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Sentenza

Sentenza n. 3819/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza) n. 1276/2023, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202402552

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, fondato su una condanna per violenza sessuale, con conseguente espulsione e trattenimento

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il cittadino pakistano, residente in Italia dal 2009 e titolare di permesso di soggiorno dal 2010, ha impugnato il diniego di rinnovo adottato dal Questore di Padova sulla base di una condanna, non ancora definitiva al momento del diniego, alla pena di un anno e dieci mesi di reclusione per il reato di cui all’art. 609-bis, commi 1 e 3, c.p. In primo grado ha dedotto il difetto di motivazione e la violazione degli artt. 4 e 5 del d.lgs. n. 286/1998, sostenendo che l’Amministrazione avrebbe dovuto valutare la durata del soggiorno e il suo inserimento sociale, familiare e lavorativo. Il TAR ha respinto il ricorso ritenendo che, per i reati ostativi contro la libertà sessuale, la valutazione di pericolosità sociale fosse stata effettuata preventivamente dal legislatore e che il fratello non convivente non rientrasse tra i familiari rilevanti ai fini del superamento dell’automatismo espulsivo. In appello l’interessato ha sostenuto, da un lato, che i principi affermati dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 88/2023, imponessero una valutazione concreta anche per la fattispecie attenuata della violenza sessuale; dall’altro, che l’Amministrazione avrebbe dovuto considerare il lungo soggiorno in Italia, la stabilità lavorativa e abitativa, l’assenza di legami con il Pakistan e il rapporto con il fratello residente in Italia. È stata inoltre prospettata in via subordinata una questione di legittimità costituzionale.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR. Quanto al primo motivo, ha escluso che le pronunce della Corte costituzionale richiamate dall’appellante possano essere applicate analogicamente alla fattispecie della violenza sessuale di cui all’art. 609-bis c.p. La Corte costituzionale ha ribadito che rientra nella discrezionalità legislativa prevedere l’automatica ostatività di determinate condanne penali, in ragione della gravità dei reati, nel bilanciamento tra sicurezza dello Stato e integrazione dello straniero. La violenza sessuale, anche nella forma meno grave, non è stata ritenuta assimilabile alle fattispecie oggetto delle precedenti declaratorie di illegittimità costituzionale; pertanto, la diversa disciplina non è irragionevole. È stata conseguentemente dichiarata manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale prospettata in via subordinata. Quanto al secondo motivo, il Collegio ha ribadito che l’art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998 attribuisce rilievo ai legami familiari riguardanti il coniuge, i figli e i genitori, nonché, nei limiti indicati dalla norma, ai familiari ricongiunti, con esclusione dei fratelli; la presenza in Italia di un fratello non consente quindi di superare l’automatismo ostativo. Le circostanze sopravvenute documentate in appello — definitività della condanna, risarcimento del danno alla persona offesa, istanza per una misura alternativa alla detenzione e stabilità lavorativa e abitativa — non possono incidere sulla legittimità del diniego, che deve essere valutata con riferimento alla situazione esistente al momento dell’adozione dell’atto. L’appellante è stato condannato alle spese del grado, liquidate in euro 3.000 oltre oneri e accessori.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998

    non ammesso in Italia lo straniero "che sia considerato una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato (...) o che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva ... per reati ... contro la libertà sessuale"

    La condanna, anche non definitiva, per un reato contro la libertà sessuale previsto dalla disposizione costituisce causa ostativa al soggiorno; la relativa valutazione di pericolosità è effettuata preventivamente dal legislatore.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998

    straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare "ai sensi dell’articolo 29", ovvero al familiare ricongiunto

    La disposizione consente di attribuire rilievo ai legami familiari indicati dalla disciplina del ricongiungimento e, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 202/2013, ai legami con coniuge, figli e genitori; il fratello è escluso.

  • art. 29, comma 1, d.lgs. n. 286/1998

    La disciplina del ricongiungimento familiare individua i familiari cui è riconosciuta la tutela rafforzata; i parenti ulteriori sono rilevanti solo nei presupposti specifici indicati dalla legge.

  • art. 609-bis c.p.

    La violenza sessuale, anche nella fattispecie attenuata, non è assimilabile alle fattispecie di minore gravità oggetto delle declaratorie di illegittimità costituzionale richiamate dall’appellante e può quindi conservare efficacia ostativa automatica.

  • art. 8 CEDU

    Il richiamo alla tutela della vita familiare non estende, secondo la decisione, la rilevanza dei legami familiari fino a comprendere il rapporto con un fratello ai fini del superamento dell’automatismo ostativo.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. n. 196/2003

    Costituisce base per l’oscuramento delle generalità e degli altri dati idonei a identificare l’appellante.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato quale ulteriore presupposto per la tutela dei dati personali dell’appellante mediante oscuramento.

Massime di principio

  • Rientra nella discrezionalità del legislatore prevedere che determinate condanne penali costituiscano automaticamente causa ostativa al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, quando la scelta sia collegata alla gravità dei reati e al bilanciamento tra sicurezza dello Stato e integrazione dello straniero.
  • I principi affermati dalla Corte costituzionale in relazione a specifiche fattispecie di lieve entità non possono essere estesi analogicamente a ogni reato qualificato dal legislatore come attenuato; la violenza sessuale, anche nella forma meno grave, può essere considerata non comparabile alle fattispecie oggetto di precedenti declaratorie di illegittimità costituzionale.
  • Ai fini dell’art. 5, comma 5, del d.lgs. n. 286/1998, la rilevanza dei legami familiari idonei a superare l’automatismo ostativo riguarda il coniuge, i figli e i genitori, non il fratello non convivente, salvo i diversi presupposti specificamente previsti dalla disciplina del ricongiungimento.
  • La legittimità di un diniego di rinnovo del permesso di soggiorno deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento dell’adozione del provvedimento; circostanze sopravvenute non possono incidere ex post sulla legittimità originaria dell’atto.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoAppello
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiPrimato del diritto UE e disapplicazioneQuestione di legittimità costituzionalePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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