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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7591/2022 del 02/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli che aveva rigettato gli appelli ex art. 322-bis c.p.p. avverso il provvedimento del GIP che aveva respinto le istanze di revoca del sequestro preventivo disposto con decreti del GIP (date: 30/11/2018, 27/02/2020, 06/05/2020). Denunciavano violazione di legge con motivazione apparente e l'omesso esame di punti decisivi, in particolare gli elementi posti a sostegno del giudizio di sproporzione reddituale. Successivamente i ricorrenti hanno presentato dichiarazione di rinuncia (10/01/2022, via PEC) per sopravvenuta carenza di interesse in seguito ad ordinanza di dissequestro adottata dal Tribunale del Riesame in sede di rinvio.

La decisione

La Corte di Cassazione, con decisione del 20 gennaio 2022 (relatore Maria Teresa Belmonte), ha dichiarato i ricorsi inammissibili ai sensi dell'art. 591, comma 1, lett. d) c.p.p., per la rinuncia e la sopravvenuta carenza di interesse. Il Pubblico Ministero aveva concluso per l'inammissibilità; i difensori hanno confermato la rinuncia in udienza. Non è stata disposta condanna alle spese processuali né il versamento di somme alla Cassa delle ammende, in conformità alla giurisprudenza delle Sezioni Unite che esclude la condanna in assenza di sostanziale soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    menzionato nel testo in relazione agli appelli proposti

    individua la tipologia di impugnazione esperita contro i provvedimenti del giudice (appelli ex art. 322-bis); la Corte ha trattato ricorsi in quanto presentati ai sensi di tale norma

  • art. 591, comma 1, lett. d) cod. proc. pen.

    menzionato testualmente nella motivazione

    la rinuncia al ricorso o la sopravvenuta carenza di interesse costituiscono causa di inammissibilità del ricorso; la Corte ha dichiarato l'inammissibilità in base a questa norma

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite (es. Sez. Un. n. 7/1997 Rv. 208166; Sez. Un. n. 31524/2004 Rv. 228168; Sez. 1 n. 11302/2017 Rv. 272308; Sez. 5 n. 44790/2021)

    richiamate nella decisione

    principio secondo cui la declaratoria di inammissibilità per rinuncia/sopravvenuta carenza di interesse non comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali né alla Cassa delle ammende, per mancanza di sostanziale soccombenza

Massime di principio

  • La rinuncia formale al ricorso o la sopravvenuta carenza di interesse (es. per dissequestro del bene oggetto della controversia) determinano l'inammissibilità del ricorso ai sensi dell'art. 591 c.p.p.
  • Quando l'inammissibilità è determinata dalla rinuncia o dalla mancanza di interesse, la giurisprudenza delle Sezioni Unite esclude la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla Cassa delle ammende.
  • La mera inammissibilità per rinuncia non comporta un giudizio sul merito: le questioni sostanziali (es. la valutazione della sproporzione reddituale) restano non decise e possono essere riesaminate se si ripropone un interesse concreto.
  • La rinuncia deve essere documentata e comunicata secondo le forme processuali previste (es. atto sottoscritto e trasmesso via PEC), preferibilmente con l'assenso dei difensori per evitare contestazioni formali.
  • Prima di rinunciare è opportuno verificare l'effettiva sopravvenuta mancanza di interesse (per es. dissequestro effettivo) e valutare se vi siano rimedi alternativi o effetti preclusivi per future impugnazioni.
  • Se la rinuncia è collettiva (tutti i ricorrenti) la Corte dichiarerà generalmente l'inammissibilità; rinunce parziali o conflittuali tra più ricorrenti possono comportare esiti differenti e richiedono attenzione difensiva specifica.

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