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Sentenza

Sentenza del 13/05/2016 n. 4246 - Comm. Trib. Prov. Milano

ACCERTAMENTO - Accertamento analitico - Indagini Bancarie - Presunzione che i prelievi ingiustificati sottendano ricavi non dichiarati - Illegittimità - Sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

L'Amministrazione finanziaria aveva ricondotto prelievi bancari non giustificati a maggiori ricavi non dichiarati derivanti dall'attività professionale del contribuente. Il contribuente ha contestato tale presunzione, evidenziando che si trattava di operazioni di importo minimo, sostenute per esigenze quotidiane e prive di collegamento con l'attività professionale. È stata inoltre richiamata la sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 6 ottobre 2014, che ha ritenuto irragionevole e lesiva della capacità contributiva la presunzione automatica secondo cui i prelievi di un lavoratore autonomo sarebbero destinati a investimenti professionali produttivi di reddito.

La decisione

La pretesa impositiva fondata automaticamente sui prelievi bancari è stata ritenuta illegittima. Non è coerente imputare a maggiori ricavi professionali operazioni di modesto importo riconducibili alle necessità quotidiane del contribuente. La presunzione prevista dall'articolo 32, comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. n. 600/1973, nella parte relativa ai prelievi dei lavoratori autonomi, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte costituzionale.

Norme richiamate

  • Articolo 32, comma 1, numero 2), secondo periodo, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

    La norma prevedeva una presunzione secondo cui i prelievi bancari non giustificati potevano essere considerati ricavi non dichiarati. Per i lavoratori autonomi, tale presunzione è stata dichiarata illegittima nella parte in cui presumeva automaticamente che i prelievi fossero destinati a investimenti professionali produttivi di reddito.

  • Articolo 1, comma 402, lettera a), numero 1), della Legge 30 dicembre 2004, n. 311

    Disposizione che aveva modificato la disciplina delle indagini bancarie, estendendo la presunzione fiscale anche ai prelievi dei lavoratori autonomi; tale estensione è stata censurata dalla Corte costituzionale.

  • Sentenza della Corte costituzionale 6 ottobre 2014, n. 228

    "È arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell'ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito"

    La Corte ha escluso l'automatismo tra prelievo bancario del lavoratore autonomo e conseguimento di ricavi non dichiarati, ritenendolo lesivo dei principi di ragionevolezza e capacità contributiva.

Massime di principio

  • I prelievi bancari di un lavoratore autonomo non possono essere automaticamente qualificati come ricavi non dichiarati senza ulteriori elementi concreti che dimostrino il loro collegamento con l'attività professionale.
  • Le operazioni di importo minimo e riconducibili a esigenze quotidiane sono normalmente incompatibili con la presunzione di ricavi professionali, soprattutto se l'Amministrazione non fornisce prove ulteriori.
  • Le indagini bancarie possono fondare un accertamento, ma le movimentazioni devono essere valutate individualmente e in modo coerente con la natura, l'importo e il contesto dell'attività svolta.
  • Per contestare efficacemente un accertamento bancario è utile documentare la destinazione personale dei prelievi e dimostrare l'assenza di un nesso con l'attività professionale.
  • Una presunzione fiscale non può operare in modo irragionevole o automatico quando manca una plausibile relazione tra il movimento bancario e la produzione di reddito.

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