Sentenza del 13/05/2016 n. 9866 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava cartelle di pagamento relative a omessi versamenti IVA e ritenute/imposte risultanti dalle dichiarazioni della società per gli anni 1997, 1998 e 1999, notificate anche ai soci illimitatamente responsabili. L'Agenzia delle Entrate sosteneva, da un lato, di non essere legittimata passivamente per i vizi propri delle cartelle, imputabili al concessionario della riscossione, e, dall'altro, che non fosse necessaria la notifica delle cartelle ai soci, essendo questi responsabili illimitatamente per i debiti della società. I soci contestavano inoltre la tardività delle notifiche, la carenza di motivazione delle cartelle e la loro estraneità agli atti intestati alla società.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il secondo motivo dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il socio di una società in nome collettivo risponde solidalmente e illimitatamente anche dei debiti tributari della società, dopo l'infruttuosa escussione del patrimonio sociale, senza che sia necessaria la preventiva notifica al socio dell'avviso di accertamento o della cartella di pagamento. È sufficiente la notifica dell'avviso di mora, impugnabile dal socio anche insieme agli atti presupposti. La Corte ha invece rigettato il primo motivo, ritenendo legittimata passivamente l'Agenzia delle Entrate perché la controversia non riguardava esclusivamente vizi propri delle cartelle, ma anche la soggezione dei soci alla pretesa tributaria. Il ricorso incidentale dei soci sulla motivazione delle cartelle è stato dichiarato inammissibile, per la commistione tra violazione di legge e vizio motivazionale e per avere richiesto alla Cassazione una valutazione diretta della sufficienza della motivazione degli atti. La sentenza della CTR è stata cassata con rinvio ad altra sezione della CTR della Lombardia, anche per la liquidazione delle spese.
Norme richiamate
art. 2291, comma 1, codice civile
La responsabilità solidale ed illimitata del socio per i debiti della società in nome collettivo
La responsabilità solidale e illimitata dei soci di una società in nome collettivo si estende, salvo specifiche deroghe, anche alle obbligazioni tributarie della società.
art. 2304 codice civile
Il creditore sociale non può pretendere il pagamento dai singoli soci, se non dopo l'escussione del patrimonio sociale
Il socio può essere chiamato a rispondere solo dopo che il creditore abbia inutilmente agito sul patrimonio della società; opera quindi il beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale.
art. 25 del D.P.R. n. 602 del 1973
La disciplina della cartella di pagamento deve essere coordinata con la responsabilità dei soci della società di persone; la mancata notifica della cartella al socio non impedisce di per sé l'azione esecutiva, purché sia notificato l'avviso di mora dopo l'infruttuosa escussione della società.
art. 19, comma 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992
Il socio può impugnare l'avviso di mora e contestare congiuntamente gli atti presupposti che non gli siano stati precedentemente notificati.
artt. 10 e 14 del D.Lgs. n. 546 del 1992
Quando la controversia riguarda non soltanto vizi propri della cartella, ma anche l'esistenza o l'estensione della pretesa tributaria nei confronti dei soci, l'Agenzia delle Entrate conserva la legittimazione passiva.
art. 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973
Il controllo automatizzato riguarda la liquidazione di imposte, contributi, interessi e sanzioni sulla base dei dati dichiarati, senza costituire un nuovo accertamento dell'imponibile; la cartella deve comunque consentire di comprendere, almeno sommariamente, la ragione della riscossione.
art. 360, comma 1, nn. 3 e 5, codice di procedura civile
Nel ricorso per cassazione devono essere distinti il motivo di violazione o falsa applicazione di legge e quello relativo ai vizi della motivazione; la loro sovrapposizione indistinta può comportare l'inammissibilità del motivo.
Massime di principio
- Nelle società in nome collettivo, i soci rispondono anche dei debiti tributari della società, ma il creditore deve prima tentare senza successo l'escussione del patrimonio sociale.
- La notifica della cartella di pagamento direttamente al socio non è necessariamente indispensabile per procedere contro di lui: dopo l'infruttuosa escussione della società può essere sufficiente la notifica dell'avviso di mora, con possibilità di impugnare anche gli atti presupposti non notificati.
- La tempestività della notifica della cartella deve essere valutata con riferimento alla società, destinataria originaria dell'atto, non autonomamente con riferimento a ciascun socio.
- Se si contestano esclusivamente vizi formali propri della cartella o dell'avviso di mora, il soggetto legittimato passivamente è normalmente il concessionario della riscossione; se invece si contesta anche la debenza del tributo o la responsabilità del socio, deve essere coinvolta l'Agenzia delle Entrate.
- Le cartelle derivanti da controllo automatizzato possono avere una motivazione sintetica, purché indichino le imposte o somme non versate e consentano di individuare la dichiarazione e la ragione del recupero.
- In Cassazione è necessario articolare separatamente le censure di violazione di legge e quelle relative alla motivazione; una censura ibrida o indistinta può essere dichiarata inammissibile.
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