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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8411/2023 del 24/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva confermato la custodia in carcere per concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Deduceva (1) violazione di legge in relazione alla qualificazione delle sue condotte: il Tribunale aveva ritenuto un'estorsione "consumata" iniziata nel 2009 e conclusa nel 2013, mentre il Costarelli era intervenuto solo nel 2020 e le sue tre interlocuzioni con la vittima potevano configurare al più un tentativo; (2) violazione di legge in relazione alla proporzionalità della misura cautelare (art. 274 c.p.p.), sostenendo che non erano stati valutati elementi a favore della cautela domiciliare quali l'assenza di contestazione per il reato associativo e la risalenza dei fatti.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato (e assorbente del secondo). Ha richiamato la giurisprudenza secondo cui le plurime condotte estorsive possono costituire reati autonomi o un unico reato continuato a seconda della loro individualità, modalità e temporalità. Nel caso concreto la Corte ha evidenziato la lunga durata dell'azione estorsiva (oltre dieci anni), l'avvicendamento degli autori e il fatto che il Costarelli era intervenuto nel 2020 per chiedere i novemila euro già richiesti nel 2019: circostanze che il Tribunale avrebbe dovuto valutare per determinare se si trattasse di un'unica azione estorsiva o di azioni distinte (consumata e tentata). Per questi motivi la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di Catania per un nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamata dal ricorrente in relazione alla presunta violazione di legge sui presupposti della misura cautelare (valutazione dei gravi indizi); la Corte ha ritenuto fondata la censura sulla valutazione della sussistenza del concorso nella estorsione nel tempo

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che punisce l'estorsione: è centrale per la distinzione tra atti estorsivi autonomi (consumati o tentati) e l'eventuale continuazione; la Corte ha richiamato la necessità di valutare se le condotte costituiscano un'unica azione estorsiva o reati distinti

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma relativa alla proporzionalità della misura cautelare: il ricorrente sosteneva che il Tribunale non aveva adeguatamente considerato circostanze favorevoli alla misura meno grave (cautela domiciliare)

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma invocata per il rinvio per nuovo giudizio; la Corte ha disposto il rinvio al Tribunale di Catania per riesaminare la questione alla luce delle osservazioni espresse

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att.

    Disposizione procedurale citata per gli adempimenti di cancelleria a seguito dell'annullamento e del rinvio

Massime di principio

  • La continuità tra più atti estorsivi va valutata caso per caso: occorre considerare durata, avvicendamento degli autori, modalità e finalità per decidere se si tratta di un unico reato continuato o di reati distinti (consumati vs tentati).
  • Un intervento tardivo di un soggetto in una serie di richieste estorsive non esclude automaticamente che quel soggetto possa essere parte della medesima azione estorsiva; il giudice deve valutare la connessione materiale e teleologica tra gli atti.
  • Nella valutazione della misura cautelare il giudice deve motivare in modo specifico la proporzionalità, considerando elementi prodotti dalla difesa (es. assenza di contestazione per reato associativo, risalenza dei fatti, idoneità di misure meno afflittive come la detenzione domiciliare).
  • In caso di insufficiente o carente valutazione da parte del giudice del merito sulla qualificazione temporale e materiale delle condotte, la Cassazione può annullare e rinviare per nuovo esame.
  • La distinzione tra estorsione consumata e tentata influisce sia sulla misura cautelare sia sull'imputazione penale: i difensori devono evidenziare temporalità e contributo causale del proprio assistito per ottenere una qualificazione meno gravosa.

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