Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22756/2026 del 19/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente censura la sentenza per insussistenza degli elementi costitutivi del delitto di peculato e della qualifica soggettiva di "agente contabile" dell'imputato ai sensi dell'art. 179 R.D. n. 827/1924, sostenendo che le puntate appartengono alla società proprietaria della macchina da gioco e costituiscono ricavo di un'attività commerciale: il mancato versamento sarebbe quindi un inadempimento di obbligazione tributaria o contrattuale (non appropriazione indebita di denaro pubblico). Contestava quindi la ricorrenza del dolo e la natura pubblica delle somme non versate (PREU, canone, contributo di legge di stabilità 2015, quota dovuta alla concessionaria).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte ha ritenuto che il ricorso non si confronti con la giurisprudenza consolidata delle Sezioni Unite (Rubbo, e pronunce successive) che qualificano come peculato l'appropriazione, da parte del gestore/ esercente, dei proventi delle slot machines, comprese le somme destinate al Prelievo Erariale Unico e alla "quota di stabilità", in quanto il denaro incassato appartiene alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione. La sentenza impugnata era stata correttamente confermata: la concessionaria e i soggetti delegati (gestore/esercente) svolgono funzioni di carattere pubblico e il denaro ha vincolo originario di destinazione pubblica. Il motivo sul dolo è stato ritenuto meramente assertivo, atteso il protratto inadempimento dell'imputato. Il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    La condotta dell'appropriazione dei proventi del gioco, comprese le somme destinate al PREU e alla quota di stabilità, integra il reato di peculato in quanto il denaro è considerato appartenente alla pubblica amministrazione sin dal momento della riscossione.

  • art. 179 R.D. n. 827 del 1924

    Richiamata dalla difesa per negare la qualifica soggettiva di agente contabile, la norma è stata ritenuta non idonea a prevalere sulla giurisprudenza secondo cui il concessionario e i soggetti delegati esercitano funzioni assimilabili ad attività di pubblico servizio/contabile e partecipano alla gestione dei fondi pubblici.

  • art. 110 TULPS (sesto e settimo comma)

    Richiamato in motivazione dalla giurisprudenza come norma che inquadra gli apparecchi da gioco leciti e la relativa responsabilità del gestore/esercente, la Corte ha ritenuto che l'operatore che si impossessa dei proventi non versati viola il vincolo di destinazione pubblica del denaro.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile per manifesta infondatezza.

  • Giurisprudenza citata (Sezioni Unite e sezioni penali)

    Sez. U, n. 6087 del 24/09/2020 (Rubbo); Sez. 6, n. 3923 del 20/11/2025; Sez. 6, n. 46012 del 13/09/2023 (Pozzi); Sez. 2, n. 46068 del 23/11/2021 (Rossi)

    Giurisprudenza consolidata che interpreta il fenomeno: il denaro riscosso dalle macchine da gioco appartiene alla P.A. dal momento della riscossione; il concessionario è un 'agente contabile' formale e le somme non versate dal gestore/esercente integrano il peculato.

Massime di principio

  • Se il gestore o esercente di apparecchi da gioco leciti si impossessa dei proventi incassati (in tutto o in parte), inclusi PREU e altre quote destinate alla pubblica amministrazione, la condotta può integrare il reato di peculato perché il denaro è considerato appartenente alla P.A. sin dal momento della riscossione.
  • La distinzione tra quote di natura tributaria e profitto proprio del gestore non è sufficiente, di per sé, a escludere il peculato quando sussiste un vincolo originario di destinazione pubblica del denaro immesso nel gioco.
  • Per sfuggire alla qualificazione di peculato è necessario fornire elementi concreti che contrastino la giurisprudenza consolidata: ad esempio prova che le somme non erano vincolate alla P.A., che non vi è stata appropriazione materiale o che mancava il dolo.
  • Gli argomenti meramente assertivi che non confutano la giurisprudenza consolidata e le motivazioni delle decisioni antecedenti (Sezioni Unite e pronunce successive) risultano inammissibili o destinati a fallire.
  • In fase di impugnazione è fondamentale confrontarsi esplicitamente con la giurisprudenza dominante: omettere tale confronto può portare alla declaratoria di inammissibilità per manifesta infondatezza.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.