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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23759/2023 del 31/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza del 25/03/2022 della Corte di appello di Firenze deducendo: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per aver escluso l'unicità del fatto nonostante la contiguità temporale tra la detenzione e le cessioni della medesima sostanza stupefacente; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al trattamento sanzionatorio, con specifico riguardo alla determinazione della pena base, all'aumento per continuazione e alla riduzione operata con l'applicazione della circostanza attenuante speciale di cui al comma 7 dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto non manifestamente infondato il secondo motivo e, richiamando la non contiguità temporale tra la detenzione (rinvenimento di 5 kg in data 10/11/2014) e le cessioni effettuate nell'arco di circa un mese, ha confermato il principio per cui detenzione e cessione sono reati distinti salvo contiguità. Tuttavia, accertato che è maturata la prescrizione dei reati (termine di sette anni e sei mesi dalla consumazione), la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Disciplina le fattispecie di reato in materia di sostanze stupefacenti e prevede una circostanza attenuante speciale al comma 7. La Corte ha applicato il principio che detenzione e cessione possono essere fattispecie distinte previste dallo stesso articolo e ha valutato l'applicazione dell'attenuante speciale (riduzione di mezza pena prevista dal comma 7) evitando la duplicazione con le attenuanti generiche.

  • art. 80, comma finale d.P.R. n. 309/1990

    concepto di ingente quantità (cpv.)

    Il GUP aveva escluso l'aggravante dell'ingente quantità; la Corte d'appello ha tenuto conto di questa esclusione nella determinazione della pena base.

  • art. 110 e art. 81, comma finale, cod. pen.

    Riferiti in relazione al concorso di persone e al concorso formale/di circostanze: la sentenza ricorda tali disposizioni nel quadro della imputazione per concorso e per gli effetti sul trattamento sanzionatorio.

  • art. 23, comma 8, D.L. n. 137/2020

    Norma procedurale relativa al trattamento del ricorso; il ricorso è stato trattato ai sensi di questa disposizione.

Massime di principio

  • Detenzione e cessione della stessa sostanza possono dar luogo a reati distinti salvo che le condotte siano contemporanee e senza apprezzabile soluzione di continuità: per l'assorbimento è richiesta identità della sostanza e contiguità temporale e funzionale.
  • La disponibilità della sostanza in vista di future cessioni (incarico di custodia) può essere indice di un'unica ideazione, ma non determina automaticamente l'assorbimento materiale della cessione nella detenzione: la distinzione ontologica (detenzione permanente vs cessione istantanea) resta rilevante.
  • In sede di appello il giudice può riconsiderare l'entità delle circostanze attenuanti/agggravanti ma deve evitare la duplicazione di benefici (non valutare due volte lo stesso fatto come attenuante generale e speciale); esiste giurisprudenza non univoca sul divieto di reformatio in peius quando la misura delle attenuanti viene modificata dal giudice di secondo grado.
  • La prescrizione può essere rilevata d'ufficio dalla Corte di Cassazione se il motivo non è manifestamente infondato e, se il termine è maturato, la Corte può annullare la sentenza senza rinvio per estinzione del reato.
  • In situazioni analoghe è importante documentare con precisione le date e la continuità temporale delle condotte (detenzione vs cessione) e sollevare tempestivamente eventuali profili di prescrizione e di sovrapposizione/assorbimento delle fattispecie.

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