Cassazione Penale, Sentenza n. 48852/2022 del 22/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha respinto la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, deducendo vizio di motivazione e violazione di legge per omessa valutazione di tutte le circostanze prodotte dalla difesa: il decorso del tempo dalla commissione dei fatti (2017), la lunga durata della detenzione cautelare e la volontà di scontare la misura domiciliare in un luogo lontano dal contesto criminale (Bisignano, CS). Il ricorso è presentato nei limiti di cui all'art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
La decisione
Il ricorso è dichiarato inammissibile. Il Tribunale ha ritenuto che le circostanze sopravvenute indicate dal ricorrente non siano sufficienti a superare la presunzione di inadeguatezza degli arresti domiciliari prevista dall'art. 275, comma 3, cod. proc. pen., tenuto conto della gravità dei reati (tra cui il 74 d.P.R. 309/1990 aggravato ex art. 416-bis c.p.), della durata della partecipazione all'associazione mafiosa e dei collegamenti stabili della rete di narcotraffico. È stata inoltre affermata la neutralità del mero decorso del tempo se non accompagnato da elementi idonei ad attenuare la pericolosità. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 310 cod. proc. pen.
procedura di appello cautelare
Norma che disciplina il rito cautelare d'appello; utilizzata per inquadrare il procedimento con cui è stato deciso il rigetto dell'istanza di sostituzione della misura
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
limiti del ricorso per cassazione in materia penale (ambito di deduzione)
Limita l'oggetto del ricorso e qui è richiamata per delineare i limiti in cui il ricorrente ha potuto dedurre le proprie doglianze
d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23 commi 8 e 9 (conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176)
trattazione del ricorso senza intervento delle parti
Norme emergenziali che hanno consentito la trattazione del ricorso senza la presenza delle parti secondo la disciplina eccezionale richiamata
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
presunzione relativa di pericolosità e di adeguatezza della custodia cautelare in carcere
Prevede che per specifiche fattispecie (tra cui reati con aggravante di associazione mafiosa) sussista una presunzione relativa che rende la custodia in carcere la misura adeguata salvo prova contraria; il Tribunale ha ritenuto la presunzione non superata dalle allegazioni difensive
Legge 14 aprile 2015, n. 47
novellazione art. 275 c.p.p.
Richiamata per evidenziare la modificazione normativa che ha introdotto la presunzione relativa di pericolosità per talune fattispecie
art. 292, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.
valutazione del tempo trascorso come circostanza al momento dell'adozione della misura
Stabilisce che il giudice deve considerare il tempo trascorso dalla commissione del fatto al fine di valutare la sussistenza delle esigenze cautelari al momento dell'adozione della misura; qui è richiamata per distinguere la rilevanza del "tempo silente"
art. 299 cod. proc. pen.
revoca o sostituzione della misura cautelare
Indica che per la revoca o sostituzione rileva primariamente il tempo trascorso dall'applicazione o esecuzione della misura e che il mero decorso del tempo non è sufficiente a mutare le esigenze cautelari senza elementi sopravvenuti
art. 616 cod. proc. pen.
conseguenze per il ricorso inammissibile
Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una somma a titolo di ammenda; applicata per irrogare la sanzione pecuniaria di euro 3.000
art. 94, comma I-ter, disp. att. cod. proc. pen.
adempimenti della cancelleria dopo la decisione
Norma procedurale richiamata per gli adempimenti amministrativi successivi alla pronuncia
art. 73 e art. 74 d.P.R. 309/1990; art. 416-bis c.p.
illecito stupefacenti e aggravante per associazione mafiosa
Indicano la natura dei reati contestati: traffico di stupefacenti e associazione di tipo mafioso come aggravante, circostanza che influisce sulla valutazione della pericolosità e sull'applicabilità della presunzione di custodialità
Massime di principio
- Per reati con aggravante di associazione mafiosa e di grave narcotraffico opera una presunzione relativa che rende la custodia in carcere la misura più adeguata salvo prova contraria concreta e specifica dalla difesa
- Il mero decorso del tempo dalla commissione del reato non è di per sé idoneo a dimostrare l'attenuazione delle esigenze cautelari; occorrono fatti sopravvenuti o elementi specifici che attenuino la pericolosità
- La difesa ha l'onere di fornire elementi concreti e non generici per superare la presunzione di inadeguatezza delle misure alternative (es. cambiamenti fattuali rilevanti, prova di perdita dei collegamenti criminosi, garanzie concrete del luogo di detenzione)
- Nelle istanze di revoca o sostituzione della misura il giudice valuta in primo luogo il periodo decorrente dall'applicazione della misura; il 'tempo silente' precedente deve essere valutato nel contesto della decisione originaria e non basta da solo a giustificare il cambiamento
- In procedimenti cautelari e d'appello cautelare la correttezza della motivazione deve dimostrare la presa in considerazione delle circostanze sopravvenute: l'assenza di tale prova concreta gioca a favore del mantenimento della misura custodiale
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