Cassazione Penale, Sentenza n. 35464/2022 del 22/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per 5 reati di riciclaggio (capi 8-12). Il ricorrente deduceva: 1) errore di competenza territoriale perché, a suo avviso, la consumazione del reato sarebbe dovuta essere riferita a Milano (primo bonifico) e non a Torino (presunte consegne finali), con conseguente applicazione degli artt. 8, 9 e 10 c.p.p.; 2) vizio di motivazione e carenza di gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che le risultanze investigative non dimostravano i passaggi di denaro e il suo concreto contributo alle operazioni di riciclaggio; 3) eccessiva misura cautelare (carcere) rispetto agli arresti domiciliari, considerando l'incensuratezza e l'impossibilità oggettiva di reiterazione dei reati dall'interno dell'abitazione.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati i motivi: sulla competenza territoriale ha applicato le regole di connessione (art.16 c.p.p.) e, in mancanza di elementi per individuare il luogo della consumazione più grave ai sensi degli artt.8-9 c.p.p., ha individuato il criterio suppletivo rilevante nel luogo dell'ufficio del Pubblico Ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato (art.335 c.p.p.), confermando la competenza di Torino; ha poi chiarito che il reato di riciclaggio si consuma con l'operazione dissimulatoria di sostituzione/trasferimento (art.648-bis c.p.), non con la sola percezione finale del danaro da parte dei vertici. Quanto al vizio di motivazione e ai gravi indizi, la Corte ha ribadito che non ha funzione di revisione del merito probatorio e ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale, basata su intercettazioni, convergenza temporale tra conversazioni e bonifici, collegamenti bancari e patrimoniali (conto riferibile al ricorrente con accredito di 100.000 euro), sequestri di contante e documenti emersi dalle perquisizioni. Sulla misura cautelare, la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale circa il pericolo di reiterazione e la professionalità dell'agire del ricorrente, ritenendo adeguata la custodia in carcere. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 8 cod. proc. pen.
Regola sul luogo di commissione del reato in generale; il giudice di merito non poteva basare la competenza sul solo momento della percezione finale del denaro dai vertici.
art. 9 cod. proc. pen.
Criteri suppletivi per la determinazione della competenza territoriale quando non è individuabile il luogo di consumazione; applicato in combinazione con l'art. 16 per i reati connessi.
art. 10 cod. proc. pen.
Criterio del luogo di residenza della maggior parte degli imputati, menzionato dal ricorrente ma non ritenuto applicabile nello specifico perché prevaleva il criterio della prima iscrizione della notitia criminis.
art. 12 cod. proc. pen.
Nozione di connessione tra reati; nel caso la pluralità di operazioni di riciclaggio è stata ritenuta connessa dal medesimo disegno criminoso.
art. 16 cod. proc. pen.
Stabilisce la competenza per territorio nei casi di pluralità di reati connessi; qui ha imposto l'uso delle regole suppletive per individuare il giudice competente.
art. 335 cod. proc. pen.
La Corte ha ritenuto decisivo, ai fini del criterio suppletivo per il reato più grave, il luogo dell'ufficio del Pubblico Ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato e ha dato origine al procedimento.
art. 648-bis c.p. (riciclaggio)
Il delitto di riciclaggio si consuma con la realizzazione dell'effetto dissimulatorio (sostituzione, trasferimento o altre operazioni idonee a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita), non con la mera restituzione o percezione finale del denaro.
art. 416 c.p. (associazione per delinquere)
Richiamato in tema di descrizione del disegno criminoso; nel caso non è stato contestato al ricorrente il reato associativo ma la connessa pluralità di operazioni è stata inquadrata come connessa da un medesimo disegno.
Massime di principio
- Per il reato di riciclaggio la consumazione va collegata all'operazione dissimulatoria (trasferimento/sostituzione) e non alla percezione finale del denaro da parte dei destinatari ultimi; pertanto la competenza territoriale può essere individuata nel luogo in cui si sono realizzate le operazioni dissimulatorie e non solo nel luogo di approdo finale.
- Quando reati analoghi e ripetuti sono posti in essere in luoghi diversi ma ricollegabili a un medesimo disegno criminoso, si applicano le regole di connessione (art.12 e 16 c.p.p.) e, se non è possibile identificare il luogo del reato più grave, occorre ricorrere ai criteri suppletivi dell'art.9 c.p.p.; in assenza di altri parametri certi, può rilevare l'ufficio del PM che per primo ha iscritto la notizia di reato (art.335 c.p.p.).
- La Corte di Cassazione non sostituisce il proprio giudizio alla valutazione di merito circa il valore degli indizi e delle intercettazioni: può censurare solo vizi di motivazione, illogicità manifeste o violazioni di legge, non una diversa interpretazione dei fatti correttamente motivata dal giudice di merito.
- Le intercettazioni devono essere valutate nel loro complesso e in connessione con altri elementi (movimentazioni bancarie, conti riconducibili, contanti rinvenuti, documentazione) per formare il giudizio sui gravi indizi di colpevolezza; deduzioni difensive selettive non sono sufficienti per far cadere la valutazione cautelare se il Tribunale ha fornito ragioni coerenti.
- La scelta della misura cautelare è rimessa al giudice concreto; la custodia in carcere è giustificata quando ricorrono esigenze concrete di cautela (pericolo di recidiva, professionalità nell'illecito, capacità di operare anche con mezzi telematici e all'estero) e quando il giudice espone motivazioni logiche e specifiche.
- Per contestare efficacemente la competenza territoriale in simili ipotesi, è necessario dimostrare elementi precisi che indichino il luogo di consumazione rilevante; semplici ipotesi o la mera alternativa interpretativa non sono sufficienti a ribaltare la determinazione del giudice operata secondo i criteri di legge.
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