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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28228/2023 del 28/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che, accogliendo in parte il riesame proposto da Nuzzo, aveva annullato il decreto di convalida di perquisizione e sequestro probatorio disposti dalla Procura nei confronti di Nuzzo (indagato per abuso d'ufficio e reati connessi, in concorso con l'avv. Francesco Fimmanò) ritenendo carente il fumus commissi delicti. Il ricorso del Pubblico Ministero proponeva cinque motivi: 1) violazione dell'art. 323 c.p. in relazione all'art. 11, comma 3, legge 56/2019 (presunta illegittima nomina a presidente di commissione di soggetto privo del requisito dirigenziale); 2) violazione dell'art. 323 c.p. per presunta illegittima esecuzione della prova preselettiva online (art. 87 c.5 d.l. 18/2020); 3) violazione dell'art. 323 c.p. per la violazione di disposizioni del Regolamento ADISU e dell'art. 4 d.lgs. 50/2016 nell'affidamento di incarico all'avv. Fimmanò; 4) violazione degli artt. 323 e 483 c.p. e degli artt. 76 DPR 445/2000 e DPR 62/2013 con riferimento all'autodichiarazione del 16/04/2020 sull'assenza di conflitti di interesse; 5) violazione dell'art. 324 c.p.p. per aver escluso che il Tribunale potesse tener conto, nel riesame, di fatti non indicati nel decreto di sequestro originario. Il Tribunale aveva ritenuto che, alla luce della riforma dell'abuso d'ufficio e delle risultanze probatorie, mancassero gli estremi per sostenere il fumus commissi delicti e aveva quindi disposto la restituzione delle cose sequestrate.

La decisione

La Corte (Cassazione) ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero e confermato l'ordinanza del Tribunale di Bari. La Corte ha ritenuto inammissibili alcuni motivi per aspecificità (primo e quarto motivo) e altri che in realtà sollecitavano un nuovo apprezzamento di merito non consentito in sede di legittimità (secondo motivo). Quanto al terzo motivo, la Corte ha ritenuto infondato che la violazione di principi generali/di regolamento (art. 4 d.lgs. 50/2016 e regolamento ADISU) possa integrare l'abuso d'ufficio nella sua formulazione post-riforma, perché quest'ultima richiede la violazione di norme specifiche e precettive che escludano margini di discrezionalità. Sul punto la Corte ha osservato anche che il regolamento ADISU era atto interno privo di efficacia normativa primaria e prevedeva margini di discrezionalità nella scelta dell'incarico. La Corte ha infine ribadito i limiti del sindacato nel riesame del sequestro probatorio: il giudice deve verificare la configurabilità astratta del reato e la congruità degli elementi offerti senza riaprire il processo nel processo.

Norme richiamate

  • art. 323 cod. pen. (abusod'ufficio)

    La Corte ha richiamato la limitazione operata dalla riforma: l'abuso d'ufficio richiede la violazione di una disposizione specifica (di rango primario o atto avente forza di legge) e l'assenza di margini di discrezionalità; la sola violazione di principi generali o di atti regolamentari interni non è di per sé idonea a integrare il reato nella formulazione vigente

  • art. 11, terzo comma, legge 19 giugno 2019, n. 56

    Norma richiamata dal P.M. in ordine ai requisiti per la composizione delle commissioni: la Corte ha rilevato che l'eventuale violazione non era stata adeguatamente specificata nel ricorso e, soprattutto, non costituiva elemento decisivo nel provvedimento di riesame già motivato su altre basi

  • art. 87, quinto comma, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. Cura Italia)

    Norma emergente nel ricorso per contestare lo svolgimento online di una prova preselettiva; la Corte ha ritenuto che la censura implicasse una rivalutazione di merito (temporalità e collocazione delle prove rispetto alla sospensione), non consentita in sede di legittimità

  • art. 4, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

    "L'affidamento dei contratti pubblici aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture, dei contratti attivi, esclusi, in tutto o in parte, dall'ambito di applicazione oggettiva del presente codice, avviene nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità, tutela dell'ambiente ed efficienza energetica"

    Si tratta di una norma di principio; la Corte ha osservato che la sua genericità e la mancanza di precetti tassativi la rendono inidonea, di per sé, a costituire il precetto la cui violazione integri l'abuso d'ufficio dopo la riforma

  • art. 76, DPR 28 dicembre 2000, n. 445

    Norma sulle dichiarazioni sostitutive; la Corte ha ritenuto aspecifica la censura relativa all'autodichiarazione sull'assenza di conflitti di interesse, non confrontata in modo adeguato con la motivazione del Tribunale

  • DPR 16 aprile 2013, n. 62

    Norme regolamentari citate in relazione all'autodichiarazione e alle procedure amministrative; la loro violazione è stata ritenuta non adeguatamente dimostrata o non idonea a dimostrare il fumus rispetto all'abuso d'ufficio

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal P.M. per sostenere che il riesame può confermare il sequestro su basi diverse; la Corte ha però ricordato che il tribunale del riesame non può integrare l'imputazione né sostituirsi al P.M. nella descrizione dei fatti, e il sindacato del riesame resta circoscritto alla verifica della congruità degli elementi offerti

  • art. 640 e art. 483 cod. pen.

    Articoli relativi a frode e falsità che erano menzionati tra i reati contestati: la Corte ha esaminato le censure ma ha ritenuto che non fosse provata la sussistenza del fumus per le imputazioni penali alla luce dei limiti probatori e delle ragioni già esposte

  • art. 97 Cost.

    Richiamato nella motivazione per dire che la sola violazione dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento non è sufficiente, dopo la riforma, a integrare l'abuso d'ufficio senza precetti specifici

Massime di principio

  • Dopo la riforma dell'abuso d'ufficio, per configurare il reato è generalmente necessario individuare la violazione di una norma specifica e precettiva (di rango primario o atto avente forza di legge) che non lasci margini di discrezionalità al pubblico agente; la violazione di principi generali o di atti interni/regolamenti, se non precettivi e tassativi, difficilmente integra il reato
  • Nel riesame del sequestro probatorio il Tribunale valuta l'astratta configurabilità del reato e la congruità degli elementi prodotti dall'accusa (tenendo conto anche delle difese), ma non può svolgere un accertamento di merito completo né sostituirsi al P.M. nell'originaria qualificazione dei fatti
  • Censure in Cassazione devono essere specifiche e confrontarsi con l'intera motivazione impugnata: la mancanza di specificità o l'attacco a una sola delle ragioni decisorie quando ve ne sono più d'una autonoma rende il ricorso inammissibile
  • Le violazioni di regolamenti interni o atti amministrativi non equivalgono automaticamente a illecito penale; occorre verificare se tali atti abbiano rango e contenuto tali da costituire precetti vincolanti privi di discrezionalità
  • Se l'impugnazione richiede una nuova valutazione temporale o fattuale (es. collocazione delle prove rispetto a sospensioni legislative), la sede di legittimità non è quella competente per riformare quegli aspetti di merito; tali questioni devono essere trattate nei gradi di merito

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