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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22017/2026 del 15/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di dissequestro dello stabilimento industriale sito a Sant'Antonio Abate; gli odierni ricorrenti contestavano il sequestro preventivo disposto nel procedimento per il reato previsto dall'art. 137 d.lgs. 152/2006 (scarichi di acque reflue industriali senza autorizzazione). Le censure principali riguardavano: (i) la mancata rilevanza probatoria o la tardività del diniego di rinnovo dell'AIA; (ii) l'inidoneità o nullità dei campionamenti e delle analisi che avevano rilevato superamenti dei limiti tabellari; (iii) l'erronea valutazione del fumus commissi delicti e del periculum in mora; (iv) la sproporzione del sequestro dell'intero complesso e la mancata valutazione di misure alternative limitate; (v) omissione e manifesta illogicità della motivazione. I fatti fatti valere dal Tribunale e contestati dai ricorrenti includevano l'esito negativo della conferenza di servizi (4/7/2025), il successivo decreto di diniego formalizzato il 21/11/2025, l'illegittimità urbanistica dell'opificio (posizione nella fascia di rispetto cimiteriale e sentenza TAR confermatoria), nonché riscontri tecnici ARPAC del 16/7/2025 che avevano rilevato criticità gestionali dell'impianto di depurazione e concentrazioni superiori ai limiti in campioni prelevati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Motivazioni principali: il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è consentito solo per violazione di legge; la motivazione del Tribunale di Napoli non è priva dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e si è fondata su più elementi convergenti (esito negativo conferenza di servizi, insanabile abusività urbanistica, accertamenti ARPAC che evidenziavano criticità tecniche e superamenti dei limiti). Le doglianze relative alla rappresentatività dei campioni e alla tardività del diniego AIA sono state ritenute, in sostanza, meri tentativi di riconsiderare il peso delle prove e pertanto non rilevanti in sede di legittimità. Inoltre Rosanova, in quanto persona fisica, non ha dimostrato un interesse concreto e attuale correlato al sequestro dei beni societari e quindi parte dei ricorsi è stata inammissibile anche per carenza di interesse. Sul piano pratico i ricorrenti sono stati condannati alle spese e a versare in favore della Cassa delle ammende la somma di euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • d.lgs. 152/2006, art. 137

    Articolo che sanziona lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione; il comma 3 disciplina la fattispecie con sostanze pericolose come ipotesi autonoma di reato, per cui la rilevanza penale può sussistere anche a prescindere da contestazioni tecniche sui singoli campionamenti

  • d.lgs. 152/2006, art. 124 (comma 8 richiamato)

    La Corte osserva che il diritto soggettivo a proseguire lo scarico non può fondarsi sul richiamo al mantenimento dell'autorizzazione quando sia noto l'esito negativo della procedura di rinnovo: la conoscenza del preavviso di diniego impone l'astensione dallo scarico

  • c.p.p., art. 322-bis

    Norma che disciplina il riesame in sede cautelare; il provvedimento di rigetto dell'istanza di dissequestro è oggetto del ricorso di cui si discute

  • c.p.p., art. 325 (comma 1)

    Limita il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari reali alla sola violazione di legge, includendo vizi di motivazione così gravi da privare il provvedimento dei requisiti minimi di coerenza e completezza

  • c.p.p., art. 125

    Principio della motivazione: il giudice deve esporre in modo comprensibile il percorso logico; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia fornito motivazione adeguata a questo standard

  • d.lgs. 231/2001, art. 25-undecies

    Richiamato dai ricorrenti ma senza incidenza decisiva; la Corte non ha ritenuto che l'evocazione di profili di responsabilità amministrativa abbia mutato la valutazione penale cautelare

  • legge 11/08/2017 n. 103, art. 1 comma 64 e c.p.p. art. 616

    Riferimento normativo utilizzato per aumentare equitativamente la sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto il versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo di un impianto può essere confermato quando convergono elementi: preavviso/diniego amministrativo al rinnovo dell'autorizzazione, accertata insanabile abusività urbanistica e riscontri tecnici che evidenziano criticità gestionali e superamenti dei limiti; la valutazione complessiva è ciò che rileva, non il singolo elemento preso isolatamente
  • Questioni tecniche sui campionamenti (rappresentatività, metodo, tempo di prelievo) attengono prevalentemente al valore probatorio e non sempre ne comportano la nullità automatica: le eventuali lacune vanno dedotte e provate con specificità, altrimenti restano questioni di merito non sindacabili in cassazione se non come veri vizi di legge
  • La conoscenza del preavviso di diniego o di atti amministrativi impeditivi rende obbligatoria l'astensione dall'attività in contestazione; il permanere dello scarico dopo aver avuto contezza dell'esito negativo può aggravare il quadro indiziario
  • Sull'ammissibilità del ricorso da parte di soggetti diversi dal titolare formale del bene sequestrato: chi impugna deve dimostrare un interesse concreto e attuale direttamente correlato agli effetti del sequestro su una posizione giuridica tutelata; l'impugnazione di beni societari da parte dell'amministratore richiede allegazione specifica di un interesse proprio e riconoscibile
  • La proporzionalità della misura cautelare viene valutata con riferimento alle alternative possibili; il giudice del riesame deve esplicitare perché le misure meno afflittive non sono idonee; tuttavia, quando l'uso continuato del bene possa consentire la perpetrazione o l'aggravamento del reato, il sequestro integrale può risultare giustificato
  • In sede di cassazione il limite dell'impugnazione è il vizio di legge: tentativi di ritiro o riorganizzazione della prova o proposte alternative di lettura del compendio probatorio sono, di frequente, inammissibili se non configurano un vero e proprio vizio formale o di motivazione radicale

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