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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28020/2024 del 12/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro probatorio del 9 novembre 2023 relativo a capi di abbigliamento e accessori rinvenuti addosso alla vittima Kelvin Mene il 8 novembre 2023 presso il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Frosinone. La difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che: non sono stati trasmessi al Tribunale del riesame tutti i verbali e gli atti di polizia giudiziaria, alcuni sequestri sarebbero antecedenti oltre 48 ore rispetto al decreto e quindi non convalidabili; gli atti prodotti (verbale 118 e alcune pagine della cartella clinica) non dimostrerebbero il "fumus" del reato di omicidio né la necessità di ulteriori accertamenti; è stata chiesta la restituzione di tutti i beni sequestrati e, in particolare, dell'immobile in via Ferrarelli, non ricompreso nel sequestro del 9/11/2023.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, genericità e aspecificità. Ha ritenuto corretta la convalida del sequestro del 9/11/2023 da parte del P.M. (effettuata tempestivamente) e ha ritenuto sussistente il fumus del delitto di omicidio alla luce del verbale di soccorso del 118 e della documentazione clinica che indicava una ferita penetrante addominale come causa del decesso. Il Tribunale del riesame non era tenuto a trasmettere l'intero fascicolo, ma solo gli atti a sostegno del decreto impugnato. La ricorrente non ha provato la titolarità dei beni per ottenere la restituzione. Il ricorso è stato inoltre stigmatizzato come reiterativo e aspecifico rispetto all'ordinanza che riguardava specificamente il decreto del 9/11/2023. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    norma richiamata per indicare la composizione del Tribunale che ha pronunciato l'ordinanza di riesame (competenza del Tribunale del riesame)

  • art. 575 cod. pen.

    richiamato per identificare il reato di omicidio il cui "fumus" è stato ritenuto desumibile dagli atti (verbale 118 e cartella clinica)

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    segnalato per precisare l'ambito del ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di riesame: la censura di vizio di motivazione è limitata perché il rimedio previsto è volto soprattutto a violazioni di legge

  • art. 616 cod. proc. pen.

    norma applicata per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000

    richiamata in relazione alle condizioni che potrebbero escludere l'applicazione della sanzione pecuniaria; qui la Corte ha ritenuto che non ricorrono tali condizioni

Massime di principio

  • Il Tribunale del riesame, nel giudizio di convalida del sequestro probatorio, è tenuto a esaminare gli atti a sostegno del decreto impugnato ma non necessariamente l'intero fascicolo d'indagine; la trasmissione di tutti gli atti non è obbligatoria se quelli prodotti sono sufficienti a giustificare il provvedimento.
  • Per ottenere l'accoglimento del ricorso è necessario formulare censure specifiche e dettagliate: riferimenti generici ad "altri verbali" o a mancanze documentali senza indicazione precisa degli atti omessi comportano l'inammissibilità per genericità e aspecificità.
  • Il fumus del reato può essere ritenuto sulla base di elementi iniziali come il verbale di soccorso del 118 e la cartella clinica che indichino una lesione compatibile con una causa di morte violenta; tali elementi giustificano il sequestro probatorio volto a ulteriori accertamenti.
  • La richiesta di restituzione di beni sequestrati richiede la prova della titolarità o del diritto di disponibilità dei beni da parte dell'interessato; in mancanza, la domanda è destinata a soccombere.
  • Questioni sulla tempestività dell'iscrizione, sulla validità o utilità della prova o su valutazioni tecniche complesse esulano in genere dalla sindacabilità del Tribunale del riesame, che si limita a verificare la legittimità e l'attualità del sequestro.
  • Un ricorso manifestamente infondato o reiterativo può comportare non solo il rigetto ma anche la condanna alle spese e l'applicazione della sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p.

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