Sentenza n. 216/2026 - Bari, Sezione 2
per l'annullamento: - dell’aggiudicazione disposta in favore de La Pulita & Service S.c. a r.l., con determinazione del Comune di Cerignola del 23 ottobre 2024, del servizio di guardiania del Palazzo di Città e pulizia degli immobili e dei locali ad uso dei servizi comunali e uffici pubblici (CIG 97422127AA), nonché della contestuale presa d’atto, da parte dell’ente, degli effetti scaturiti dalla sentenza n. 974 del 16 settembre 2024, resa da questo TAR con riguardo all’estromissione della società ricorrente dalla Procedura; - di ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o comunque connesso, ivi compresi tutti gli atti endo-procedimentali e i verbali precedenti all’aggiudicazione del servizio in favore de La Pulita; e per il risarcimento del danno subito, in forma specifica, mediante annullamento degli atti impugnati e successiva adozione degli atti consequenziali da parte della stazione appaltante, pre-via declaratoria di inefficacia del contratto nelle more eventualmente stipulato con La Pulita & Service S.c. a r.l., e conseguente subentro dell’odierna ricorrente nell’esecuzione del servizio, ovvero -in subordine- per equivalente economico, con riserva di specificare e quantificare il pregiudizio patito nell’ambito di un autonomo e separato giudizio.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: aggiudicazione del servizio di guardiania del Palazzo di Città e di pulizia degli immobili comunali in favore dell’impresa controinteressata, con contestuale presa d’atto degli effetti della precedente sentenza del TAR
Esito
Favorevole al resistente (stazione appaltante)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’impresa ricorrente ha impugnato l’aggiudicazione disposta dal Comune in favore dell’impresa controinteressata, chiedendo l’annullamento degli atti di gara, la declaratoria di inefficacia dell’eventuale contratto e il subentro nell’esecuzione del servizio, ovvero il risarcimento per equivalente. Il ricorso è stato proposto anche per evitare preclusioni processuali in relazione all’appello pendente dinanzi al Consiglio di Stato contro una precedente sentenza del TAR relativa alla medesima procedura. Il TAR aveva rinviato la trattazione in attesa degli esiti dell’appello, nel quale era stata disposta una verificazione sulla congruità dell’offerta della ricorrente. Successivamente, il Consiglio di Stato ha respinto l’appello con sentenza del 18 dicembre 2025. La ricorrente ha quindi dichiarato di non avere più interesse alla decisione del ricorso; la controinteressata ha aderito a tale dichiarazione.
La decisione
Il TAR ha preso atto della sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, determinata dall’esito del giudizio d’appello connesso e dalla dichiarazione della ricorrente. Il ricorso è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi degli artt. 35, comma 1, lett. c), e 85, comma 9, c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, in ragione dell’esito della lite e dell’adesione della controinteressata alla dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
sopravvenuto difetto di interesse
La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione comporta la declaratoria di improcedibilità del ricorso.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato quale fondamento processuale della definizione del giudizio in presenza della sopravvenuta carenza di interesse.
Massime di principio
- Il ricorso amministrativo è improcedibile quando, per fatti sopravvenuti nel corso del giudizio, il ricorrente dichiara di non avere più interesse a ottenere una decisione e tale carenza di interesse risulta effettiva e attuale.
- Quando un giudizio amministrativo è strettamente connesso a un altro procedimento relativo alla medesima procedura e l’esito di quest’ultimo elimina l’utilità concreta della decisione, il giudice deve dichiarare la sopravvenuta carenza di interesse.
- La dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse può essere valorizzata dal giudice ai fini della definizione del giudizio senza esame dei motivi di merito, ove non residui alcuna utilità pratica derivante dalla pronuncia.
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