni corruttive incidono su prescrizione, misure patrimoniali e sul trattamento sanzionatorio; eventuali richieste di retrodatazione devono risultare chiare e concordate.
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